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Ira (Leolandia): ''sì, incredibile, fatichiamo a trovare dipendenti''

(Adnkronos) - Prima era la pandemia, poi la crisi internazionale e infine l’aumento dei costi dell’energia, senza contare i problemi legati al reddito di cittadinanza che induce molti a rinunciare alla ricerca di lavoro per non perdere il contributo. Mai come in questo momento storico la sopravvivenza delle imprese è messa a dura prova. Ne sanno qualcosa in particolare le strutture turistiche che, in tempi normali, nei mesi estivi aumentavano il personale per poter far fronte al maggiore afflusso di clienti, atteso tutto l’anno, ma che oggi sono strette tra le difficoltà derivanti da mesi di chiusure e restrizioni e la mancanza di forza lavoro. E’ proprio di qualche giorno fa la notizia che un parco come Gardaland ha dovuto chiudere anticipatamente alcune attrazioni “a causa delle difficoltà che - come ha asserito l’ad Sabrina De Carvalho - come tutto il settore del turismo, sta riscontrando nella ricerca di personale da assumere”. Figuriamoci le strutture di più piccole dimensioni o a conduzione familiare, tipiche del tessuto nostrano.

Per meglio comprendere che cosa sta accadendo, l’Adnkronos ha interpellato Giuseppe Ira, presidente di Leolandia, parco alle porte di Milano che lo scorso anno ha festeggiato il cinquantesimo anno di attività e che per le Traverlers’ Choice di Tripadvisor del 2019 è risultato il 14esimo parco più amato del mondo e il quinto più amato d’Europa, per il terzo anno.

"Noi siamo aperti dieci mesi l’anno -spiega Ira-. Con la pandemia, nel 2020, siamo rimasti aperti tre mesi e nel 2021 sei; in tutto abbiamo perso 50 milioni di fatturato e 15 milioni di cassa effettiva. A fronte di questi 15 milioni persi, abbiamo ottenuto circa 2 milioni e mezzo complessivi con i ristori”. In questo contesto, "abbiamo una disponibilità di 650 posti di lavoro, buona parte dei quali coperto da personale che cambia ogni anno. Lo stipendio minimo parte da 1.300 euro, per arrivare a oltre duemila euro senza necessariamente riguardare livelli dirigenziali. E poi ci sono figure che percepiscono stipendi ancora più alti, come gli sceneggiatori o la manutenzione specializzata". Il parco resta aperto sette giorni su sette; l’accesso al pubblico è dalle 10 alle 18, ma l’orario di inizio per i lavoratori dipende dalla loro funzione. Il personale delle pulizie, ad esempio, inizia al mattino presto. Le ore effettive di lavoro per ciascuno, tolti i part-time, sono mediamente otto-nove. Qualche volta possono allungarsi a dieci, ma non è la regola. E le domeniche vengono pagate con una maggiorazione del 30%”.

Molti di questi posti, come gli operatori delle giostre, arrivano da scuole e università: "Tipicamente si tratta di studenti che hanno appena finito la maturità e che vogliono guadagnare qualche soldo. Poi, verso ottobre-novembre molti tornano sui banchi e noi provvediamo ad integrare i posti rimasti vacanti con altro personale". Per la parte della ristorazione, "provvediamo anche alla loro formazione, impegnando delle risorse economiche. E spesso quando i ragazzi sono ormai esperti, se ne vanno per lavorare in posti più prestigiosi. Poi ci sono le lavoratrici, che spesso hanno necessità di avere più tempo libero per poter badare alla famiglia e in quel caso offriamo loro contratti a meno ore, 20 o 30, o part-time verticali. E i lavoratori che magari hanno già una propria attività e che per arrotondare le proprie entrate chiedono di poter lavorare solo nei weekend. Infine c’è il capitolo delle figure specializzate, come nel caso di geometri, ingegneri e architetti; noi ne impiegavamo una decina, ma ora sono andati via tutti per seguire i progetti del 110% e ci siamo dovuti rivolgere a una agenzia esterna, sostenendo costi notevolmente più alti, che ci hanno consentito di risolvere almeno temporaneamente il problema".

Il fatto è che "il settore turistico-alberghiero è stagionale e quindi molte strutture hanno solo tre mesi di lavoro; è chiaro che non possono offrire un posto ben retribuito e a tempo indeterminato. Noi, in passato, non avevamo mai avuto problemi nel trovare i lavoratori, anzi. Di media ricevevamo 5mila curriculum all'anno e da lì sceglievamo i profili migliori. Ora invece è il contrario. Tant’è che abbiamo potenziato lo staff Hr, deputato a selezionare il personale”. Ma succede che “i nostri addetti devono letteralmente inseguire le persone che possano lavorare per noi”. E dunque "come vogliono le leggi di mercato, offriamo cifre molto più appetibili di prima, con forme di flessibilità a favore del lavoratore per dare maggiore appeal alle nostre offerte di lavoro. Per ora sembra funzionare”. Il problema resta però per le aziende di dimensioni più ridotte o a conduzione familiare, come ad esempio “i bar, i piccoli stabilimenti balneari o anche i piccoli parchi divertimenti, che subiscono una sorta di ricatto dai lavoratori, per cui le persone accettano di lavorare solo se vengono pagate in nero, in modo che non perdano il reddito di cittadinanza".

Certo, “riguardo il fatto della chiusura anticipata delle attrazioni in alcune strutture, si potrebbe anche trattare di un errore di comunicazione. Nel senso che il grande dramma che hanno i grandi parchi di divertimento è l’energia elettrica, che è aumentata moltissimo e visto che il prezzo del biglietto è unico, questa formula potrebbe stata usata per giustificare il risparmio dei costi”. In ogni caso qualcuno ha ideato sistemi per sopperire a questa situazione: “Cito l’esempio di un campeggio che oltre al contratto di lavoro, ha riservato una parte dei propri bungalow per dare alloggio al personale che in tal modo risparmia sulle spese di affitto, considerando che la maggior parte dei lavoratori arriva da fuori". Nei parchi divertimenti, tuttavia, questa non è una soluzione sempre praticabile: "Purtroppo lo Stato è miope; finora, ad esempio, si è cercato di affrontare l’immigrazione che arriva dal Nord Africa bloccando il decreto flussi, che per noi erano fondamentali dal momento che ci permettevano di assumere personale qualificato o facilmente integrabile”. Una soluzione, per Ira, potrebbe essere quella di "rivedere, senza necessariamente abolire, il meccanismo del reddito di cittadinanza. Sospendendo, e non revocando i contributi quando i lavori sono stagionali o a tempo determinato". Perché "così come è strutturato adesso, il sistema non solo non risolve il problema della mancanza di lavoro, ma rischia anche di aumentare il lavoro sommerso. Con ingenti danni per le imprese e i contribuenti".

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