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Infortuni: Cisl, sindacati in Cda Inps e Inail, stop ai partiti soldi lavoratori

(Adnkronos) - Basta ai Cda Inps e Inail affidati esclusivamente alle rappresentanze istituzionali o dei partiti: dove si decidono e si custodiscono risorse proprie di lavoratori e imprese, a cominciare da quelle per la sicurezza nei luoghi di lavoro, i sindacati vogliono esserci. E' questa la 'grande discussione" che la Cisl a breve si appresta a mettere al centro del dibattito politico. Una discussione che si preannuncia quanto meno animata e che prenderà il via dal palco del prossimo Congresso della confederazione di via Po, il 25 maggio a Roma. L'annuncio, nel corso della convention della Filca, arriva dal leader Luigi Sbarra che non risparmia critiche sull'assetto attuale della governance dei due principali istituti. L'obiettivo di "zero morti sul lavoro", infatti, spiega, passa anche da qui, da una governance partecipata che esprima "una massima azione di concertazione e partecipazione per dare una forte accelerazione" sul fronte sicurezza.

"Io non accetto che nei consigli di amministrazione di Inps e di Inail, dove si custodiscono le risorse dei lavoratori e dove si gestiscono le risorse che versano imprese e lavoratori sul tema della sicurezza, che le postazioni di comando in questi Cda debbano essere soltanto ed esclusivamente affidate alle rappresentanze istituzionali o dei partiti. Vogliamo esserci, vogliamo essere rappresentati in quei luoghi dove si assumono decisioni importanti per la previdenza, le pensioni e anche sul tema della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro", propone Sbarra che rilancia anche la questione relativa alla partecipazione dell'Inail all'abbattimento del debito pubblico.

"Sino a quando possiamo accettare che ogni fine dicembre l’Inail stacchi un bonifico da 1 miliardo e mezzo, direzione Mef, per essere utilizzato a ridurre il debito pubblico?", si chiede. E subito risponde: "non è più possibile una cosa simile perché la battaglia contro le vittime, le malattie professionali, gli infortuni, l'amianto impone una strategia nazionale che faccia leva sicuramente su norme legislative innovative ma anche sulle risorse". Per questo, dunque, l'Inail deve 'trattenere' quelle risorse "con cui finanziare i programmi per la prevenzione, per portare nuove platee di lavoratori nei perimetri istituzionali dell’Inail ed allargare a nuove prestazioni".Non solo. "Le risorse servono anche per migliorare le rendite, bloccate da anni. Ci sono famiglie che hanno sofferto perdite familiari nei luoghi di lavoro, centinaia e centinaia di migliaia di lavoratori con malattie professionali il infortuni che ricevono rendite insignificanti, vergognoso", conclude Sbarra.

Intanto il rafforzamento dei poteri dell'Ispettorato nazionale del Lavoro e il sostanzioso ampliamento dell'organico che tocca ora i 6.500 addetti contro i 2.500 dello scorso anno, comincia a dare i suoi frutti: le sospensioni delle imprese per illeciti sul fronte della sicurezza sono infatti, secondo i più recenti dati forniti dal direttore Bruno Giordano, più che raddoppiate segnando un +138% sull'anno precedente. Le chiusure di aziende per gravi violazioni sulla sicurezza o con oltre il 10% di mano d'opera in nero sono passate dalle 673 del primo trimestre 2021, di cui 188 in edilizia, alle 1.605 del primo trimestre 2022, di cui oltre un terzo, 575, nel campo edile. ù

Il settore dunque resta pesantemente a rischio sicurezza. Nel 2021 su oltre 5mila imprese edili ispezionate sono state trovate irregolarità in 80% casi :" la regola dunque è non essere in regola", commenta ancora Giordano. E se in generale , sempre nel primo trimestre 2021, le causali che hanno determinato lo stop produttivo sono da imputare al 60% a violazioni in materia di lavoro nero e il 40% a quelle sulla sicurezza sul lavoro, nel settore edile queste proporzioni si invertono: il 38% è dovuto a illegalità in materia di lavoro nero e il 62% per violazioni dovute a norme sulla sicurezza.

E l'effetto dovuto al potenziamento dell'organico degli ispettori si traduce anche in un maggiore contrasto al fenomeno del caporalato le cui verifiche, come riportato dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, sono aumentate in un anno del 411% portando alla sospensione negli ultimi 6 mesi di circa 600 aziende. contro le 34 dell'anno precedente. "Va anche detto che la prassi prevede che le aziende sospese, quando si ripristino le condizioni di legalità, possono ripartire. E gran parte di queste imprese sono ripartire, il segnale è stato forte", conclude Orlando.

(di Alessandra Testorio)

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