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"In Italia rischi da e-cig bassi ma istituzioni vigilino"

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Più indagini e studi e un'attenzione maggiore da parte delle autorità sanitarie nazionali per evitare, in Europa e in Italia, quello che è accaduto negli Usa con i decessi e i casi di malattie polmonari tra i giovani consumatori di e-cig. "C'è bisogno di più studi in questo settore perché non tutto è chiaro sugli effetti delle sigarette elettroniche sulla salute e soprattutto quali sono le conseguenze sui più giovani che usano questi dispositivi". A parlare, all'Adnkronos Salute, è Cliff Douglas, vice presidente American Cancer Society for Tobacco Control, tra i relatori del 'The E-cigarette Summit. Science, regulation & public Health', in corso a Londra nella sede della Royal Society. 

"La raccomandazione che darei a qualsiasi autorità sanitaria che deve prendere una posizione su questo tema - sostiene Douglas - e che serve una regolamentazione chiara e forte rispetto a questo settore in modo che le persone siano ben informate sull'impatto minore di questi dispositivi, molto meno dannosi delle sigarette".  

"L'epidemia infatti - ha ricordato Deborah Arnott, responsabile Action on Smoking and Health (Ash) - non è scoppiata qui in Europa dove da tempo ci sono le sigarette elettroniche e sono sottoposte a una stringente regolamentazione. Le autorità italiane ed europee dovrebbero continuare a vigilare e studiare gli impatti a lungo termine dei dispositivi ma non accadrà quello è successo negli Usa perché il mercato in Europa e in Italia è altamente regolato". Per entrambi gli esperti è necessario che le autorità sanitarie "siano più presenti" sul tema con posizioni chiare e basate su ricerche scientifiche.  

"Non abbiamo ancora capito come vigilare sulla commercializzazione di questi prodotti affinché non li usino i minori ma solo gli adulti - ha aggiunto - che altrimenti continuerebbero a fumare o che hanno difficoltà a smettere utilizzando altri metodi per abbandonare le sigarette tradizionali. Quindi la ricerca scientifica è fondamentale per rispondere a questi requisiti". Secondo Douglas, inoltre è anche necessario "un forte impianto regolatorio per fare in modo che le industrie applichino delle stringenti pratiche commerciali in modo che non vengano coinvolti i minori e le persone che non dovrebbero usare questi prodotti".  

Per Deborah Arnott "occorre mettere in campo tutte le informazioni che oggi abbiamo, anche le notizie che arrivano dai Cdc Usa. Le autorità sanitarie americane sono state molto chiare circa questa epidemia e sul fatto che è stata causata da liquidi inappropriati usati dai ragazzi. Infatti - ha concluso - il 33% di chi è stato colpito da problemi ai polmoni è 'under 21' e non adulti che le usavano da molti anni".