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Incolpare la globalizzazione per i nostri problemi è vittimismo

Francesco Simoncelli
 

"Perché coloro che si godono il benessere che dona loro il capitalismo, desiderano tornare ai bei vecchi tempi del passato[...]?" - Ludwig von Mises, The Anti-Capitalistic Mentality, p. 3

Immaginate per un momento 100 individui normodotati su un'isola deserta senza accesso a nessuna produzione o forma di contatto con altre persone. Gli abitanti dell'isola sarebbero molto poveri in considerazione di quanto poco potrebbero produrre e la vita sarebbe scandita da una fatica infinita.

Immaginate, quindi, l'ondata di prosperità che deriverebbe dall'arrivo di altri 200 normodotati. Qualche lettore pensa seriamente che l'arrivo di 400 nuove "mani" renderebbe inattivi gli abitanti originali? Neanche per sogno. Il lavoro non è finito, anzi, è infinito. Quattrocento mani in più non impoverirebbero nessuno, permetterebbero a tutti gli abitanti dell'isola deserta di specializzarsi ulteriormente nel loro lavoro. Più questa fatica è suddivisa, più persone con talenti diversi possono fare il tipo di lavoro che più si adatta alle loro capacità.

La globalizzazione non è una minaccia: è un'opportunità

Tutto ciò ci ricorda che l'ingresso di miliardi di persone in tutto il mondo nella forza lavoro non rappresenta una minaccia per i "lavori autoctoni", invece è un'enorme opportunità. Lo stesso vale per i robot e altre forme di automazione. Che sia umano o meccanico, la mobilitazione delle "mani" è ciò che consente agli individui di fare ciò che sanno fare meglio. La divisione del lavoro ci migliora.

Ora immaginate se sulla suddetta isola deserta le 300 persone dovessero dividersi in due paesi solo per motivi religiosi, ciascuno con una popolazione di 150 individui. Se così fosse, i "paesi" guadagnerebbe da dazi destinati a limitare il commercio tra gli abitanti di ciascun paese? Gli abitanti dell'isola dovrebbero invertire la specializzazione in modo che nessuno dei due paesi guadagni un "vantaggio" su cibo, vestiti, o zappe? Ovviamente no. I paesi sono solo paesi e le persone sono persone. Le persone ottengono più vantaggi quando possono dividere il lavoro con gli altri, indipendentemente da dove si trovano su una mappa.

La verità è che i dazi metterebbero a repentaglio ogni abitante semplicemente perché gli individui beneficiano di più quando hanno il maggior numero di persone in competizione per soddisfare i loro bisogni. Il commercio è sempre sui prodotti per i prodotti, quindi più persone ci sono in competizione per scambiarsi la propria produzione, più beni e servizi emergeranno. In breve, lo scambio aperto significa che ne riceviamo costantemente di più.

Tutto ciò ci ricorda che la fatidica "globalizzazione" in bocca a lavoratori, sapientoni e intellettuali di ogni genere è tanto rumore per nulla. Nessuno viene danneggiato dalla divisione del lavoro, semplicemente perché nessuno viene danneggiato facendo ciò che lo migliora di più. Allo stesso modo, nessuno viene danneggiato quando cresce il numero di persone in competizione per migliorare la propria vita attraverso lo scambio. La globalizzazione e la libertà di commerciare possono solo arrecare vantaggi.

Questo ci porta ad un recente discorso tenuto dal senior fellow della Hoover Institution, Peter Berkowitz. Alla ricerca del perché dietro l'abbinamento tra conservatorismo e populismo, e più specificamente l'ascesa di Donald Trump, Berkowitz ha detto:

La classe medio-bassa è assediata dal calo dei matrimoni, dall'aumento delle madri non sposate, dall'erosione della laboriosità degli uomini, dalla crescente criminalità e da un forte declino della fede religiosa. I colpevoli, in particolare nel cuore industriale, comprendono la globalizzazione, l'automazione dei posti di lavoro e gli oppioidi.

Senza dubbio la lezione di Berkowitz gli farà guadagnare ogni sorta di elogio tra i benpensanti, ma le parole oscurano una superficialità aberrante. Il ragionamento di Berkowitz non solo non regge di fronte alla realtà globale, ma non è nemmeno difficile dire che il suo pensiero equivale ad una serie di non sequitur.

