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In Italia carico fiscale quasi doppio per le PMI rispetto ai giganti tech

Alessandra Caparello

Sulle piccole imprese in Italia il carico fiscale è quasi doppio rispetto a quello che grava sui giganti tecnologici presenti nel nostro paese. Lo afferma la Cgia di Mestre secondo cui nel 2018 le nostre Pmi hanno avuto un carico fiscale complessivo che si attesta al 59,1% dei profitti, mentre le multinazionali del web presenti in Italia, o meglio le controllate di questi giganti economici ubicate nel nostro Paese, hanno registrato un tax rate del 33,1%. “Un’ingiustizia che grida vendetta, non tanto perché su questi ultimi grava un peso fiscale relativamente contenuto, ma per il fatto che sulle nostre Pmi il peso delle tasse e dei contributi è tra i più elevati d’Europa” afferma il coordinatore dell’Uffici studi della CGIA Paolo Zabeo.

Carico fiscale più alto per le PMI nostrane

Ma perché le controllate italiane delle principali multinazionali del web possono beneficiare di un tax rate del 33,1%? Per il semplice motivo che la metà dell’utile ante imposte – dice la Cgia - è tassato in Paesi a fiscalità agevolata che procura un risparmio fiscale che, nel periodo 2014- 2018, ha sfiorato complessivamente i 50 miliardi di euro. Ma non sono solo i giganti stranieri del web a sfruttare la fiscalità di vantaggio concessa da molti Paesi. Anche i grandi player italiani, da anni hanno trasferito la sede legale principale, o di una consociata, all’estero. FCA, Eni, Enel, Ferrero, Telecom, Saipem, Luxottica Group, Illy, etc. sono molte le holding di casa nostra che hanno deciso di spostarsi nei Paesi Bassi, ad esempio, perché in questo paese è possibile beneficiare sia di una legislazione societaria molto favorevole.