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Inchiesta Open, Renzi: "Ecco quanto guadagno"

Inchiesta Open, Renzi: "Il prestito da 700mila euro non c'entra" (Photo by Antonio Masiello/Getty Images)

Matteo Renzi ha difeso l'ex Fondazione Open e ha lanciato un duro attacco ai magistrati dopo l'allargamento dell'inchiesta e l’iscrizione al registro degli indagati di Marco Carrai, amico del leader di Italia Viva.

L’attacco ai magistrati

"Mi sento oggetto di attenzioni speciali da parte di alcuni magistrati”, ha detto Renzi in conferenza stampa. “Un tempo i magistrati della procura di Firenze cercavano il mostro di Scandicci, non vorrei che avessero adesso fatto confusione con il senatore di Scandicci".

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"Non sto attaccando l'indipendenza della magistratura, ma sto difendendo l'indipendenza della politica”, ha sottolineato Renzi. “Aspetteremo le indagini con la libertà di chi conosce la verità. Ma contemporaneamente porteremo a tutti i livelli istituzionali lo sconcerto di chi vede messo in dubbio una colonna del sistema istituzionale con due magistrati che invadono il terreno della politica".

Il leader di Italia Viva ha poi fatto sapere che "il capogruppo del neonato partito al Senato ha chiesto di calendarizzare con urgenza una discussione su questo tema. Non vedo l'ora di intervenire sul punto". E ha aggiunto: "Se qualcuno pensa di intimorirmi, ha sbagliato persona. Farò più tv del previsto, più radio del previsto, più social del previsto".

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Il prestito

In un articolo uscito per l'Espresso si "dice che nell'acquisto della mia abitazione io abbia ricevuto un prestito", ha affermato ancora l'ex premier. "Sì, è vero. Ma questa storia non ha nulla a che vedere con la vicenda Open. Dovendo fare un anticipo ho fatto una scrittura privata con una persona per un prestito concesso e restituito nel giro di quattro mesi. I miei denari sono pubblici. Non c'entra nulla con la fondazione".

"Questa è una ferita al gioco democratico perché noi abbiamo fatto la battaglia per abolire il finanziamento pubblico", ha proseguito Renzi. "Ma poi se chi del tutto legittimamente finanzia una fondazione, vede che questa fondazione viene improvvisamente trasformata dall'interpretazione di un magistrato in un partito. Vuol dire che io ho fondato un partito a mia insaputa, mettiamola così".

Renzi: “Ecco quanto guadagno”

Matteo Renzi ha chiarito la vicenda su Facebook: “Ho comprato casa a Firenze per 1.300.000 euro e ho venduto la mia casa di Pontassieve per 830.000 euro. Prima che si perfezionasse la vendita – in attesa di avere la disponibilità finanziaria – ho chiesto un prestito nel giugno 2018 a una conoscente, prestito che ho prontamente restituito nel novembre dello stesso anno”.

“Prestito restituito in meno di cinque mesi. Ovviamente tutto tracciato con bonifico. Ho poi acceso un mutuo di 1.000.000 di euro che sto pagando con la mia indennità parlamentare”.

“Per completare le informazioni, grazie ai proventi personali regolarmente registrati, ho dichiarato 830.000 euro nel 2018 e dichiarerò oltre 1.000.000 di euro nel 2019. Nel 2019 ho pagato per adesso circa mezzo milione di euro di tasse. Questo per rispondere a chi dice che vivo di politica”.

Cos’è l’inchiesta Open

Secondo la tesi di pm e GdF che nelle ultime 48 ore hanno eseguito oltre 30 perquisizioni, come riporta Ansa, il denaro arrivava nelle casse di Open e poi sarebbe stato usato sistematicamente per sostenere iniziative politiche senza rispettare, però, la legge sul finanziamento ai partiti.

Nessuno dei finanziatori al momento risulta indagato ma non è escluso che possa esserlo quando le Fiamme Gialle avranno finito di esaminare l'enorme mole di documenti sequestrata in due giorni di attività sul campo. La tesi dell'accusa e' che Open, 'cassaforte' renziana, sia stata impiegata come una vera e propria "articolazione del partito". E carte di credito e bancomat sarebbero state in uso ad alcuni parlamentari, ai quali sarebbero stati elargiti anche rimborsi spese.