Italia Markets open in 5 hrs 35 mins

Ingannati dai dati sulla recessione

Pierpaolo Molinengo
 

Florian Ielpo, Head of Macroeconomic Research di Unigestion, spiega che dopo un anno e mezzo di rallentamento economico, cominciano ad emergere i primi reali segnali di un quadro macroeconomico allarmante. Gli investitori preoccupati hanno ora molte prove a sostegno della loro posizione ribassista . Le curve dei rendimenti sono invertite o piatte, le indagini industriali sono su livelli bassi e anche la potente Germania ha visto dati sul PIL in negativo nel trimestre. Una recessione globale è già arrivata? Noi non la pensiamo così.

Florian Ielpo comprende che, selezionando i dati, un analista potrebbe riscontrare indicatori di una recessione. Tuttavia, quando esaminiamo l'ampia sezione trasversale dei numeri che costituiscono i nostri "growth nowcaster" proprietari, troviamo prove limitate di un rischio di recessione elevato .

Detto ciò, la Cina e l'Europa sono a rischio e stanno già “lampeggiando in rosso” osservando le nostre metriche. Il rischio di recessione è molto disomogeneo in tutto il mondo e questo è probabilmente il motivo per cui gli investitori appaiono perplessi di fronte ai dati recenti. A loro diciamo: esaminate un'ampia sezione trasversale di dati macroeconomici e selezionate per individuare i segni coerenti di recessione in tutti i settori economici e nei vari paesi.

Vedremo una recessione nei prossimi mesi? Difficile rispondere, ma quando si osserva (1) l'origine del rallentamento e (2) le dinamiche storiche di crescita che precedono situazioni simili a quelle odierne, troviamo, come già detto, che il rischio di una recessione mondiale sia limitato.

Perché gli investitori sono preoccupati

Ci sono nuvole che si stanno radunando all'orizzonte degli investimenti che normalmente avrebbero potuto rappresentare il presagio di una recessione - spiega Florian Ielpo -. In primo luogo, diverse curve di rendimento sono ora piatte o invertite. Ciò significa che per molti paesi del G10, il rendimento a 10 anni è uguale o inferiore al rendimento di breve termine. Questo implica che i mercati si aspettano che i tassi d'interesse domani siano più bassi di oggi. In questa fase del ciclo, esiste un solo scenario economico che può rendere possibile tutto questo: l'economia entra in recessione.

Se questa curva è ad oggi nelle menti degli investitori, è perché contiene anche una manciata di altri segnali coerenti: i tassi di break-even (misure di mercato dell'inflazione attesa) hanno registrato un crollo, i prezzi delle materie prime sono bassi, le curve di volatilità sono state recentemente invertite e molte coperture sono attualmente costose, comprese le obbligazioni, lo yen giapponese e il franco svizzero.

In termini di quadro macro, anche qui i dati sono meno che convincenti - spiega Florian Ielpo -. Negli Stati Uniti, l'ISM ha registrato un serio crollo, il tasso di utilizzo della capacità produttiva ha raggiunto il massimo storico nell'ottobre 2018 e da allora è diminuito. In Germania, l'indagine IFO colloca già l'economia del paese in recessione e ciò è coerente con le indagini della Commissione europea. Altrove, il tasso di crescita della produzione di elettricità cinese è sceso ai livelli del 2015, mentre il PIL del primo trimestre del Sudafrica è stato pari a -3,2%. Infine, l'indice CPB World Trade Index mostra che il volume degli scambi mondiali è diminuito del 3% rispetto all'anno scorso. Sembra che non ci sia un posto dove nascondersi. Tutti i segnali sono qui e una recessione globale sembra sempre più probabile nei prossimi 12 mesi. Ma è davvero così?

Florian Ielpo ritiene che la domanda sulla recessione sia essenziale per il posizionamento del portafoglio, visto l’impatto sulle considerazioni macroeconomiche, di sentiment e di valutazione.

L'approccio alla misurazione del rischio di recessione si basa su due conclusioni tratte dalle nostre ricerche macro:

  1. Le recessioni sono difficili da prevedere. La loro origine è sempre diversa, dallo scoppio di una bolla azionaria avvenuto nel 2001, al crollo del mercato immobiliare statunitense nel 2008 fino  all'eccessivo indebitamento della zona euro registrato nel 2011.
  2. I rendimenti degli asset sono collegati all'attuale situazione macroeconomica. In genere, una previsione non viene ri-prezzata dai mercati, anche quando è corretta. Da questo punto di vista, un esercizio di nowcasting ha molto più senso.

Autore: Pierpaolo Molinengo Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online