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Infortuni, Rebecchini: "Sicurezza deve entrare in nostra cultura e Dna"

·4 minuto per la lettura

Alzare sempre di più l'asticella della sicurezza nei cantieri: è questo l'impegno cui tutti sono chiamati e che richiede un "salto culturale perché la sicurezza deve essere nel nostro sangue, nel nostro Dna". Di fronte alla tragica scia di incidenti mortali sul lavoro, che vedono il settore delle costruzioni tra i più colpiti, è il presidente dell'Acer, l'associazione dei costruttori edili di Roma, Nicolò Rebecchini, a richiamare la necessità di uno sforzo corale, "senza demagogia e strumentalizzazioni", su questo fronte e, al contempo, a mettere anche in guardia da eccessivi ribassi negli appalti che rischiano proprio di andare a incidere sulla sicurezza.

"Il settore delle costruzioni è un settore ad altissimo rischio e siamo i primi - assicura Rebecchini parlando con l'Adnkronos - a porci il problema della sicurezza sul lavoro nella ferma convinzione che non bisogna solo parlarne ma che la sicurezza deve essere nel nostro sangue, nel nostro dna, deve entrare nella nostra cultura. Ma, purtroppo, bisogna dire che sia dalla parte datoriale che dalla parte dei lavoratori, non è sentita a questo livello".

"E' chiaro che nessuno vuole l'insicurezza e va anche detto con chiarezza che l'incidente zero è impossibile", puntualizza Rebecchini per il quale la priorità è quella di "sedersi tutti intorno a un tavolo per riuscire a fare questo salto culturale". "Lo sforzo e la scommessa- spiega - devono essere quelli di alzare il livello non solo della repressione ma della prevenzione. Insomma, bisogna porre sempre più in alto l'asticella e fare in modo che nei cantieri non si entra se questa asticella non viene rispettata. Non si può pensare di entrare in un cantiere senza caschetto, senza scarpe da lavoro adatte, senza legarsi, senza rispettare insomma tutte le misure di sicurezza".

"Per fare questo salto e far sì che la sicurezza sia prima di tutto un fatto culturare bisogna evitare strumentalizzazioni da qualsiasi parte e porre questo tema al di sopra di tutto. Alzare l'asticella deve diventare un mantra sia per le imprese che per i lavoratori", sottolinea il presidente dell'Acer.

Ma non solo: attenzione, avverte Rebecchini, alle modalità di assegnazione degli appalti. "Deve essere chiaro che fare sicurezza ha i suoi costi e per questo bisogna prestare attenzione a ribassi troppo elevati. Quando è così il rischio è che si vada a rosicchiare e a incidere proprio sulla sicurezza. Serve la massima attenzione su come il lavoro viene eseguito e viene garantito. Insomma, un eccessivo ribasso deve per forza far scattare l'allarme. Questa deve essere una consapevolezza di tutti, anche la Pa deve comprendere questo aspetto. Quando, purtroppo, accade un incidente veniamo travolti tutti indistintamente anche le imprese sane e virtuose. Alzare l'asticella - evidenzia ancora il presidente dell'Acer - è un onere economico e bisogna rimboccarsi le maniche".

Niente scorciatoie, dunque, per Rebecchini che esprime un giudizio positivo su come si sta muovendo il Governo sul fronte della sicurezza sul lavoro. "Il Governo - afferma- sta lavorando bene, ha posto la questione sul tavolo chiedendo di lavorare insieme e quello che è importante senza demagogia, senza demonizzare una parte ma puntando a una soluzione adeguata".

Rincari dei prezzi delle materie prime, carenza di risorse e anche mancanza di manodopera: è la spirale in cui si trovano le aziende che corrono il rischio così di non riuscire a rispettare gli impegni presi. "Il tema dei rincari delle materie prima è stato posto dall'Ance già l'estate scorsa. Siamo di fronte a un dato oggettivo che riguarda tutte le imprese a livello globale e il problema è che non c'è solo un problema di rincari ma di carenza di risorse. E' una spirale negativa che comporta il rischio di non ottemperare agli impegni assunti dalle imprese", dice Rebecchini. "E' necessario un adeguamento dei rapporti contrattuali perché un'impresa che non rispetta i tempi contrattuali incorre nel rischio di penale".

"Ma la cosa più grave - avverte ancora Rebecchini - è che in questo quadro i fondi del Pnrr, del Giubileo, ma anche dell'Expo 2030 a Roma rischiano di non atterrare sul territorio proprio perché ci sono difficoltà di approvvigionamento".

A tutto questo poi si aggiunge anche una carenza di manodopera nel settore delle costruzioni. "E' un problema molto sentito. Dobbiamo pensare alla crisi che ha vissuto il settore dal 2008 al 2016. A causa di questa crisi, praticamente è venuta a mancare una generazione di lavoratori, di giovani che giustamente hanno guardato altrove. Ma oggi ne paghiamo le conseguenze. Occorre trovare delle soluzioni pensando a centri di formazione. E questo è importante anche per il fattore sicurezza perché il rischio è che, per colmare questa carenza, si impiega personale non all'altezza e questo pericolo va assolutamente scongiurato", conclude Rebecchini.

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