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Istat: propensione al consumo giù nel II trimestre 2020. Differenze tra vendite beni alimentari e non

Redazione Finanza
·2 minuto per la lettura

Propensione al consumo in calo di 10 punti percentuali nel secondo trimestre dell'anno. È quanto ha dichiarato Gian Paolo Oneto, direttore centrale per gli studi e la valorizzazione tematica nell'area delle statistiche economiche dell'Istat, nel corso dell'audizione di oggi alla Commissione Attività produttive, commercio e turismo della Camera. Si è registrata una flessione, ha spiegato, "in quanto le misure di restrizione dei comportamenti di acquisto hanno condotto a un calo della spesa molto superiore a quello del potere d’acquisto delle famiglie, su cui hanno agito in senso positivo le molte misure pubbliche di sostegno e integrazione del reddito". Per quel che riguarda il terzo trimestre, ha aggiunto Oneto, la prima stima conferma un rimbalzo dell’attività eccezionalmente ampio, con un aumento congiunturale del Pil del 16,1% che ne ha riportato la diminuzione rispetto a un anno prima al 4,7%. Si tratta di risultati in linea con quelli dell’insieme dell’area EU che ha segnato nel terzo trimestre un calo tendenziale del 4,3%. Nel corso dell'audizione, Oneto ha messo in evidenza che l'andamento complessivo nasconde una forte divaricazione tra vendite di beni alimentari e non alimentari. "Gli esercizi commerciali appartenenti al settore alimentare sono rimasti aperti e non sono stati colpiti dalla crisi - ha precisato - nella media dei nove mesi hanno segnato una crescita del 3,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Gli esercizi che si occupano di vendite dei beni non alimentari sono stati, invece, penalizzati in modo diretto dalle chiusure e il relativo indice ha registrato un calo complessivo nel periodo del 13,5%". Tuttavia, anche per questa componente si è osservato un primo recupero in giugno e, dopo il calo di luglio, il livello per il bimestre agosto-settembre è risultato di pochissimo inferiore a quello di gennaio-febbraio (-0,1%).