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Inpgi, Boeri boccia ingresso in Inps: "serviva taglio prestazioni"

·4 minuto per la lettura

La scelta del governo di concedere all'Inpgi l'ingresso in Inps per evitare il sostanziale fallimento dell'istituto di previdenza dei giornalisti fa discutere e divide gli esperti di previdenza. Il primo a bocciare completamente l'operazione inserita con una norma ad hoc nel ddl di bilancio è stato l'ex presidente Inps, Tito Boeri. Prima di trasferire l'Inpgi nell'Inps, dice all'Adnkronos, "si sarebbe dovuto dar luogo ad un Commissariamento della gestione e ad un taglio delle prestazioni in essere perché non è accettabile che i contribuenti si facciano carico di prestazioni così generose e così sproporzionate ai contributi versati da addossare ad un sistema pubblico che è già in grave difficoltà per l'andamento demografico. A questo punto e con 250 mln di debito all'anno l'Inpgi entra nell'Inps accollando alla collettività tutte queste prestazioni costosissime", dice conversando con l'Adnkronos. E rincara la dose:"non solo non è stato commissariato nulla né è stato deciso alcun intervento sulle prestazioni, ma il Cda è rimasto in vigore perché gli è stata concessa la possibilità di tenere l'Inpgi 2, altra cosa assolutamente incomprensibile considerato che in Inps esiste una gestione separata e quindi l'Inpgi 2 sarebbe dovuto confluire lì. E invece no: è come se avessero passato ad Inps una bad company e avessero tenuto l'unica gestione in attivo per se'", prosegue elencando tutti i motivi che hanno reso il "bail out" eccessivo: L'inpgi, prosegue, "ha mantenuto le regole del sistema retributivo senza passare al contributivo mantenendo peraltro dei rendimenti nel retributivo eccessivamente generosi e senza porre tra l'altro dei massimali a livello di contribuzione che ha permesso, soprattutto a chi avuto carriere molto ripide e remunerative, di andare in pensione con trattamenti milionari".

Un passaggio, tra l'altro" che "crea un precedente grave". "L'operazione attuale va a gravare sulla fiscalità generale, sui contribuenti, su tutti noi che paghiamo le tasse e al tempo stesso costituirà un precedente molto grave e non spingerà le casse a migliorare la propria gestione, a spingerle verso una gestione più oculata. Anzi siccome sanno che prima o poi possono essere salvate continueranno a garantire prestazioni troppo generose", conclude.

Certo, come spiega il docente universitario e esperto di previdenza, Giuliano Cazzola, il trasferimento dell'Inpgi nell'Inps "evita i danni in arrivo e mette in sicurezza le pensioni degli iscritti" ma le ragioni del tracollo della gestione previdenziale che nel 2020 denunciava un disavanzo di 250 mln "risiedono nelle trasformazioni intervenute nel mercato del lavoro nel settore dell'informazione", spiega ancora ad Adnkronos/Labitalia prima di rimettere sul tavolo della discussione una proposta avanzata negli anni senza successo: quella di fare l'Inps delle casse privatizzate, una sorta di 'sistema' fondato sulla solidarietà delle categorie di liberi professionisti, magari partendo dall'unificazione delle ultime casse istituite col dlgs 103 dopo la riforma Dini, che per altro hanno regole identiche. "Ma ho sempre trovato un muro", aggiunge.

Anche per la F nsi il passaggio dell'Inpgi nell'Inps è "un intervento parziale che non risolve assolutamente il problema strutturale, che non è quello delle pensioni", dice il segretario generale Raffaele Lorusso, all'Adnkronos. " Il problema è quello della crisi dell'editoria, intesa come sistema industriale e come mercato del lavoro" sollecitando il governo ad avviare un tavolo permanente sull'editoria. "Noi non possiamo affrontare una crisi epocale come quella che stiamo vivendo con una legge scritta nel 1981. Il nodo è questo: l'Inpgi è il risultato della crisi del settore, dell'andamento del mercato del lavoro. Non è il risultato di gestioni allegre o cattive. Bisogna affrontare il tema della crisi strutturale dell'editoria, servono provvedimenti legislativi che fino ad oggi non ci sono stati né in materia di lavoro né in tutta una serie di altre questioni aperte che riguardano il settore, dall'equo compenso alle querele bavaglio. Noi chiediamo questo al governo".

Ma anche il presidente del Civ dell'Inps, Guglielmo Loy, esprime qualche perplessità sull'operazione. "Bene l'operazione trasparenza" messa a segno con il trasferimento dell'Inpgi nell'Inps dal 1 luglio prossimo ma serve capire meglio "il perimetro e il meccanismo con cui si farà fronte al disavanzo e le regole che garantiscano l'applicazione del contributivo: bisogna evitare che il rosso enunciato da Inpgi possa in qualche modo trascinare con se' altre gestioni in attivo". D'altra parte, conclude, non è la prima volta che si fa una operazione di questo tipo ma la strada per ripianare il deficit Inpgi sono sostanzialmente due: "o attraverso la fiscalità generale, ma allora la partita è politica, o pescando da altri fondi in attivo, da quello dei lavoratori privati o dalla gestione separata, ma facendo attenzione a non trascinare nel baratro anche altre gestioni", prosegue. In una parola, conclude, "va benissimo la solidarietà ma deve tradursi in una solidarietà sostenibile per tutti".

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