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Italia affila le unghie sul caso Prosek, Centinaio: ottimisti

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Image from askanews web site
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Roma, 2 nov. (askanews) - Il Prosek croato è "una imitazione, una evocazione" del nome Prosecco, la Dop italiana più importante, ma "i nostri tecnici hanno elencato tutte le ragioni per contrastare la richiesta che giunge dalla Croazia. Abbiamo trovato motivazioni storiche e giuridiche che ci fanno essere ottimisti". Il sottosegretario alle Politiche agricole alimentari e forestali, Gian Marco Centinaio, ribadisce il proprio ottimismo rispetto alla possibilità che la richiesta croata di riconoscere "Prosek" come menzione tradizionale europea venga bocciata dalla Commessione Europea. E l'Italia affila le unghie per avere la meglio nel caso Prosek.

Oggi a Venezia, a Palazzo Balbi, si è svolta la riunione del tavolo di coordinamento tra Ministero delle Politiche Agricole, Regione Veneto, Regione Friuli-Venezia Giulia, consorzi di tutela e organizzazioni della filiera vitivinicola per definire la strategia e la posizione italiana da assumere per contrastare la richiesta croata di riconoscere "Prosek" come menzione tradizionale. L'opposizione formale dell'Italia al riconoscimento da parte dell'Unione Europea della menzione geografica tradizionale deve avvenire entro il 21 novembre. Restano dunque 20 giorni.

L'Italia, nel lavorare alla opposizione formale, ha prodotto una "corposa documentazione" in cui si certifica tramite precisi documenti e riconoscimenti storicici, come la storia del Prosecco parta dal lontano 1382 e "non abbia mai interessato il territorio croato", come precisato dal presidente della Regione Veneto Luca Zaia. Insomma, le prime citazioni del termine "Prosecco", con riferimento al vino oggi protetto dalla DOP, risalirebbero al XIV secolo.

La dicitura Prosecco ha poi continuato ad essere estensivamente usata nei secoli per indicare questo vino specifico, proveniente dai territori del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia. Un legame storico comprovato alla base del riconoscimento della DOC Prosecco dal 17 luglio 2009, quando il ministero delle Politiche agricole era guidato dallo stesso Zaia. Secondo quanto emerso dalle ricerche storiche, non solo è attestata ampiamente l'omonimia/identità tra i nomi Prosecco e Prosek, ma anche la risalenza storica del collegamento tra l'area geografica intorno a Trieste e il vino "Prosecco" È, dunque solo a quest'area geografica, del tutto estranea al territorio croato, che può essere ricollegata la storicità della denominazione "Prosecco/Proseck", ha spiegato Zaia.

Un atteggiamento unitario, quello proposto dal Governo, che ha convinto gli attori istituzionali, a partire da Federvini, Uiv, Copagri, Alleana Cooperative, Coldiretti. Segno di un paese unito e consapevole che "l'Italian sounding va contrastato con ogni mezzo", come ribadito da Centinaio. Anche perché, ha ribadito Copagri, il via libero europeo "rappresenterebbe un grave precedente, in quanto porterebbe a un generale indebolimento del sistema di protezione delle DOP e IGP", non solo italiano ma europeo nel suo complesso.

Da qui, la necessità di esercitare uno "sforzo politico per cercare alleati a Bruxelles, trasformando il confronto italo-croato in una battaglia a tutto campo per la tutela della politica europea di difesa e valorizzazione dei prodotti di qualità", come sottolineato dal direttore generale di Federvini, Vittorio Cino, che ha annunciato che, come associazione, Federvini intensificherà "il dialogo con i nostri omologhi francesi, spagnoli, portoghesi e tedeschi, affinché anche la pressione politica sulla Commissione Europea sia massima". Stessa posizione per Uiv, Unione italiana vini, impegnata a manifestare direttamente la contrarietà italiana al commissario all'Agricoltura Wojciechowski, anche coinvolgendo i propri partner internazionali, in primo luogo il Comité Vins, che rappresenta le imprese vitivinicole europee.

Sulla base della documentazione, che determina un evidente e chiarissimo legame storico e geografico tra il Prosecco e il territorio italiano, Centinaio chiede quindi che la Commissione Europea "sia ora custode dei Trattati europei, difenda le 838 Dop e Igp italiane, così come tutte le Dop degli altri paesi dell'Unione da imitazioni ed evocazioni" e si dice "fiducioso che vinceremo". Anche per la Coldiretti "ci sono le premesse per vincere questa battaglia in Europa" mentre, a livello europeo, gli europarlamentari Paolo De Castro e Herbert Dorfmann, coordinatori dei Gruppi S&D e PPE alla commissione Agricoltura, già la scorsa settimana hanno chiesto il supporto "da parte di tutti gli Stati membri e attori coinvolti nella filiera vitivinicola e delle produzioni di qualità, perché manifestino la propria opposizione", rinnoviamo al commissario Wojciechowski la richiesta di "intervenire per scongiurare la protezione della menzione tradizionale 'Prosek', del Parlamento europeo".

Apa

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