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Italia, deficit/Pil al 9,4% in trim3 2020 su emergenza Covid - Istat

·2 minuto per la lettura
Palazzo Chigi illuminato con il tricolore italiano, a Roma

ROMA (Reuters) - Nel terzo trimestre del 2020 l'indebitamento netto dell'Amministrazione pubblica italiana in rapporto al Pil, appesantito dall'emergenza Covid, è stato pari al 9,4%, in netto peggioramento rispetto allo stesso periodo del 2019 quando era risultato al 2,2%.

Lo riferisce Istat in una nota oggi.

"Come nei primi due trimestri del 2020, l'incidenza del deficit delle Amministrazioni pubbliche sul Pil nel terzo trimestre risulta in forte crescita rispetto al corrispondente trimestre del 2019", osserva l'Istituto, aggiungendo che "in termini assoluti, il peggioramento dei saldi è dovuto sia alla riduzione delle entrate, sia al consistente aumento delle uscite, dovuto alle misure di sostegno introdotte per contrastare gli effetti dell'emergenza economica e sanitaria su famiglie e imprese".

Il dato sul deficit/Pil del secondo trimestre è stato rivisto all'11,2% dal 10,3% precedentemente stimato.

Nel documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles a ottobre, il governo ha fissato il nuovo target di deficit per l'anno appena concluso al 10,5% del prodotto interno lordo, in leggero miglioramento rispetto al 10,8% precedentemente stimato. Il Pil si dovrebbe contrarre del 9%, contro il -8% ipotizzato ad aprile.

Il saldo primario delle AP (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato negativo nel terzo trimestre 2020, con un'incidenza sul Pil del -5,9% (+1,0% nel terzo trimestre 2019). Il saldo corrente delle AP è stato anch'esso negativo, con un'incidenza sul Pil di -3,7% (+0,8% nel corrispondente trimestre 2019).

La pressione fiscale è stata pari al 39,3%, in riduzione di 0,4 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato del 6,3% rispetto al trimestre precedente, mentre la spesa per consumi finali delle famiglie è cresciuta del 12,1%.

Di conseguenza, la propensione al risparmio è stata pari al 14,6%, in diminuzione di 4,4 punti percentuali su base congiunturale, ma in crescita di 6,5 punti rispetto al terzo trimestre del 2019. A fronte di una variazione del -0,3% del deflatore implicito dei consumi, il potere d'acquisto delle famiglie è cresciuto rispetto al trimestre precedente del 6,6%.

La quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 42,2%, è aumentata di 3,2 punti percentuali rispetto al secondo trimestre.

Il tasso di investimento delle società non finanziarie, pari al 22,2%, è aumentato di 0,5 punti percentuali sempre a livello congiunturale.

(Valentina Consiglio, in redazione a Roma Antonella Cinelli)