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Italia e Ue in forte ripresa, ma ora preoccupano Covid ed energia

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(Photo: Thierry Monasse via Getty Images)
(Photo: Thierry Monasse via Getty Images)

L’economia dell’Ue si sta riprendendo dalla recessione pandemica più velocemente del previsto e continuerà ad espandersi, raggiungendo un tasso di crescita del 5 per cento, 4,3 per cento e 2,5 per cento rispettivamente nel 2021, 2022 e 2023. Sono le previsioni economiche d’autunno, presentate oggi dal Commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni. Due le variabili: l’evoluzione della pandemia e il ritmo al quale l’offerta si adegua alla rapida espansione della domanda, in seguito alle riaperture dopo il lockdown. Sul primo aspetto, “il rischio” di una nuova recessione “è particolarmente rilevante negli Stati membri con tassi di vaccinazione relativamente bassi”, scrive la Commissione. Sul secondo punto, preoccupano i rincari sui prezzi dell’energia e le strozzatura nella fornitura di materie prime e componenti essenziali.

Oggi, per dire, il bielorusso Lukashenko minaccia di tagliare il gas all’Europa in ritorsione per le tensioni sui migranti al confine con la Polonia. Gentiloni tenta di smorzare: “L’autonomia in campo energetico nel medio termine sarà fondamentale e nel breve termine certamente dobbiamo lavorare per utilizzare al meglio le relazioni esistenti sia con il Nord Africa, che con la Norvegia e con la Russia, certamente non ci facciamo intimidire dalle minacce di Lukashenko”.

Ripresa anche in Italia, dove il pil continuerà a crescere, pur con alcuni ‘venti contrari’ nel breve termine, gli stessi che pesano sul futuro di tutta Europa: le evoluzioni della pandemia, e dunque eventuali nuove restrizioni all’attività economica, l’inflazione e le strozzature nella manifattura di componenti essenziali per la produzione.

Ad ogni modo, la crescita del Pil italiano dovrebbe attestarsi al 6,2 per cento nel 2021 per poi proseguire al 4,3 per cento nel 2022 e al 2,3 per cento nel 2023. Rispetto alle previsioni estive pubblicate lo scorso 7 luglio si registra un miglioramento delle aspettative sull’economia italiana: le tabelle estive prevedevano infatti una crescita pari al 5 per cento per l’anno in corso e del 4,2 per cento per il 2022. Grazie a questa crescita, dovrebbe calare anche il debito pubblico: dagli attuali 154 punti percentuali sul pil a 151 per cento nei prossimi due anni. Il deficit dovrebbe passare dal 9,4 per cento quest’anno al 5,8 per cento l’anno prossimo, 4,3 per cento nel 2023 (ben 10 paesi dell’Ue avranno il deficit ancora sopra il 3 per cento del pil l’anno prossimo). Ma le pressioni sui prezzi delle materie prime spingeranno l’inflazione oltre il 2 per cento l’anno prossimo.

L’economia si riprende, c’è l’impatto positivo del Next Generation Eu, che nel “medio termine potrebbe aumentare il Pil dell’Ue fino all′1,5 per cento durante i suoi anni di attività”, dice Gentiloni che sottolinea quanto queste simulazioni riguardino “solo gli investimenti e non includono l’impatto positivo delle riforme strutturali, che possono aumentare sostanzialmente la crescita nel lungo periodo”.

Ma, “come l’anno scorso la crescita non sarà uguale per tutti” gli Stati Ue, ricorda il Commissario. Si prevedono ribassi nelle stime di crescita della Germania e della Spagna, mentre per la Francia è previsto un miglioramento. La Germania crescerà del 2,7 per cento nel 2021 e del 4,6 per cento nel 2022. Le precedenti stime pubblicate a inizio luglio davano l’economia tedesca in crescita del 3,6 per cento nell’anno in corso. Stime riviste al ribasso anche per la Spagna, che nel 2021 dovrebbe crescere solo del 4,6 per cento rispetto al 6,2 per cento previsto a luglio. Migliora invece la stima relativa al Pil francese, che crescerà nel 2021 del 6,5 per cento rispetto al 6 per cento netto previsto a luglio.

Buone notizie sul fronte dell’occupazione. “I mercati del lavoro sono destinati a riprendersi e ad espandersi - dice Gentiloni - Con l’attività economica che dovrebbe continuare a crescere, l’occupazione dovrebbe aumentare al di sopra dei livelli pre-pandemia e il tasso di disoccupazione dovrebbe scendere al 6,5 per cento nel 2023”. Già “nel secondo trimestre del 2021 si sono creati circa 1,5 milioni di nuovi posti di lavoro e si è verificato un rapido rimbalzo delle ore lavorate”. L’attivita’ economica dinamica sta “stimolando ulteriormente la domanda di lavoro - continua il Commissario - e anzi stanno emergendo sacche di carenza di manodopera, in particolare nei settori in cui l’attività è maggiormente in aumento. Il tasso di disoccupazione nell’Ue quest’anno dovrebbe rimanere al 7,1 per cento e scendere al 6,7 per cento, il tasso pre-pandemico, nel 2022 e ulteriormente al 6,5 per cento nel 2023. Ma la ripresa dei posti di lavoro non sta avvenendo in modo uniforme tra i settori e le economie” quindi ”è reale il rischio che aumentino le disuguaglianze tra generi, fasce di età e settori della società”.

“L’incertezza rimane molto alta - insiste Gentioni - Primo, se ci saranno nuove restrizioni all’attività economica questo può avere un impatto sulla ripresa, sebbene minore che in passato”. E poi l’altro elemento di incertezza è legata all’inflazione e ai rincari sui prezzi dell’energia e delle materie prime, soprattutto. “Si prevede che anche l’aumento dei prezzi dell’energia, in particolare per il gas naturale e l’elettricità, smorzerà la dinamica di crescita a breve termine - sottolinea il Commissario - L’aumento dei prezzi dell’energia” unito alle strozzature dell’offerta “si aggiungono agli attuali sviluppi dell’inflazione. L’inflazione complessiva al netto dell’energia e degli alimenti non trasformati ha raggiunto il 2,1 per cento in ottobre”.

Nell’Eurozona, dal 2,4 per cento nel 2021, l’inflazione dovrebbe calare al 2,2 nel 2022 e all’1,4 per cento nel 2023. Ma lo scenario è più preoccupante a livello di Unione Europea: nel 2021, 2022 e 2023 l’inflazione sarà rispettivamente al 2,6 per cento, 2,5 per cento e 1,6 per cento. “Dobbiamo monitorare da vicino l’inflazione e adeguare le nostre politiche se necessario”, dice il vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis, spezzando una piccola lancia a favore della revisione delle regole fiscali sulla quale Palazzo Berlaymont ha avviato una consultazione tra gli Stati membri, in vista della riattivazione del Patto di stabilità nel 2023.. “Per restare sulla buona strada, ora dobbiamo concentrarci sull’attuazione degli investimenti e delle riforme pianificate nell’ambito dello strumento per la ripresa e la resilienza per aumentare il nostro potenziale economico”, conclude.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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