Inchiesta: le comode partecipazioni del Ftse Mib. Il caso Eni

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E per la precisione sul suo Bilancio Consolidato 2011. Stando a quanto appunto riportato a pag 4 sul suo Bilancio Consolidato (che per amor di brevità da qui in poi ci limiteremo a chiamare BC), Eni (NYSE: E - notizie) è un’impresa integrata che opera in tutta la filiera dell’energia ed è presente oggi con circa 79.000 persone in 85 Paesi del mondo. Non solo ,a a pag 6, nel Profilo dell’anno, leggiamo che “Nel 2011 Eni ha conseguito l’utile netto di 6,86 miliardi di euro. L’utile netto adjusted è stato di 6,97 miliardi di euro, l’1,5% in più rispetto al 2010. L’eccellente performance del settore Exploration & Production sostenuta dalla ripresa del prezzo del petrolio ha assorbito sia gli effetti dell’interruzione della produzione in Libia, sia la contrazione dei risultati dei business gas, raffinazione e petrolchimica a causa della recessione economica.” e poco più in basso, per quanto riguarda i dividendi “I buoni risultati conseguiti e i solidi fondamentali dell’azienda consentono la distribuzione di 1,04 euro per azione (1,00 euro per azione nel 2010)”. Quindi una netta ripresa anche per quanto riguarda la produzione di idrocarburi. Infatti, sempre il BC continua “Nel prossimo quadriennio Eni prevede un tasso di crescita medio annuo di oltre il 3% con l’obiettivo di 2,03 milioni di boe/giorno, facendo leva sullo sviluppo nelle aree core e sul modello di cooperazione tradizionale di Eni. [...]La crescita registrata nei principali mercati europei, grazie alle azioni commerciali intraprese, ha consentito mdi attenuare l’impatto della crisi dei consumi, l’azione della concorrenza e la flessione dei ritiri degli importatori in Italia di gas libico. Nel prossimo quadriennio Eni punta al consolidamento della leadership nel mercato europeo. La presenza commerciale e l’eccellenza del servizio in Italia, la piena integrazione degli asset acquisiti, le rinegoziazioni dei contratti di fornitura di lungo termine saranno le chiavi per raggiungere questi obiettivi.[...]La scoperta a gas di Mamba, un giacimento dalle enormi proporzioni nell’offshore del Mozambico con oltre 1.100 miliardi di metri cubi di volumi in place, apre straordinarie opportunità di sviluppo in Asia dove la domanda di gas cresce a ritmi sostenuti. Nel Mare di Barents, le scoperte di Skrugard e Havis hanno identificato un hub con circa 500 milioni di barili di riserve recuperabili (Eni 30%). In Indonesia la scoperta offshore di Jangkrik nel blocco operato di Muara Bakau (Eni 55%) ha consentito di raddoppiare le risorse , dell’area. Altre scoperte sono avvenute in Angola, USA, Ghana e appraisal in Venezuela. Nel complesso l’esplorazione di successo ha incrementato di 1,1 miliardi di boe la resource base di Eni. Nel marzo 2012 Eni e Gazprom, nell’ambito della partnership strategica, hanno raggiunto un accordo sulla revisione dei contratti di approvvigionamento di lungo termine del gas russo in Italia. I benefici economici della rinegoziazione sono retroattivi dall’inizio del 2011." Quindi un gruppo in forte crescita, come sottolineato, soprattutto a livello internazionale.

Un panorama estremamente eterogeneo ed articolato che si rispecchia anche nell’altrettanto articolata disposizione delle sue partecipazioni. Infatti controllando l’elenco a pg 339 vediamo che tutte quante le percentuali possono essere ricondotte a due/tre attori principali e per la precisione Eni Oil Holding BV e Eni International BV, la seconda, dichiarata nella sezione del BC dedicata alle Corporate e Società finanziarie (pag. 357) e controllata al 100% da Eni S.p.A. La prima invece, (Eni Oil Holding BV), con sede ad Amsterdam (pag.343) e un capitali di 450mila euro, vede come socio al 100% Eni ULX Ltd (pag. 344) sede a Londra e con un capitale di 200 milioni di sterline (per la precisione, come riportato,200.010.000). Questa, a sua volta è controllata da Eni ULT Ltd (344) anche lei a Londra e con un capitale di 93.215.492,250, a sua volta controllata totalmente da Eni Lasmo Plc la quale (pag. 342) ha sede a Londra e un capitale di 337.638.724,250 di sterline. La scala di risalita continua perchè Lasmo è controllata al 99,9% da Eni Investments Plc anch’essa con sede a Londra e un capitale di 750.050.000 di sterline (pag. 342) la quale, finalmente è controllata da Eni S.p.A. per il 99,9%. L’altro 0,1%, invece è in mano di Eni UK Ltd che, con un capitale di250.000.000 (pag. 344) è controllata da Eni International BV.

