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Italia.it rischia di chiudere: il flop dei siti istituzionali italiani

Angela Iannone

Impostazione grafica moderna, buona usabilità, sezioni tematiche ad hoc, canali social aggiornati. Elementi che non bastano a mantenere in piedi Italia.it, l'ormai famoso portale di promozione turistica del Bel Paese patrocinato dal governo che rischia la chiusura, dopo essere costato oltre 22 milioni di euro.



L'homepage del sito Italia.it

A dare la notizia, il sito Wired.it: il portalone, lanciato nel 2004, è privo di risorse e non ha promozione. In più manca la sezione per gli internauti russi e cinesi, non è chiara la gestione e la redazione che ne cura i contenuti non riceve lo stipendio da tempo, motivo che li spingerà a breve a bloccare i lavori, a meno di un anno dall' inizio di Expo 2015, evento che attirerà milioni di visitatori.

Una storia travagliata quella di Italia.it: il progetto nasce nel 2004 sotto il governo Berlusconi, che affida all'allora ministro dell'Innovazione e delle Tecnologie Lucio Stanca l'idea di un portale per promuovere le bellezze artistiche e naturalistiche del Paese. Iniziano i lavori, che si protraggono per anni, passando da Berlusconi a Prodi e di nuovo a Berlusconi.

Guarda anche: gli sprechi di soldi pubblici più clamorosi dei siti Internet istituzionali


Una storia lunga e non priva di polemiche: il portale, messo on line nel 2007 con il ministro Rutelli, non piace perchè troppo lento, difficile da navigare, con pochi contenuti e tanti errori tecnici. Così, per migliorarlo, continuano gli stanziamenti di fondi, utilizzati inutilmente, perchè nel 2008 Italia.it chiude. Viene rianimato un anno dopo, dal duo Brunetta-Brambilla, allora rispettivamente ministro della Pubblica Amministrazione e del Turismo, con l'obiettivo di inserire contenuti all'avanguardia, tra cui la possibilità di fare tour virtuali a 360 gradi in più di cento località italiane, investendo ulteriori 8 milioni e 600mila euro, a cui seguono costantemente polemiche, tra cui la principale: il rapporto qualità-prezzo che non paga.

Eppure  Italia.it nel corso di questi anni ha attratto molti visitatori, merito anche delle sezioni social (un canale Youtube, una pagina Facebook con 212 mila Likes, un link a Google+ e anche una pagina su Twitter) aggiornate e seguite (il TAT, Talking about this è di circa il 40%, superiore alla maggior parte delle altre pagine europee). Il portale ha anche aggiunto una pagina multimediale, con la possibilità di scaricare app turistiche, ha aggiunto una sezione sui consigli di viaggio e altri contenuti, come le ricette tipiche delle regioni d'Italia. Insomma, in dieci anni ha provato a rimettersi in carreggiata, ma nonostante tutto, pare che sia sulla via del tramonto. Perchè?
"Italia.it ha sofferto anche del male italico di un giornalismo che, preso per buono lo scoop di un quotidiano credibile, ne ha ritratto i difetti veri e presunti a cominciare dai suoi costi, per anni valutati intorno ai 50 milioni di euro", scoprendo invece che ne sono stati spesi 22 milioni in 12 anni, "incassati - scrive Wired - in gran parte da Aci Informatica (la società in house di ACI automobile club, vigilata dal Ministro del Turismo e oggi dal Mibact) per la conduzione tecnica e poi da Promuovitalia per i contenuti". C'è poi la concorrenza, come il sito del Mibact, con tanti contenuti e sezioni, più versioni in inglese, spagnolo, francese e tedesco, che rendono Italia.it una copia minore.

In attesa di scoprire le sorti di Italia.it, scopriamo che quello di investire risorse in siti di promozione turistica che si rivelano dei flop è un'abitudine italiana.
Basta prendere due esempi: Internet Culturale e Roma Expo Shangai 2010. Il primo nasce nel 2005 e si prefigge lo scopo di creare un motore di ricerca che consente un accesso integrato alle risorse digitali e ai cataloghi di biblioteche, archivi e altre istituzioni culturali italiane. Legato al Mibatc e al Servizio Bibliotecario Nazionale, Italia Culturale è costato 37 milioni di euro e oggi, dopo numerose polemiche legate all'inutilità e all'obbligo di pagare molti servizi, compare questo: Not Found.
Il secondo invece, lanciato per l'Expo di Shanghai 2010 e costato 1,4 milioni di euro, ha avuto vita breve: aggiornato soltato per la settimana in cui Roma era presente all'Esposizione universale cinese, è rimasto on line, inutilizzato. Anche perchè il Comune di Roma un suo portale ce l'aveva già.