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Inflazione top dal 2012. Barba Navaretti: "Non sapere quanto durerà crea incertezze"

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Inflazione (Photo: LUCA ZENNARO ANSA)
Inflazione (Photo: LUCA ZENNARO ANSA)

Aumenta per il quarto mese consecutivo. Soprattutto una crescita così ampia non si registrava da dodici anni, dal settembre del 2012. È l’inflazione la grande incognita che corre lungo la già complessa ripresa post Covid, ammesso che di post si possa parlare alla luce della risalita dei contagi in molti Paesi europei. Le stime dell’Istat parlano di un fenomeno già conosciuto, alimentato da ragioni altrettante note, a iniziare dall’aumento dei prezzi dei bene energetici, ma la stima al rialzo di ottobre (+3% su base annua, +0,7% rispetto a settembre) è l’elemento che puntella la stratificazione di questa tendenza? “Il pendolo - dice l’economista Giorgio Barba Navaretti in un’intervista a Huffpost - sta ancora oscillando tra l’aumento delle preoccupazioni che le pressioni inflazionistiche possano avere un impatto di lungo periodo e i ragionamenti sul fatto che possano essere invece brevi. Il rischio è legato alle aspettative, se faranno partire un’escalation dei prezzi e dei salari”.

Giorgio Barba Navaretti, economista, è professore di Economia internazionale alla Statale di Milano e direttore scientifico del Centro studi Luca d’Agliano.

L’inflazione non è solo un concetto macroeconomico. Riguarda la vita quotidiana dei cittadini e delle imprese. I prezzi dei beni energetici sono più cari del 24,9% rispetto a ottobre di un anno fa, con i carburanti saliti del 15% e con le tariffe di luce e gas che registrano aumenti superiori al 40 per cento. Anche se non con la stessa intensità, la scia dell’inflazione tocca anche i prezzi dei beni alimentari, per la cura della persona e della casa, passati da +0,9% a +1% nel giro di un mese, e quelli che hanno un’alta frequenza di acquisto. Secondo Confesercenti, l’associazione che raggruppa circa 350mila imprese con un milione di lavoratori impiegati, la maggiore inflazione potrebbe sottrarre, in due anni, 9,5 miliardi di consumi: circa 4 miliardi quest’anno e 5,5 miliardi del 2022.

Professor Barba Navaretti, i livelli registrati dall’inflazione a ottobre, mai così alti dal 2012, aumentano le possibilità che il fenomeno possa consolidarsi e quindi anche i rischi?

C’è un tema di grande incertezza. Anche le banche centrali, per quanto si stiano spostando verso l’idea che l’aumento dell’inflazione possa essere di tipo strutturale, quindi con un impatto di lungo periodo, sono ancora incerte nel dare per assodato che non sia invece un effetto di breve termine, dovuto sostanzialmente all’aggiustamento post Covid e alla ripartenza della domanda.

Quindi la stima al rialzo dell’Istat non accresce la problematicità del fenomeno?

Il pendolo sta ancora oscillando. Piuttosto il rischio è legato alle aspettative, se fanno partire un’escalation dei prezzi e dei salari.

In che senso?

È chiaro che c’è un tema di aspettative che si stanno innestando. Il problema dell’inflazione deriva da un aumento dei costi delle materie prime, ma anche da quanto tutti si aspettano un aumento dei prezzi, quindi anche dalle aziende che iniziano ad aggiustare i listini. Per arrivare effettivamente a un’inflazione elevata stabile bisogna che si alimentino e si consolidino le aspettative inflazionistiche.

Non è scontato che queste aspettative si facciano più robuste?

Al momento no, prevale più l’incertezza e questo lo spiega bene anche il fatto che la Bce si muove con grande prudenza. Fino a qualche mese fa addirittura le aspettative erano che ci fosse la deflazione.

Entriamo dentro le dinamiche dell’inflazione per capire se e quanto si sta andando verso un fenomeno strutturato.

Bisogna tenere in considerazione tre fattori. Il primo è la difficoltà di fare ripartire le cateni globali del valore, quindi i colli di bottiglia nelle forniture e negli approvvigionamenti delle materie prime. Il secondo è l’aumento, molto rapido, della domanda dovuta alla ripresa post Covid: le imprese che durante la piena emergenza sono riuscite a vendere qualcosa hanno attinto dal magazzino e ora hanno bisogno di ricostituirlo, domandando materie prime e componenti. Il terzo elemento è l’enorme massa di liquidità.

Quali di questi elementi può spingere l’inflazione verso un consolidamento di lungo periodo?

I primi due fattori dovrebbero rientrare nei limiti strutturali in poco tempo, nel giro di qualche mese e questo ridurrà le pressioni inflazionistiche. La massa di liquidità, invece, è ancora lì. Anche se le banche centrali inizieranno a fare del tapering, cioè a ritirare denaro dal mercato, comunque questi saranno processi con tempi lunghi e il problema della liquidità non sarà cancellato. I tassi di interesse probabilmente non aumenteranno molto a meno che l’inflazione non raggiunga livelli molto alti.

Da dove possono arrivare i rischi maggiori?

Bisogna evitare che le aspettative facciano partire un’escalation dei prezzi e dei salari. Il problema della fiammate inflazionistiche è dovuto all’innescarsi di una spirale di aumenti di questi due elementi. È chiaro che se ci sarà un ritorno a prezzi più bassi in tempi ragionevoli allora la questione rientra. Se invece, oltre all’aumento dei prezzi delle materie prime, si innescherà un meccanismo per cui le aziende iniziano a cambiare i listini, i salari aumentano, allora il quadro può diventare complicato.

L’Italia rischia di più?

Noi viviamo una situazione complicata perché abbiamo una dipendenza energetica da gas e petrolio, utilizzati molto da famiglie e industrie. Il peso dell’energia nel nostro sistema produttivo è molto rilevante: per questo l’aumento del costo dell’energia può avere delle ricadute negative importanti. I prezzi in euro dei beni energetici stanno aumentando in dollari e ancora più in euro dato che la moneta unica si è svalutata e indebolita rispetto al dollaro: questo crea problemi per le imprese. Un aumento dei costi dell’energia non fa bene alla nostra crescita.

L’impatto del rialzo dei prezzi si evince dalle bollette di luce e gas. Stiamo andando incontro a una stagione di rincari permanenti?

Siamo in una fase di forte volatilità. Anche recentemente abbiamo assistito a questa fase, con il prezzo della benzina che è arrivato a 2 euro al litro e poi è sceso a 1,3 euro. Per uscire da questa dinamica le condizioni di offerta delle fonti di energia devono risolversi in qualche modo, è necessario che aumenti l’offerta dei beni petroliferi energetici.

Quindi non è detto che la stangata sulle bollette prosegua nei prossimi mesi?

La domanda continuerà a essere forte, ma tutto dipenderà da come varieranno le condizioni di offerta dei Paesi produttori.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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