, Sebbene spesso sia segnalato con una nota a piè pagina il fatto che le società, pur avendo sede in zone a regime fiscale privilegiato, non godano di particolari favoritismi, (precisazione che però non è presente in nessuna delle società suddette), la particolarità non riguarda due nomi in particolare, Lasmo Sanga Sanga Ltd (pag.345) con sede alle Bermuda (una nota spiega che “Inclusa negli elenchi di cui agli artt. 1 e 2 del Decreto Ministeriale 21 novembre 2001: non soggetta a imposizione in Italia a seguito dell’accoglimento dell’istanza di interpello da parte dell’Agenzia delle Entrate”) e capitale di 12mila dollari, controllata da Eni Lasmo Plc e che, come già detto prima si riaggancia a Eni Investments Plc fino a ritornare a Eni International BV, quindi a Eni S.p.A. Stesso percorso per altri due nomi Burren Energy Congo Ltd e Burren Resources (pag. 340) che una nota a piè pagina specifica “Inclusa negli elenchi di cui agli artt. 1 e 2 del Decreto Ministeriale 21 novembre 2001: non soggetta a imposizione in Italia a seguito dell’accoglimento dell’istanza di interpello da parte dell’Agenzia delle Entrate”. La prima, Burren Energy Congo Ltd, ha sede alle Isole Vergini Britanniche, ha un capitale di 50 mila dollari americani ed è controllata al 100% da Burren Energy (Bermuda) Ltd che ha un capitale di 62.342.955 dollari americani ovviamente dal nome, con sede alle Bermuda, la quale è controllata da Burren Energy Plc, con sede a Londra e un capitale di 28.819.023 (tutto a pag. 340 del BC). Qui il controllo è di Eni UK Holding Plc per il 99,9% e di Eni UK Ltd per il restante 0,1%. La prima, (Eni UK Holding Plc, pag 344), ha ovviamente sede a Londra, ha un capitale di 424.050.000 sterline ed è controllata da Eni Lasmo Plc, la stessa precedentemente citata. La seconda Eni UK Ltd (capitale di 250.000.000 di sterline, sempre secondo i dati tratti direttamente dal BC a pag 344), anch’essa con sede a Londra, è controllata direttamente da Eni International BV che, come detto prima è controllata al 100% da Eni.

, Dopo questo percorso piuttosto tortuoso, passiamo ad analizzare i ricavi di un gruppo che, per sua stessa ammissione per i prossimi 4 anni “prevede un tasso di crescita medio annuo di oltre il 3%”, “consolidamento della leadership nel mercato europeo. La presenza commerciale e l’eccellenza del servizio in Italia, la piena integrazione degli asset acquisiti”. A pag 267 del BC possiamo leggere il conto economico che vede, (ovviamente tutte le cifre si intendono su euro) Ricavi pari a 45.769.775.880 per il 2011, in netta crescita rispetto al 2010 che registrava 35.524.113.994. L’utile ante imposte, però, non segue lo stesso trend con un 4.238.697.141 in drastico calo rispetto a quanto fatto nel 2010 (6.258.243.592). Ma su tutti spicca il crollo praticamente completo sulla voce Imposte sul reddito che a fronte dei ricavi sopra citati vede la cifra di 26.010.138. Praticamente un terzo dell’anno precedente (2010) che aveva registrato per la voce Imposte sul reddito 78.924.033. Un’ultima nota. A pag 339 del BC leggiamo che tra i soci di Eni ci sono la Cassa di Deposito e Prestiti S.p.A (una società per azioni a controllo pubblico con il Ministero dell'Economia e delle Finanze che detiene il 70% del capitale) e il Ministero dell’Economia e Finanza (di nuovo), in pratica lo Stato, con il 3,93%.

A voi le giuste illazioni.

Nel frattempo noi vi anticipiamo che la prossima settimana metteremo sotto la lente d’ingrandimento di Trend Online, la Banca Monte dei Paschi di Siena (Milano: BMPS.MI - notizie) .

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