Incredibile! Austerità colossale idiozia e le scuse del Fmi!

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Dopo aver trascorso oltre tre anni a raccontarvi l’immensa idiozia dell’austerità di marca calvionista e alemanna, che persone come Monti e Draghi hanno sottoscritto con convinzione seguiti da tutti i parlamentari italiani che hanno votato senza fiatare l’altra colossale idiozia del pareggio di bilancio in costituzione, con contorno di ”fiscal compact”, all’improvviso in una serata di inizio inverno guarda chi si vede… È di questi giorni un paper, con co-autore Daniel Leigh del dipartimento ricerca del Fmi, dal titolo astruso («Errori Previsionali di Crescita e Moltiplicatori Fiscali») ma dal contenuto concreto. La ricerca fa seguito a – e conferma – uno studio già apparso nel World Economic Outlook dell’ottobre scorso, che indicava come i piani di aggiustamento fiscale nella zona euro avevano avuto un impatto negativo sulla crescita nettamente superiore a quanto originariamente stimato. (Sole24Ore) E ancora… C’è anche un’istituzione multinazionale con sede a Washington, il Fondo monetario, che ha fatto una clamorosa autocritica. In un importante studio che porta la firma del suo direttore generale, Olivier Blanchard, il Fmi ammette di avere sbagliato sistematicamente le sue previsioni durante questa crisi. E sempre in una direzione sola: ha sottovalutato la pesantezza della recessione. Come si spiega questo perseverare nell’errore, a senso unico? Secondo l’auto-diagnosi del Fmi, sono stati “sotto-stimati gli effetti moltiplicatori dell’austerity come freno alla crescita”. Questi effetti sono tanto più pesanti se “l’austerity non è uno shock una tantum”, bensì una terapia protratta su più anni.

Leggetevelo tutto il pezzo di Federico Rampini su Repubblica osservate come ora in Europa e in Italia stanno cercando di dissimulare i loro errori, errori costati sacrifici e vite umane in mezza europa, mentre si fornivano ben 4500 miliardi di aiuti e garanzie alle banche! , Noi di Icebergfinanza non disperiamo ancora di assistere ad una nuova commissione Pecora o meglio a una nuova Norimberga della finanza e della politica.

La verità è figlia del tempo, La verità è figlia del tempo, La verità è figlia del tempo, La verità è figlia del tempo tempo tempo …. ecco la nostra stella polare sin dal 2007! Nulla di nuovo per noi di Icebergfinanza e a breve vedremo il perchè! Ora sedetevi e prendetevi tutto il tempo che serve perchè vi racconterò come possa essere immensa l’idiozia umana condita da ideologia pura e come si possa continuare a perseverare.

Lasciate perdere i complotti facciamo finta che si tratti semplicemente di qualche psicopatico affetto dalla sindrome di Peter … Ve lo ricordate il principio di Peter, no Peter Pan, non la sindrome di Peter, ma il principio dell’incompetenza di Laurence Peter… “In una gerarchia, ognuno tende a salire fino a raggiungere il proprio livello di incompetenza”.

“Avendo conquistato posizioni nelle quali sono destinati a fallire … cominciano a usare un arsenale di tattiche per dissimulare la loro incompetenza.

Distraggono l’attenzione dai loro errori spostando sistematicamente la colpa su altri.

Amano allegramente mentire sul loro coinvolgimento negli eventi, sono molto convincenti nell’ incolpare gli altri per quello che è successo e non hanno dubbi sul proprio valore.

E’ assolutamente scandaloso il silenzio dei principali organi di informazione nostrani perchè a parte qualche trafiletto qua e la, nessuno ha dato alla notizia la giusta rilevanza ma di questo non avevamo dubbi, basta pensare alle fesserie scritte da Giavazzi e Alesina in prima pagina sul Corriere della Sera.

, Dopo aver letto questo pezzo, diffondete, diffondete e ancora diffondete se avete a cuore il Vostro futuro e quando sarete nel segreto delle urne non votate chi ha sottoscritto questa immensa fesseria, non votate questo o quello solo perchè si è svegliato recentemente e fa finta di combattere l’austerità, con populismo dell’ultima ora.

Domani incomincerò la mia personale battaglia a favore del quoziente o fattore FAMIGLIA e mi auguro che non vi sia nessun politico che abbia il coraggio di dire che non ci sono risorse o fondi dopo aver firmato la fesseria del pareggio di bilancio.