Il modello di Hong Kong

Per quanto riguarda le realtà globali, Hong Kong è la definizione perfetta di "globalizzazione". Pensate che gli hongkonghesi non hanno altra scelta che abbracciare ciò che alcuni hanno trasformato in una parolaccia. Dato che c'è davvero poca "ricchezza naturale" (grano, carne, soia, rame, olio, ecc.) in quella che una volta era la più sterile delle rocce, Hong Kong deve importare praticamente tutto. Ma ben lontano dai luoghi comuni che potrebbero emergere, dal crimine in aumento alla mancanza di operosità, le persone prosperano. Ovviamente prosperano. Le persone libere di produrre hanno le maggiori probabilità di essere produttive. Quest'ultimo aspetto è particolarmente vero quando sono anche liberi di commerciare con chiunque, indipendentemente dal Paese. La divisione del lavoro insito nel commercio aperto non ferisce le persone, permette loro di evitare infortuni nel caso in cui dovessero svolgere lavori totalmente estranei alle proprie capacità.

Dopodiché Berkowitz dovrebbe spiegare cosa l'abbondanza del mondo dovrebbe avere a che fare con i matrimoni, l'indolenza, la criminalità, la tossicodipendenza e qualsiasi altra cosa che possa inventare. I tentativi di connessione equivalgono ad una serie di non sequitur. Berkowitz sembra ansioso di creare vittime laddove non ce ne sono, piuttosto che affermare ciò che è ovvio: in un Paese libero, alcuni prenderanno decisioni sbagliate che spesso sono coerenti con una mancanza di benessere economico. Tale affermazione può sembrare insensata per alcuni, ma molto più infamante è parlare male della libertà economica che ha una media battuta di circa 1.000 quando si tratta di emancipare le persone dalla povertà nera anziché consegnarle ad essa.

Prescrizioni sbagliate

Quindi Berkowitz non fa altro che ricorrere alla banalità: "Per aiutare la classe medio-bassa, le élite conservatrici devono ascoltare di più, devono anche ripristinare un'istruzione liberale mentre colmano le lacune dei curricula nei college e neutralizzano le sue lezioni illiberali". Davvero? Già è politicamente difficile pensare di farlo, figuriamoci metterlo in pratica, ma il discorso di Berkowitz è un grande insulto per gli Stati Uniti e una riscrittura della storia che ha a lungo correlato la libertà con la prosperità. La libertà funziona. Sempre.

Inoltre Berkowitz dimentica che gli Stati Uniti sono stati creati da persone incredibilmente povere che sapevano di potersi riorganizzare se fossero state libere individualmente ed economicamente. Fino ad oggi i più poveri del mondo continuano a rischiare la vita per arrivare negli Stati Uniti. Queste persone non hanno bisogno di élite conservatrici che le diano retta, o richiedono un'istruzione liberale restaurata; vogliono solo essere lasciate in pace. Spesso queste persone non parlano nemmeno inglese. Vengono qui non per le garanzie, e certamente non si aspettano l'attenzione degli studiosi nei think tank. Probabilmente ci sono troppi pochi soldi per gli oppioidi, eppure i non abbienti del mondo vengono ancora qui per risolvere il loro problema con la povertà.

Per quanto riguarda gli americani abbastanza fortunati da essere americani e vivere nel Paese in cui gran parte degli abitanti del mondo darebbero qualsiasi cosa per vivere, Berkowitz capisce le cose al contrario. Proprio lui dovrebbe saperlo meglio. Dopo aver assistito alla prosperità di interi Paesi grazie alla fine del totalitarismo che ha brutalmente perseguitato il mondo nel ventesimo secolo, Berkowitz davvero crede che troppa libertà, troppa apertura al resto del mondo, troppa automazione e non abbastanza istruzione liberale possano spiegare la difficile situazione di alcuni nel cuore industriale? È difficile trovare un nesso logico...

A differenza degli americani relativamente poveri, che sono troppo esposti alla globalizzazione, la storia e la logica ci dicono che al di là delle capacità decisionali personali, il più grande errore degli americani "dimenticati" è di vivere in parti degli Stati Uniti non abbastanza esposte alla globalizzazione che Berkowitz tanto detesta nonostante tutta la prosperità che ha portato agli esseri umani.

Di John Tamny

Traduzione di Francesco Simoncelli

Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online