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Insegnare al grasso a bruciare i grassi, la strategia dei ricercatori veneti

·2 minuto per la lettura

Insegnare al grasso a bruciare i grassi. E' l'innovativa strategia per battere l'obesità illustrata in uno studio italiano pubblicato su "Nature Metabolism", condotto da Camilla Bean, dell’Istituto veneto di medicina molecolare (Vimm), e coordinato da Luca Scorrano, professore di Biochimica del Dipartimento di biologia dell’Università di Padova, Principal Investigator del Vimm di cui è stato direttore scientifico.

Per identificare la strategia necessaria a 'convincere' il grasso bianco a diventare beige i ricercatori sono partiti dall’analisi delle differenze tra il grasso bianco dei pazienti con obesità e quello degli individui normopeso. L'equipe coordinata da Scorrano ha scoperto nel grasso degli individui normopeso alti livelli di una proteina chiamata Opa1. Questa proteina dei mitocondri, le centrali energetiche della cellula, è essenziale per controllare il loro metabolismo e il loro ruolo come 'interruttori' del suicidio cellulare.

Bean ha confermato questi dati clinici in diversi modelli sperimentali di obesità: alti livelli di Opa1 proteggono dall’obesità e soprattutto dalle conseguenze deleterie della dieta iperlipidica sul metabolismo. Questa protezione è dovuta al fatto che Opa1 attraverso un meccanismo insospettabile stimola la conversione del grasso bianco in grasso beige.In collaborazione con il professor Nico Mitro dell’Università Statale di Milano, i ricercatori hanno infatti scoperto che Opa1 stimola nel grasso la sintesi di urea, un prodotto di scarto del nostro organismo generato normalmente nel fegato ed eliminata con l’urina. Durante la sintesi di urea negli adipociti si accumula un prodotto intermedio, chiamato fumarato, che “istruisce” gli adipociti bianchi a diventare beige. Infatti, la somministrazione in laboratorio di fumarato agli adipociti bianchi li spinge a diventare beige, trasformandoli da “magazzini di grasso” a cellule in grado di “bruciare i grassi”.

"Il nostro studio identifica tre insospettabili attori: Opa1, il “ciclo dell’urea” e il fumarato - spiega Scorrano -. Confidiamo che da questa scoperta possano nascere innovative terapie che dicano al nostro corpo come bruciare i grassi, con lo scopo di contrastare l’epidemia di obesità che affligge il mondo occidentale". Lo studio è stato finanziato dal ministero dell’Università e della ricerca, dalla Fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo e dalla European Foundation for the Study of Diabetes.

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