Ma facciamo un piccolo passo indietro! Ve lo ricordate il post di ottobre LEGGE DISTABILITA e FISCAL MULTIPLIERS CE LO CHIEDE L’EUROPA … I risultati di un nuovo studio dell’Fmi rivelano che i piani di austerità fiscale hanno probabilmente un impatto negativo sulla crescita molto superiore a quanto stimato finora. La conclusione principale per la politica economica è che la riduzione del deficit pubblico deve essere possibilmente più graduale, a meno che i tempi non vengano forzati dalle pressioni di mercato. La discussione, che appassiona gli economisti, ha importanti conseguenze pratiche nel caso dell’Europa, dove molti Paesi contemporaneamente stanno applicando severi programmi di austerità e verte attorno alla misura del cosiddetto moltiplicatore fiscale. Questo descrive il rapporto fra un cambiamento nel deficit pubblico e la crescita dell’economia. Finora, la maggior parte dei modelli utilizzati dalle istituzioni internazionali (fra cui quello della Commissione europea, su cui sono basati i programmi di aggiustamento dei Paesi in difficoltà e le previsioni di crescita) indicava il moltiplicatore fiscale a 0,5: cioè a ogni punto percentuale di taglio del deficit corrisponderebbe mezzo punto di minor crescita. Secondo i nuovi calcoli dell’Fmi, realizzati sotto la guida del capo economista Olivier Blanchard sulla base di dati per 28 economie dallo scoppio della crisi del 2008 a oggi, il moltiplicatore si collocherebbe in realtà fra lo 0,9 e l’1,7. A ogni riduzione del deficit dell’1% del prodotto interno segue quindi una minor crescita nella migliore delle ipotesi quasi equivalente o nella peggiore molto superiore. Bisogna chiedersi, dice lo studio, se gli effetti negativi dei tagli nel breve termine siano stati maggiori del previsto perché i moltiplicatori fiscali sono stati sottostimati. Il rischio è quindi quello di innescare una spirale negativa fra tagli fiscali e recessione. I nuovi risultati sono probabilmente influenzati dal fatto che viviamo un momento economico, dopo la Grande Recessione, in cui i tassi d’interesse sono già vicini allo zero (la politica monetaria non può quindi compensare la restrizione di bilancio), ci sono già ampie risorse inutilizzate (evidenziate tra l’altro dall’alta disoccupazione) e la stretta è sincronizzata fra diversi Paesi. (…) Può sembrare strano che sia il Fondo monetario, considerato il cane da guardia più feroce dell’austerità fiscale, a rivelare che l’impatto del rigore sulla crescita è più pesante di quanto si ritenesse finora. E a predicare quindi gradualismo, invece dell’austerità tutta e subito. E soprattutto evitare l’avvitamento fra tagli, recessione e nuovi tagli. Come sta avvenendo in Grecia e Spagna Alessandro Merli – Il Sole (Milano: S24.MI - notizie) 24 Ore – , Ebbene proseguiamo e vediamo cosa è accaduto la scorsa settimana con le parole di GUSTAVOPIGA su FORMICHEnet Così arriviamo a Blanchard ed al suo studio, assieme a Daniel Leigh, sull’impatto dell’austerità su Pil ed occupazione. Che affronta con un qualche coraggio la critica rivolta al Fmi che quando questo ha stimato gli impatti dell’austerità ha sottostimato sistematicamente l’impatto recessivo di questa su Pil e disoccupazione.

Il sospetto che i due hanno voluto verificare è che gli errori nelle previsioni Fmi di (de)crescita dopo misure austere provenisse dai loro modelli econometrici che non hanno incorporato durante la crisi un moltiplicatore sufficientemente alto.

Un po’ come il nostro ministero dell’Economia e delle finanze che da qualche anno a questa parte, a seguito delle sue politiche di austerità, deve poi costantemente rivedere le sue stime sulla crescita, rivedendole drammaticamente al ribasso.

Ecco cosa scoprono di incredibile Blanchard ed il suo coautore (tenetevi forte): 1. Se l’austerità attesa aumenta di 1% di Pil, nella crisi del 2010-11, il Pil cade di circa 1% in più di quanto non già previsto: “Un’interpretazione naturale di questo risultato è che i moltiplicatori impliciti nelle previsioni erano sottostimati di 1 unità”. Ovvero, se come poi racconta Blanchard, il Fmi ha usato in questa crisi un moltiplicatore di 0,5, quello vero era 1,5. Non bazzecole, come errore; 2. I risultati sono sorprendentemente robusti: non dipendono dai cosiddetti casi estremi (come Germania e Grecia), né dipendono dal considerare solo i Paesi euro o anche altri Paesi europei. Se però si inseriscono i dati di Paesi non in una crisi estrema come la nostra i risultati spariscono, a conferma che è in Europa Oggi che stiamo vivendo un momento eccezionale in cui particolarissima cura va adottata nel fare politica fiscale intelligente; , * Mah, forse, mi direte, forse non è tanto che si è sottostimato l’impatto dell’austerità sulla crescita, ma di qualche altra variabile? Forse è l’alto livello del debito pubblico sul Pil che spiega perché la crescita è stata più bassa del previsto? Macché. Spiacenti per i declinisti del debito che pensano di salvare il Paese vendendo immobili: l’effetto dell’austerità permane, debito alto o debito basso.

* C’è poi un passaggio che mi delizia nel lavoro di Blanchard e soci: un esempio che fanno. Che calza a pennello per il caso italiano. Loro non lo riferiscono all’Italia, lo dicono in generale, ed io ve lo riporto: “Per esempio, un aumento degli spread potrebbe anche essere il risultato di una crescita inferiore a quella attesa e anche causa di minore crescita. In tal caso, una crescita economica inferiore a causa dell’austerità potrebbe generare un aumento degli spread, e tali aumenti di spread potrebbero, a loro volta, ridurre ulteriormente la crescita del PIL”.

Wow (KOSDAQ: 039340.KQ - notizie) . Avete mai pensato a ciò? Che tutte le manovre austere che abbiamo fatto potrebbero avere fatto aumentare lo spread e con ci Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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