L'Islanda abbandona il progetto di entrare in UE?

Le elezioni politiche islandesi bloccano ogni tipo di trattativa tra l'Islanda e l'Unione Europea. Lo rivela il Financial Times, sottolineando la volontà da parte del governo islandese di congelare i negoziati avviati in passato per aderire alla Ue, al fine che la questione interferisca con le elezioni legislative previste per il 27 di aprile.

"Era già noto che dopo aver finito la parte più consistente delle negoziazioni lo scorso dicembre, quando sono stati toccati sei capitoli delicati, avremmo rallentato il dibattito per dare alla campagna elettorale lo spazio necessario", ha annunciato giorni fa alla tv nazionale il ministro degli Esteri Ossur Skarphedinsson, sottolineando che i colloqui continueranno per opera dell'apposito comitato e del pool di esperti nazionali, ma che nessuna decisione da questo momento fino alla fine di aprile sarà presa dal governo o dal parlamento.

A motivare tale decisione, la possibilità che l'esito elettorale porti l'ascesa di un governo di euroscettici, contrari all'adesione dell'isola al progetto comunitario europeo. Una decisione che ha guadagnato terreno subito dopo la crisi economica del 2008, quando il sistema economico e bancario islandese è crollato e la disoccupazione ha raggiunto livelli record. Ma non appena l'economia si è ripresa, gli elettori sono diventati più scettici all'idea di entrare nell'Unione Europea, appoggiando così quei partiti indipendentisti che accusano la coalizione di centro-sinistra, attualmente al governo dal 2009, di aver provocato le condizioni che hanno portato alla crisi.

Tra questi, a candidarsi con il suo partito "Futuro Radioso", c'è Jon Gnarr, comico e attuale sindaco di Reykjavik, considerato il "Beppe Grillo" islandese. Eccentrico, provocatore e "anarchico", come lui si definisce, Gnarr è riuscito a conquistare il suo elettorato grazie alla sua originalità, in un momento storico in cui la sfiducia verso i partiti tradizionali era totale e con il ministro delle Finanze sotto accusa per non aver fatto nulla mentre le quattro principali banche del Paese si imbottivano di mutui subprime. Le stime che il suo partito vincano sono poco - meno dell'8% - ma il suo nome servirà sicuramente a trainare voti verso orizzonti anti europei.

I colloqui per l'ingresso dell'Islanda in UE si interrompono dopo aver aperto 27 dei 33 capitoli dei negoziati e dopo averne completati, seppur in maniera provvisoria, 11 di loro. Uno degli argomenti ancora in sospeso riguarda la pesca, settore vitale per l'isola, che ha portato al dilungamento dei tempi dei negoziati per alcuni punti in contrasto tra gli Stati membri ed il papabile Stato in via di adesione. Bruxelles infatti è pronta a porre il divieto - pena salate sanzioni - alla pesca dei merluzzi, di cui l'Islanda è tra le prime produttrici e su cui si basa gran parte della sua economia ittica, che sta portando questa specie a rischio estinzione.
 Altro motivo di tanto prolungamento degli accordi è dovuto anche alla partecipazione diretta e alla sensibilità politica del governo, che ha promesso un referendum su ciascun punto del trattato.