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Italiani sotto stress per lo smart working

Matia Venini
·3 minuto per la lettura
Italiani sotto stress per lo smart working
Italiani sotto stress per lo smart working

Una ricerca condotta da marzo a novembre 2020 evidenzia i problemi causati del lavoro agile: troppe le password da ricordare e le fonti da controllare

La pandemia di Covid-19 ha costretto molte aziende a far lavorare i propri dipendenti da casa, consacrando definitivamente lo smart working. Se questa pratica da un lato ha portato grandi vantaggi, come il risparmio di tempo e una migliore gestione del lavoro da parte dei professionisti, dall’altro può essere una grande fonte di stress. È quanto emerge da una ricerca condotta marzo a novembre 2020 da OpenText, società specializzata in soluzioni e software di Enterprise Information Management.

I FATTORI DI STRESS

Stando ai risultati della ricerca, che ha coinvolto 2.000 intervistati in tutta Italia, il 39% dei professionisti ha indicato tra le maggiori cause di tensione dello smart working le troppe password da ricordare. La quantità eccessiva di informazioni e dati da gestire è un problema per il 23% del campione, mentre per il 22% sono troppi i tool da monitorare durante la giornata. Il 16% degli intervistati ha affermato inoltre di non riuscire a staccare mai la spina durante la giornata.

UNA PIOGGIA DI INFORMAZIONI DIFFICILI DA GESTIRE

E-mail, applicazioni, social media, server aziendali: le fonti da controllare sono tante e in continuo aumento. Un fenomeno che provoca disagio al 74% degli intervistati e che nel lungo periodo può anche scatenare esaurimenti nervosi in molte persone. Per rimanere al passo con la pioggia quotidiana di informazioni, il 22% del campione intervistato utilizza contemporaneamente ogni giorno più di dieci account telematici. Solo il 36% dei professionisti è in grado di limitare a tre o meno il numero di risorse a cui accedere per completare un progetto. Questa situazione è stata però utile per acquisire maggiore velocita sul lavoro, come affermato dal 40% del campione.

PROBLEMI ORGANIZZATIVI E RELAZIONALI

Se lo smart working dovesse diventare la normalità anche dopo la pandemia, secondo la ricerca di OpenText emergerebbero diverse difficoltà di natura organizzativa e relazionale. Per quasi due professionisti su dieci, infatti, uno dei maggiori problemi del lavoro agile è la condivisione delle informazioni con i colleghi, seguito dalla capacità di mantenere con loro la collaborazione (indicato dal 20% degli intervistati) e dalla perdita di motivazione (19%).

“LE AZIENDE DEVONO TROVARE SOLUZIONI”

“Gli utenti utilizzano un numero sempre maggiore di servizi digitali in ogni ambito, dalla comunicazione con i propri cari all’accesso ai servizi bancari, fino all’acquisto di generi alimentari”, ha commentato i risultati della ricerca Antonio Matera, regional sales director di OpenText Italy. “Allo stesso modo, molte aziende stanno sfruttando servizi nuovi per garantire ai dipendenti di poter lavorare da casa in sicurezza. Tuttavia, se da un lato i professionisti si sono dimostrati disposti ad adottare strumenti diversi, dall’altro si stanno delineando nuove sfide, poste dalla necessità di gestire account e fonti di informazione molteplici. Le aziende devono quindi saper riconoscere questo fenomeno, cercando soluzioni che riducano le complessità e semplifichino i processi, per offrire esperienze di lavoro in grado di riflettersi positivamente anche sui livelli di produttività”.