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INPS, pensioni: più della metà dei pensionati non arriva ai 1000 euro

Le pensioni medie, il ricorso agli ammortizzatori sociali e il potere d’acquisto delle famiglie. Sono questi i punti fondamentali del bilancio sociale dell’Inps riferito all’anno 2011.
Il documento annuale dell’Istituto nazionale della previdenza sociale, che nel 2012 ha accorpato anche l’Inpdap (Istituto Nazionale di Previdenza e Assistenza per i Dipendenti dell’Amministrazione Pubblica) e l’Enpals (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per i Lavoratori dello Spettacolo), dipinge un quadro a tinte fosche della situazione italiana.

Molto male l’edilizia con una riduzione del 4,4 per cento nel 2011 e il settore industriale, che registra una flessione dell’1 per cento nel 2011. La crisi economica globale, che non ha ancora soluzioni stabili e convincenti, quindi, continua a farsi sentire in maniera prepotente. E l’istituto, presieduto dal 2008 da Antonio Mastrapasqua, non può non certificare un decadimento complessivo che coinvolge tutti i comparti, dalle imprese ai lavoratori fino al mondo del credito.

Il bilancio sociale dell’Inps affronta nel dettaglio soprattutto la materia previdenziale. Il dato di partenza è che il 2011 ha visto l’erogazione di ben 14.8 milioni di pensioni previdenziali per 170.51 miliardi di euro e di 3.56 milioni di pensioni assistenziali (indennità civili e relativo accompagnamento) per 25.31 miliardi di euro. L’aumento dei trattamenti (+ 92.910) è dello 0,6 per cento rispetto al 2010, mentre è ancora più alto quello della spesa (+2,5 per cento pari a 4,1 miliardi in più).
Gli assegni di vecchiaia e anzianità, inoltre, pesano per oltre il 77 per cento sul totale delle erogazioni e la spesa previdenziale costituisce l’87,4 per cento della spesa pensionistica complessiva. Numeri di notevole peso che il governo Monti e quelli che lo seguiranno nei prossimi anni dovranno cercare di limitare per salvaguardare i conti pubblici.

Sai qual è la differenza tra pensione di anzianità e di vecchiaia? Scoprilo subito.

Da questo punto di vista qualche segnale è già arrivato. Le nuove pensioni liquidate nel corso dell’anno 2011, infatti, ammontano complessivamente a 964.487 con un decremento del 14,5 per cento (-163.014 trattamenti) rispetto al 2010 (1.127,501).

Il calcolo dell’importo medio delle pensioni è il dato più interessante del rapporto annuale dell’Inps, che nel complesso mira a valutare gli effetti sociali ed economici dell’azione dell’istituto sui diversi soggetti beneficiari delle prestazioni (i dipendenti, i cittadini, le famiglie, le imprese, la rete territoriale, gli altri enti pubblici e privati). Nel 2011 l’assegno medio per le pensioni di vecchiaia (5,3 milioni in tutto) ammonta a 649 euro, mentre per le pensioni di anzianità (4 milioni) si sale a 1.514 euro.
Ben 7,2 milioni di persone vivono con una pensione inferiore ai mille euro al mese.
Si tratta del 52 per cento dei pensionati Inps. Nello specifico il 17 per cento ha un reddito sotto i 500 euro e il 35 per cento tra i 500 e i 1000 euro. Più fortunati, invece, i 3,3 milioni  (24 per cento) che possono contare su redditi pensionistici che si collocano nella fascia tra i mille e i 1.500 euro mensili. Poi il 12,7 per cento si colloca tra i 1.500 e 2mila e il restante 11,2 per cento addirittura supera i 2mila euro mensili. Altri numeri interessanti, che emergono dal Bilancio sociale dell’Inps, sono quelli riferiti agli ex lavoratori dipendenti (5,8 milioni) e agli ex lavoratori autonomi (3,3 milioni). Si passa, infatti, dagli 834 euro per gli assegni di anzianità dei coltivatori diretti ai 1.777 euro dei dipendenti.  Le pensioni ai superstiti, oltre 3,8 milioni, hanno un importo medio di 560 euro al mese, mentre le prestazioni di invalidità o inabilità, circa 1,4 milioni, arrivano a un importo medio mensile di 599 euro.


Se i conti segnano sempre di più l’esigenza di incentivare i fondi pensioni e altre forme di previdenza complementare, il rapporto annuale dell’Inps lancia segnali allarmanti anche sul potere d’acquisto delle famiglie. Dal 2008 la crisi lo ha progressivamente ridotto fino ad un totale del 5,2 per cento (0,9 per cento solo nel 2011). I redditi familiari ammontano, complessivamente, a 1.529 miliardi. Ma, nonostante i redditi primari siano passati dal 78,5 per cento del totale nel 2007 al 76,2 per cento del 2011, il reddito complessivo dimostra invece un incremento del 3,3 per cento. Merito delle prestazioni sociali il cui peso per complessivi 219 miliardi è salito dal 21,5 per cento al 23,8 per cento. Grazie ad esse, secondo l’Inps, è stato possibile il recupero del 20 per cento della caduta del reddito primario delle famiglie. In particolare il pagamento dell’assegno al nucleo familiare l’anno scorso è toccato a circa 1,4 milioni di pensioni previdenziali per un importo complessivo annuo di 785 milioni di euro. Più di un assegno su due va ai trattamenti di vecchiaia (57 per cento). Oltre la metà degli assegni (53 per cento) è erogata al Sud e Isole, il 30,2 per cento al Nord e il 17 per cento al centro.

Un capitolo importante delle prestazioni erogate dall’Inps è dedicato agli ammortizzatori sociali. La spesa complessiva per l’insieme degli strumenti a sostegno del reddito è stata di 19,1 miliardi di euro. Nello specifico l’importo per la cassa integrazione ammonta a 5 miliardi, quella per la disoccupazione a 11,6 e quella per la mobilità a 2,4 miliardi. Dati preoccupanti e per certi versi contrastanti, che hanno interessato complessivamente un terzo dei 13 milioni di lavoratori dipendenti iscritti all’Inps.
La necessità di conciliare la tenuta della spesa pubblica e il contrasto alla perdurante crisi economica sta diventando sempre più impellente. Tra le proposte si segnala quella dei partiti, Pd e Pdl, che vorrebbero introdurre la sperimentazione fino al 2017 della possibilità di andare in pensione prima, ma con un assegno più leggero. La soglia per i lavoratori dipendenti sarebbe a 58 anni (57 le donne) fino a tutto il 2015 e poi 59 (58 le donne) fino alla fine del 2017, purché si siano raggiunti però 35 anni di contributi. Il Codacons, invece, chiede di bloccare la rivalutazione delle pensioni solo di chi prende più di 55mila euro e non, come è ora, di quelle sopra i 1405 euro lorde. Chissà se il prossimo futuro ci mostrerà per tempo la soluzione migliore.

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