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Innovazione, al via 'Intelligence Week': focus su sfide energia e digitale

·7 minuto per la lettura

Si è aperta ieri sera con il saluto della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, l’Intelligence Week, l’iniziativa organizzata da Vento & Associati e Dune Technologies per discutere le maggiori sfide all’orizzonte nel campo politico, economico e sociale, scaturenti dalle tre transizioni (energetica, digitale e dell’intelligence). La presidente del Senato ha sottolineato in particolare la necessità di perfezionare la creazione di sinergie tra diversi mondi: l’Italia soffre da tempo di una grave difficoltà nel decifrare le sfide del domani e di definire strategie che tengano conto delle esigenze dei vari attori che concorrono alla prosperità nazionale. Ed è questo il principale merito dell’I-Week, ha spiegato la Presidente Casellati, rappresentare "una preziosa manifestazione di confronto e approfondimento ai più alti livelli tecnici, professionali e istituzionali sui rapporti tra innovazione scientifica e moderne strategie di intelligence".

L’iniziativa è infatti riuscita a riunire attorno a un tavolo, per il momento digitale, a causa della nuova ondata di Covid, esponenti del mondo politico, dell’imprenditoria, dell’università, dei media ed operatori della sicurezza ed informazione, nell’intento di delineare gli scenari di transizione in atto e fornire risposte efficaci in grado di salvaguardare la posizione internazionale dell’Italia, ma anche diritti e stabilità economico-sociale. L’obiettivo è ambizioso ma più che mai urgente: offrire un terreno di confronto e scambio di opinioni che stimoli la consapevolezza degli enormi cambiamenti in atto e la conseguente capacità della classe dirigente di fare squadra per la tutela dell’interesse nazionale.

Dopo i saluti delle istituzioni sono seguiti due interventi di indirizzo: secondo l’Ambasciatore Sergio Vento, Presidente della V&A, "nel 2021 le tensioni strategiche hanno raggiunto livelli di guardia sia nel rapporto tra Stati Uniti e Cina che in quello tra Nato e Russia. L’intelligence sarà chiamata ad individuare punti di rottura e punti di equilibrio in situazioni complesse, dettate anche dalle concomitanti transizioni energetica e digitale, non prive di ambiguità dovute alla de-correlazione tra aspetti di business e risvolti di sicurezza: ad esempio, l'interscambio tra Stati Uniti e Cina è, malgrado tutto, aumentato del 28%, mentre i prezzi di oil e gas sono quasi raddoppiati, forse a manifestare scetticismo circa una vera transizione energetica globale dopo la COP di Glasgow".

Il secondo intervento di indirizzo è stato di Paolo Quercia, professore di sistemi di sicurezza collettiva all’Università di Perugia: "Lo Speciale di I-Week – ha evidenziato Quercia – mette in evidenza la complessità di affrontare un numero elevato di transizioni in un periodo di crisi sanitaria ed economica globale. L’intelligence diventa quindi strumento fondamentale per evitare che il costo delle transizioni, momento critico di passaggio e di vulnerabilità per i Paesi deboli, non sia pagato dagli Stati e dalle società meno preparate a passare da un sistema di certezze rigide alle incerte fluidità delle fasi di cambiamento".

È quindi iniziato il primo talk della rassegna: “Mercato dell’energia tra passato, presente e futuro” si è concentrato sulla definizione di quale contributo alla transizione possa essere dato dalla industria energetica nazionale, sottolineando sia gli aspetti economici che geopolitici. Il senatore Adolfo Urso, presidente del Copasir, ha colto l’occasione per presentare la relazione sulla sicurezza energetica che fa seguito a cinque mesi di audizioni da parte del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica. Urso ha sostenuto come alla luce dell’aumento dei costi di questo ultimo anno sia urgente definire un piano di sicurezza energetica nazionale che, per essere efficace, deve essere seguito da un analogo sforzo integrato europeo e da una più generale comunità di intenti da parte delle democrazie occidentali. Della questioni della sicurezza bisogna tenere conto anche per realizzare la transizione ecologica, che non solo deve avvenire in tempi medio-lunghi, ma evitare il rischio di ricadere in rapporti di dipendenza nei confronti dei paesi fornitori di tecnologie necessarie per l’uso delle rinnovabili. Sulla necessità di una politica energetica ed industriale integrate è stata altresì auspicata una precisa futura azione della Cassa Depositi e Prestiti.

Come ha indicato Stefano Besseghini Presidente di Arera (l’Autorità di regolazione per l’energia e l’ambiente), le fluttuazioni dei prezzi rappresentano un grave ostacolo per gli operatori mentre l’UE non sembra influire sufficientemente su di essi. Un quadro in cui l’Italia può e deve mettere a fuoco una visione strategica che consenta di muovere con sicurezza nelle sedi internazionali.

