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Investire nell’edutainment nella fase post-pandemia

Antonio Cardarelli
·3 minuto per la lettura
Investire nell’edutainment nella fase post-pandemia
Investire nell’edutainment nella fase post-pandemia

Nell’appuntamento di novembre di The Digital Times, Credit Suisse AM ha approfondito le nuove possibilità derivanti dalla didattica a distanza e dalle nuove esigenze delle imprese

Tra i tanti ambiti rivoluzionati dall’arrivo della pandemia c’è sicuramente quello dell’educazione. In molti Paesi, non solo durante la prima ondata, le scuole sono state chiuse costringendo insegnanti e studenti alla transizione verso la didattica a distanza. Ma anche questa volta il Covid-19 sembra solo aver accelerato una tendenza che, in realtà, era già in atto e riguardava tutto l’ambito dell’apprendimento, non solo scolastico. Di questo e altri aspetti legati al tema dell’edutainment si è parlato nell’appuntamento di novembre di “The Digital Times”, l’evento online organizzato da Credit Suisse Asset Management condotto da Frank Di Crocco, Responsabile della Distribuzione Retail Italia.

MERCATO POTENZIALE DA 400 MILIARDI DI DOLLARI

Una realtà, quella dell’edutainment, che gli investitori dovrebbero seguire con attenzione perché, secondo le stime di Credit Suisse, potrebbe arrivare a generare un volume d’affari di 400 miliardi di dollari entro il 2025. Alla base dell’edutainment c’è un concetto semplice: divertirsi imparando. Ma, come ha ricordato Carlo Erba, fondatore e CEO di Docebo, la necessità di erogare contenuti coinvolgenti e digeribili riguarda anche le aziende, che devono dialogare con dipendenti (vecchi e nuovi), clienti e partner.

IL RUOLO DELLE IMPRESE

“Quello della formazione è un macrotrend – ha spiegato Erba – e soprattutto in Nord America le esigenze delle aziende sono sempre più complesse. Ormai non si tratta solo di dotarsi di una piattaforma di e-learning, ma nei Paesi più avanzati siamo già nella fase di sostituzione”. Un ruolo di primo piano, in questo progresso dell’edutainment, sarà svolto secondo Erba dall’intelligenza artificiale, l’unica in grado di filtrare un’offerta ormai sconfinata.

LA SCUOLA CHE CAMBIA

Secondo Marco De Rossi, AD di WeSchool, in futuro verrà persa la distinzione tra lavoro, studio e momenti di svago, ma vivremo in “un unico flusso che possiamo chiamare think tech, che racchiude tutte le tecnologie che ci aiuteranno a pensare meglio”. Ovviamente l’arrivo della pandemia ha dato una accelerazione importante all’attività della piattaforma, che nel giro di pochi mesi ha raddoppiato il numero di docenti che la utilizzano.

DIFFICOLTÀ ITALIANE

Nel corso dell’evento Antonio Perdichizzi, fondatore e CEO di Tree, presidente di Junior Achievement, si è soffermato sul ritardo accumulato negli anni dall’Italia in tema di edutainment, principalmente a causa di competenze digitali che ancora mancano.

INVESTIRE NELL’EDUTAINMENT

Credit Suisse AM ha individuato da tempo l’importanza di questo trend, mettendo a punto uno strumento di investimento che, tramite la selezione dei “pure player”, permette di coglierne i benefici. Si tratta del Credit Suisse (LUX) Edutainment Equity Fund, gestito da Kirill Pyshkin, che ha passato in rassegna l’effetto del lockdown su questo settore. Tra le differenze colte da Pyshkin, per esempio, c’è l’aumento di corsi di lingua erogati nella prima fase del lockdown, mentre negli ultimi mesi si è assistito a un incremento dei corsi di sviluppo personale, spinti da persone a caccia di nuove competenze per cercare nuovi lavori dopo la crisi.