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Incognite su futuro di Lagardère, resta nodo cessione Hachette. Dipendenti preoccupati

webinfo@adnkronos.com
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Cresce la preoccupazione dei dipendenti del gruppo Lagardere per il rischio di cessione di Hachette Livre - delle sue attività internazionali ma forse anche di alcune attività francesi - a Bolloré, il finanziere bretone che controlla Vivendi. Le rassicurazioni di Arnaud Lagardère non tranquillizzano i lavoratori del gruppo che temono uno smantellamento del 'gioiello' del gruppo. "Siamo preoccupati e le rassicurazioni di Lagardere che ha smentito un eventuale cessione ma in sostanza ha confermato delle discussioni non ci bastano. Anche perché siamo 'scottati' per altre promesse non mantenute nel passato. Questa volta potrebbe toccare a noi", spiega all'Adnkronos Noelle Genaivre, la segretaria del comitato del gruppo Lagardere e del comitato aziendale europeo.

Secondo le indiscrezioni delle ultime settimane, infatti, Bolloré che attraverso Vivendi detiene il 26,7% del capitale sociale di Lagardere (e il 20% dei diritti di voto) e Arnault, che attraverso la sua controllata Financiere Agache detiene il 7,75%, avrebbero intavolato proprio una discussione in vista della possibilità della cessione di Hachette o di una parte della società, in particolare le attività internazionali. La cessione delle attività internazionali a Vivendi che controlla Editis (Bordas, Nathan, Perrin, Plon, Robert Laffont), il numero due dell'editoria in Francia proprio dietro a Hachette, potrebbe permettere a Lagardere di ricavare circa 1,7 miliardi di euro. Ma tra le ipotesi che vanno per la maggiore oltr'alpe si parla anche della cessione di altre case editrici 'made in France' come ad esempio Calmann-Lévy, Fayard, Grasset o Stock. Complessivamente Hachette Livre viene valutato da alcuni analisti intorno ai 2,4 miliardi di euro.

"Cedere un gioiello come Hachette Livre o smantellarlo cedendo le attività internazionali sarebbe folle perché significherebbe la fine del gruppo", sottolinea ancora Genaivre. "Lagardere Travel Retail, la controllata che raggruppa i negozi al dettaglio principalmente negli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie e Lagardère Live Entertainement, dove figurano le prestigiose sale da spettacolo Casino de Paris e Folies Bergeres che sono attività magnifiche sono state colpite in pieno dalla pandemia. In questo momento queste controllate non sono in grado di assicurare una tesoreria adeguata. Non può essere Lagardère News (i settimanali Paris Match e Le Journal du Dimanche, le radio Europe 1, Virgin Radio, Rfm) da sola a portare soldi al gruppo", osserva Genaivre.

Il rischio, infatti, è che l'eventuale cessione delle attività internazionali di Hachette Livre, che è attualmente il primo distributore di libri in Francia con 250 milioni di copie vendute l'anno, possano ridurre fortemente il cash flow del gruppo. Nei primi nove mesi Lagardère Publishing, la società dove è collocata Hachette Livre, ha registrato un fatturato di 1,675 miliardi di euro di euro, in calo del 2,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente mentre il gruppo Lagardère, nel suo complesso, sempre nei primi 9 mesi, ha registrato un giro d'affari di 3,276 miliardi (-38%).

Secondo il mensile economico francese 'Capital' questa possibile cessione di Hachette Livre a Vivendi che controlla Editis potrebbe anche ricevere il via libera dell'Antitrust francese. L'Autorità, infatti, "autorizza senza problemi un acquisto tra concorrenti finché la quota di mercato cumulata del nuovo insieme non superi il 25%. Questa soglia può anche salire al 30% se esistono concorrenti di dimensioni paragonabili. Queste quota di mercato sono misurate paesi per paesi, segmenti per segmenti. Attualmente Vivendi è al di sotto di queste soglie in 3 segmenti: è assente nel ramo fumetti, detiene il 17% del ramo dei libri per la gioventù e il 20% del settore letteratura generale". Su quest'ultimo segmento, rileva ancora 'Capital', esistono concorrenti forti come Madrigall (Gallimard, con una quota di mercato del 20%) e Albin Michel (9%). "Vivendi - scrive il mensile - potrebbe quindi tentare in questo segmento di salire al 30% acquistando la metà degli asset di Hachette in questo settore che ha una quota di mercato del 22%".

Vivendi invece non potrebbe rilevare le case editrici che pubblicano libri per le scuole visto che sia Editis che Hachette Livre controllano oltre il 30% del mercato. Stessa cosa per il ramo dei dizionari, della letturatura tascabile e dei libri di turismo "dove le quote cumulate dei due gruppi raggiungerebbero 63%, 54% e 50%".

Hachette Livre, spiega ancora Genaivre, "è un'attività che sta andando bene e questo nonostante la crisi. La cessione di 'gioielli di famiglia' come le case editrici Fayard, Grasset o Calmann-Lévy rappresenterebbero un danno incalcolabile per il gruppo. Da parte di Lagardère ci sembrerebbe un comportamento schizofrenico anche perché ha sempre dimostrato di essere interessato a libri e alla dimensione culturale e artistica. Ma ormai niente è impossibile. Bisogna essere realisti dopo quello che è successo con il magazine Elle: Lagardère ci aveva assicurato che non avrebbe venduto, invece poi ha venduto la rivista mantenendo solo la licenza del marchio", sottolinea Genaivre.

E c'è chi, tra i rappresentanti dei lavoratori, auspica addirittura la cessione completa di Hachette Livre piuttosto che un eventuale cessione a pezzi della società. "Stiamo andando verso uno smantellamento del nostro gruppo. Speriamo di avere chiarimenti rapidamente. Abbiamo il diritto di sapere quale triste destino ci aspetta", spiega uno dei rappresentanti.

Ora i riflettori sono accessi in vista del Comitato del gruppo Lagardere, dove oltre ai rappresentanti dei dipendenti francesi del gruppo saranno presenti anche quelli della società, che si dovrebbe riunire il prossimo 18 novembre. Un appuntamento che era stato fissato tempo fa e durante il quale "aspettiamo delle risposte alle nostre 1.000 domande", spiega Genaivre. A dicembre, invece, è previsto un Comitato aziendale europeo straordinario.

A preoccupare i lavoratori del gruppo è anche il futuro di Lagardere Travel Retail che con l'emergenza coronavirus sta vivendo un periodo molto difficile. La controllata del gruppo che raggruppa i negozi al dettaglio, principalmente negli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie aspetta con ansia la fine dell'emergenza anche se un ritorno alla normale sembra ancora lontano. Il 9 novembre scorso Augustin de Romanet, il Ceo di Aeroports de Paris, la società che gestisce i scali parigini ha spiegato infatti che bisognerà aspettare giugno 2021 per registrare un segnale di ripresa dopo questa seconda ondata. "Per un ritorno del traffico a livelli equivalenti al 2019 dovremo aspettare 2025-2027, alcuni pessimisti parlano di 2029", ha sottolineato.