Che l’energia sia materia eminentemente politica e di quanto impellente sia in Italia la necessità di una intelligence economica, è stato confermato anche dall’onorevole Alberto Pagani (Pd, Commissione Difesa), ricordando come essa sia uno degli scenari privilegiati in cui avviene la competizione tra potenze. Sono stati ricordate i complicati scenari mediorientali o dell’Asia centrale.

La rilevanza geopolitica della materia è stata anche al centro dell’intervento di Lapo Pistelli (EVP Eni), che ha sostenuto quanto la transizione energetica in atto sia un processo insidioso che probabilmente avrà vincitori e vinti, diverse velocità e tempi. Per assicurare che l’Italia non figuri tra gli ultimi, occorre un cambio di mentalità che porti a valorizzare le possibilità offerte dalle nuove tecnologie: "La soluzione – ha concluso Pistelli – non è consumare meno ma consumare meglio".

Riprendendo il titolo di questa Intelligence Week, dedicata alla “sfida delle tre transizioni (energetica, digitale e dell’intelligence), il rappresentante di Eni ha infine posto l’attenzione su quanto i costi della transizione digitale siano ingenti e di fatto sottovalutati. In questo ambito l’Ue, che vuole porsi come un modello, deve tenere conto dei propri limiti, avendo di fatto un impatto molto contenuto, sia a livello demografico che per incidenza nelle emissioni globali di CO2. Pistelli ha concluso che "la battaglia politica ed economica della transizione si gioca in Asia", il continente che per crescita demografica e sviluppo economico condizionerà più degli altri attori gli equilibri del futuro. La vorticosa crescita economica asiatica rischia inoltre di provocare un’impennata nei costi del gas e di altre risorse, in particolare come effetto della domanda cinese, con effetti a catena sulla tenuta socio-economica dell’Europa.

Anche Gianni Bardazzi (VP Maire Tecnimont), ha confermato che processo di conversione del sistema energetico dalle fonti tradizionali sarà lento e, in tale ottica, occorre coniugare le ragioni della sostenibilità ambientale a quelle della produttività. In questa fase è dunque opportuno affiancare le rinnovabili agli idrocarburi, senza peraltro scartare l’ipotesi del nucleare.

Nicola Lanzetta (Head of Italy Enel Group), ha evidenziato invece i vantaggi economici della transizione in atto: "La transizione energetica è anche una questione economica". Secondo Lanzetta, "la transizione è già iniziata, il 45% dell’energia deriva dal rinnovabile, se non fosse così il bilancio per il nostro paese, come per i consumatori, sarebbe molto peggiore di quanto non sia ora". Lo sviluppo delle rinnovabili è però ostacolato dalla burocrazia e dalla scarsa consapevolezza da parte del consumatore. Di qui l’esigenza di sensibilizzare l’opinione pubblica: "Occorre sensibilità – ha concluso l’esponente di Enel – sul fatto che la nostra vita quotidiana inquina. Bisogna fare cultura, spiegare a consumatori che spesso ignorano la differenza tra prezzi fissi e variabili che il rinnovabile è bello per l’ambiente, ma anche per le nostre tasche".

Una possibile soluzione alle fluttuazioni è stata indicata da Patrizia Rutigliano (EVP Snam) che ha individuato nella capacità di stoccaggio dell’Italia una asset essenziale del nostro paese, che insieme alle relazioni storiche con alcuni paesi fornitori o da stabilizzare con i grandi paesi energivori, le permettono di divenire il player europeo di riferimento del settore. Per farlo, ha concluso, è necessaria anche una maggiore consapevolezza della società italiana, che deve partire dalla formazione nelle scuole per raggiungere le sfere decisionali, chiamate a elaborare una visione strategica di lungo periodo che possa permettere alla nostra nazione di avere una strategia di sicurezza energetica condivisa e finalizzata alla tutela dell’interesse nazionale.

Tale opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e delle nuove generazioni è stata in effetti ricordata da più parti, "la transizione deve essere spiegata, capita e compresa e il dialogo con le comunità locali è fondamentale", ha concordato in proposito Loretana Cortis, di Saipem, vera eccellenza tecnologica ed ingegneristica dell'industria energetica italiana nel mondo.

Tutti gli speaker hanno comunque concordato che le rinnovabili per molto tempo affiancheranno ancora le fonti tradizionali, idrocarburi e carbone inclusi. "Il mix energetico è il percorso della transizione dove soprattutto il gas naturale coesisterà ancora per molto con le rinnovabili registrando una progressiva crescita di queste ultime. In questo senso Saipem è in prima linea nella progettazione di soluzioni tecnologiche per accompagnare i clienti verso il net zero2, ha dichiarato in proposito Loretana Cortis. I lavori della Intelligence Week proseguono con 10 talk fino a giovedì. Per verificare il programma e iscriversi si può consultare www.i-week.it.

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