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Jobs Act e legge di Stabilità: perché ci guadagnano solo le aziende

Davide Mazzocco

Mancano ancora i decreti attuativi, ma il mix del Jobs Act e della Legge di Stabilità rischia di essere “letale” per i neoassunti e un vero e proprio “assist” per le imprese che, secondo una simulazione condotta dalla Uil, avrebbero tutta la convenienza a licenziare i lavoratori prima che scattino le tutele crescenti che dovrebbero sostituire in maniera progressiva tutte le vecchie forme di contratto.

Lo studio condotto dalla Uil e presentato la scorsa settimana ai quadri Uil di Rieti, a pochi giorni dallo sciopero generale di venerdì 12 dicembre, dimostra come per i lavoratori assunti nel 2015, con uno stipendio lordo medio di 22mila euro, un licenziamento a fine anno rappresenterebbe un saldo positivo di 4392 euro, contro i 13190 euro di saldo positivo al termine dei primi tre anni dall’assunzione.

All’origine di questo guadagno per le aziende ci sarebbero da una parte la decontribuzione per le nuove assunzioni, dall’altra le nuove regole sui licenziamenti che entreranno in vigore con i decreti attuativi della legge delega sulla riforma del lavoro. Restano ancora da definire i dettagli dell’attivazione del reintegro per i licenziamenti illegittimi e la quantificazione degli indennizzi, ma nella simulazione realizzata da Uil il divario fra decontribuzioni e incentivi provoca il paradosso di un licenziamento estremamente lucrativo per le imprese.

Possibile che il Jobs Act, dopo mesi di discussioni, sia passato senza che al Ministero del Lavoro nessuno abbia configurato questa ipotesi?





Jobs Act: cosa cambia per i lavoratori

Il calcolo fatto dalla Uil su un lavoratore assunto il 1° gennaio 2015 e licenziato a fine anno darebbe (con uno stipendio annuo lordo di 22mila euro) un saldo positivo per le aziende di 4392 euro ovverosia la differenza fra la decontribuzione di 6390 euro e l’indennizzo di 2538 euro.

Qualora lo stesso lavoratore venisse licenziato al termine del suo terzo anno di lavoro, la differenza fra i 20790 euro di benefici fiscali e i 7600 euro di indennizzo sarebbero ben 13190 euro.  

Qualora le simulazioni della Uil dovessero essere confermate ci si troverebbe di fronte a veri e propri incentivi al licenziamento. Il tutto in un mercato del lavoro nettamente diviso fra lavoratori tutelati e precari. Da una parte i lavoratori garantiti dall’articolo 18 difficilmente lasceranno un posto di lavoro con simili tutele, dall’altra i nuovi dipendenti, con simili agevolazioni in caso di licenziamento “precoce”, diventeranno precari camuffati da dipendenti. E le aziende non solo avranno vita facile a licenziare, ma saranno persino incentivate a farlo.