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Istat: rischio strutturale per quasi metà delle imprese

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 7 apr. (askanews) - Il 45% delle imprese con almeno 3 addetti, rappresentative del 20,6% dell'occupazione e del 6,9% del valore aggiunto complessivi) è a "rischio strutturale": esposte a una violenta crisi esogena, subirebbero conseguenze tali da metterne a repentaglio l'operatività. Solo l'11% è solido, ma genera il 46,3% dell'occupazione e il 68,8% del valore aggiunto totali. E' la fotografia scattata dall'Istat nel Rapporto sulla competitività dei settori produttivi che analizza anche gli effetti della crisi sanitaria sulle aziende.

Nei servizi risulta strutturalmente fragile o a rischio circa il 50% delle imprese, con picchi elevatissimi in alcuni settori a bassa intensità di conoscenza: ristorazione (95,5%), servizi per edifici e paesaggio (90%), altre attività di servizi alla persona (92,1%), assistenza sociale non residenziale (85,6%), attività sportive e di intrattenimento (85,5%). Nell'industria quote elevate si osservano in alcuni comparti a basso contenuto tecnologico: legno (79,7%), costruzioni specializzate (79,7%), alimentari (78,5%), abbigliamento (73,2%).

Una parte non trascurabile di imprese fragili reagisce attivamente alla crisi riorganizzando processi, spazi, input di lavoro: nella manifattura, accade soprattutto nei settori di stampa ed editoria (circa il 21% delle imprese), carta (17,4%), elettronica (17,8%), apparecchiature elettriche (16,2%); nel terziario, in quelli di servizi postali e corriere (28,8%), attività culturali (24,5%), pubblicità e ricerche di mercato (17,4%).