Internet of things, gli oggetti intelligenti che migliorano la vita quotidiana

Si diffonde anche in Italia il nuovo paradigma dello sviluppo tecnologico basato sugli smart objects

Creare oggetti sempre più “intelligenti”, interconnetterli e migliorare la qualità della vita delle persone. In una parola, Internet of things. Con quest’espressione si intende un percorso nello sviluppo tecnologico, già avviato da alcuni anni, in base al quale ogni oggetto della vita quotidiana, dall’automobile al contatore del gas, può acquistare grazie alla Rete una sua identità digitale e diventare più funzionale, economico ed efficiente.

Alla base di questo nuovo paradigma, destinato a incidere sempre più nel tessuto sociale ed economico di ogni Paese, ci sono gli “smart objects”, gli oggetti che, interconnessi attraverso la rete Internet, riescono a scambiare informazioni su di sé e sull’ambiente circostante. Per esempio, le automobili intelligenti possono dialogare con l’infrastruttura stradale per prevenire incidenti, gli elettrodomestici di casa, coordinati tra di loro, possono ottimizzare il consumo di energia, i lampioni della luce possono autoregolarsi per l’accensione e lo spegnimento e diventare delle centraline che raccolgono dati su traffico, temperatura e consumi delle abitazioni circostanti, i semafori possono essere sincronizzati per creare un’onda verde al passaggio dei mezzi di soccorso, il contatore del gas può essere utilizzato per segnalare il mancato pagamento di una bolletta ma anche segnalare una fuga di gas in casa. E ognuna di queste smart things può a sua volta essere multifunzionale e integrata ad altre, al fine di fornire informazioni utili e ulteriori vantaggi. Gli ambiti di applicazione, insomma, sono pressoché illimitati.

Per essere definiti pienamente “smart”, ovvero intelligenti, gli oggetti devono possedere alcune caratteristiche: identificazione (essere in possesso di un identificativo digitale univoco), localizzazione (capacità di conoscere la propria posizione), diagnosi di stato (capacità di monitorare parametri interni all’oggetto), acquisizione dati (capacità di misurare variabili di stato del sistema fisico o dell’ambiente circostante, come la temperatura e il rumore, e di misurare variabili di flusso come il consumo di energia, di acqua e così via), attuazione (capacità di eseguire comandi impartiti da remoto), elaborazione dati (trattare i dati primitivi raccolti ed estrarre informazioni da questi attraverso analisi statistiche e previsioni).

Gli oggetti intelligenti possono operare nel migliore dei modi solo se anche le reti che li interconnettono sono “smart” e possiedono determinate proprietà: standardizzazione (utilizzo di standard tecnologici aperti che facilitano l’interoperabilità dei dispositivi), accessibilità (apertura, regolata opportunamente da norme, dei dati raccolti dai tag e dai sensori degli oggetti al più ampio numero possibile di utenti), raggiungibilità (la rete interconnettiva permette agli oggetti di essere direttamente raggiungibili e interrogabili) e multifunzionalità.

I ricercatori dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano hanno esaminato il contesto italiano per capire a che punto è il nostro Paese nello sviluppo di questo nuovo paradigma dell’evoluzione tecnologica. Dai risultati della ricerca (“Internet of Things: Smart Present or Smart Future?) emerge che sono 3,9 milioni gli oggetti interconnessi tramite SIM dati, con una crescita del 13% rispetto al 2010.

In base all’analisi delle applicazioni avviate da imprese e pubbliche amministrazioni italiane, risulta che ci sono ambiti applicativi più consolidati, altri in fase sperimentale e altri ancora in fase embrionale. Tra quelli in fase avanzata ci sono soprattutto delle soluzioni “semplici”, con oggetti dotati di una sola funzione specifica e che possiedono solo in parte le caratteristiche di apertura e raggiungibilità proprie dell’Internet of Things: il monitoraggio del traffico urbano tramite telecamere, la localizzazione dei mezzi di trasporto pubblico, i sistemi di antintrusione e videosorveglianza, la gestione delle flotte aziendali, la tracciabilità di “oggetti di valore” come le apparecchiature biomedicali.

Tuttavia, tra gli ambiti consolidati in Italia si trovano anche applicazioni molto vicine al paradigma dell’Internet of Things. Basta pensare ai contatori intelligenti per la misura dei consumi elettrici (un ambito in cui l’Italia eccelle: a dicembre 2011 pressoché tutti i contattori elettrici installati nel Paese erano “smart”; i dispositivi installati sono oltre 34 milioni), le soluzioni di domotica per la gestione dell’energia, la sicurezza delle persone e la gestione di scenari ambientali, i servizi di infomobilità e i box GPS per la localizzazione degli autoveicoli privati e la registrazione dei parametri di guida.


Molti ambiti invece sono ancora a uno stadio sperimentale, in quanto presentano poche applicazioni esecutive e numerosi progetti pilota (soluzioni per la logistica basate sulla tracciabilità attraverso le tecnologie RFid (Radio Frequency Identification), progetti in campo medico di telemonitoraggio dei pazienti per ridurre il ricorso all’ospedalizzazione e i costi). Altrettanto numerosi sono gli ambiti di applicazione in cui le soluzioni IoT sono solo allo stadio embrionale, ovvero immaginate a livello di concept e sperimentate su piccola scala per mettere a punto le tecnologie. E’ il caso delle smart grid, le reti che permettono di gestire in maniera “intelligente” la distribuzione di energia elettrica.