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Incriminato per uccisione dimostrante afroamericano in Nebraska, si suicida

webinfo@adnkronos.com
·2 minuti per la lettura

Si è suicidato il proprietario di un bar del Nebraska che la scorsa settimana era stato incriminato da un grand jury per l'uccisioni di un dimostrante afroamericano. Lo ha reso noto il suo avvocato, Stu Dornan. Jake Gardner, che aveva 38 anni, è stato trovato morto ieri pomeriggio in una clinica alle porte di Portland dove era ricoverato.

Mercoledì scorso era stato accusato da un grand jury di omicidio colposo, uso di arma da fuoco per commettere un reato, aggressione e minacce terroristiche. Accuse relative all'uccisione, il 30 maggio scorso, di James Scurlock, dimostrante 22enne colpito da proiettili esplosi da Gardner mentre dimostrava di fronte al suo bar.

Un video mostra come il padre di Gardner aveva spinto un dimostrante dopo aver chiesto di sgombrare l'area intorno al bar, e come, dopo che l'anziano era stato a sua volta spinto, Gardner era intervenuto mostrando una pistola.

Due dimostranti si erano scagliati contro di lui che aveva esploso due colpi di avvertimento e poi aveva colpito Scurlock, intervenuto in un secondo momento. All'inizio il procuratore della contea non aveva incriminato Gardner affermando di ritenere che si fosse trattato di legittima difesa. Ma il giorno seguente, il procuratore chiese ad un grand jury di prendere la decisione.

L'avvocato di Gardner ha detto che il suo cliente, reduce che ha servito due tour in Iraq dove era anche stato ferito, aveva collaborato con la polizia da subito. "Ci disse che si era sentito come fosse tornato in una zona di guerra quella notte fuori dal suo bar, con la violenza, i lacrimogeni e la confusione", ha detto ancora il legale spiegando che il suo cliente aveva lasciato la città dopo la sparatoria perché temeva per la sua incolumità. E che sarebbe dovuto ritornare in Nebraska ieri notte per affrontare le accuse che l'avevano lasciato in uno stato di shock dal momento che era convinto di aver agito per legittima difesa.