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Iva su alberghi e ristoranti, scoppia il caso sugli aumenti

Chiara Merico
Iva su alberghi e ristoranti, scoppia il caso sugli aumenti

Albergatori e consumatori sul piede di guerra per l’ipotesi di una rimodulazione dell’Iva sui loro esercizi, circolata nei giorni scorsi sulla stampa. Ma il Mef smentisce

È servita una smentita del governo, arrivata nella tarda serata di domenica, per riportare il sereno tra albergatori e ristoratori, dopo che nei giorni scorsi sulla stampa era circolata l’ipotesi che il governo stesse cercando risorse per abbassare le tasse aumentando l’Iva per hotel e ristoranti.

PROTESTE DALLA FIPE

Un’idea che ha subito suscitato polemiche. "Il governo dice di voler ridurre le imposte sui ceti medio bassi e per farlo propone di alzare l’Iva sul turismo, in particolare hotel e ristoranti, come se fossero soltanto i turisti stranieri a mangiare fuori casa o dormire in albergo”, ha fatto notare Roberto Calugi, direttore generale di Fipe, la Federazione italiana dei pubblici esercizi. “Ovviamente non è così: ogni giorno circa 10 milioni di lavoratori pranzano nei bar e nei ristoranti e lo fanno per necessità, non certo per scelta. Un aumento dell’Iva colpirebbe innanzitutto loro. Le risorse per ridurre l’Irpef vanno trovate altrove".

PENALIZZARE I TURISTI STRANIERI

"Come se non bastasse – ha aggiunto Calugi - l’idea di rendere più salato il conto al ristorante per i turisti stranieri tradisce un paradosso di fondo: sono sempre di più le persone che arrivano in Italia per vivere un’esperienza non solo artistica, ma soprattutto enogastronomica, resa possibile dalla professionalità dei nostri cuochi e ristoratori. Penalizzare questa fetta di mercato, sulla quale in queste settimane già pesa l’insicurezza dovuta al Coronavirus, rischia di essere controproducente per tutti".

UN SETTORE DINAMICO

"Negli ultimi 10 anni l’occupazione nel settore della ristorazione è cresciuta del 20%, mentre negli altri comparti è scesa del 3,4%”, ha ricordato Calugi. “Mortificare uno dei pochi settori dinamici, capace di dare lavoro a 1,2 milioni di persone, non è certo una soluzione vincente per rilanciare i consumi e, più in generale, l’economia dell’intero Paese".

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AGGRAVIO DELLE TARIFFE

E anche l’associazione dei consumatori Codacons ha espresso il massimo disappunto per l’ipotesi. “Si tratta di una proposta oscena, che non colpirebbe certo il lusso o i ricchi, ma la totalità dei consumatori, creando peraltro un danno all'economia nazionale – ha spiegato il presidente Carlo Rienzi - in quanto un eventuale incremento delle aliquote in tali settori andrebbe a colpire in particolare il turismo, determinando un aggravio delle tariffe a danno dei visitatori e allontanando i turisti, sia italiani che stranieri, dalle nostre città, a totale vantaggio della concorrenza straniera".

EFFETTI DISASTROSI

"Ribadiamo la nostra totale contrarietà – ha aggiunto Rienzi - a qualsiasi incremento dell'Iva, perché in un momento storico in cui i consumi delle famiglie sono fermi e l'emergenza coronavirus rischia di avere effetti pesanti sull'economia nazionale, un rialzo delle aliquote determinerebbe effetti disastrosi per il Paese e per le casse pubbliche".

MEF: IPOTESI INFONDATA

L’ipotesi, comunque, come ha precisato il Mef è destituita di ogni fondamento: non ci sarebbero allo studio incrementi selettivi dell’Iva, in particolare nel settore alberghiero e della ristorazione. Il lavoro per la semplificazione e riduzione della pressione fiscale, ha fatto sapere via XX Settembre, è focalizzato sull’Irpef.