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Johnson, ministri in pressing per dimissioni. Ma lui non molla

(Adnkronos) - Diversi ministri britannici a Downing Street per vedere il premier Boris Johnson, mentre salgono le pressioni perché si dimetta. Secondo i media, i ministri sono divisi fra i lealisti pronti a fare quadrato attorno al premier e i ribelli che chiedono un suo passo indietro. A quanto scrive la Bbc, fra questi ultimi c'è anche Nadhim Zahawi, che ieri ha accettato l'incarico di Cancelliere dello Scacchiere, ovvero ministro delle Finanze, in sostituzione del dimissionario Rishi Sunak. Anche il ministro dei Trasporti, Grant Shapps, che aveva sostenuto Johnson durante lo scandalo del partygate, sarebbe ora fra i ribelli. La ministra dell'Interno Gb, Priti Patel, che finora appoggiava il premier, ne avrebbe chiesto le dimissioni riferisce la 'Bbc'.

Intanto l'influente Segretario di Stato per le comunità e i governi locali Michael Gove, che oggi ha chiesto a Johnson di lasciare, sarebbe stato 'licenziato' dal premier britannico, riferisce la 'Bbc'. L'esponente tory era stato avversario di Johnson nelle elezioni per la leadership nel 2019 dopo le dimissioni di Theresa May.

Boris Johnson però, almeno per ora, non ha intenzione di mollare: ai ministri ha infatti detto che non si dimetterà, sostenendo che la sua uscita dal governo causerebbe "caos" e vedrebbe "i conservatori quasi certamente sconfitti" alle prossime elezioni, spiega su Twitter il redattore politico del Daily Mail Jason Groves.

A restare fedele a Johnson è invece Nadine Dorries, la segretaria per il digitale e la Cultura britannica. Il premier, ha detto uscendo da Downing Street, "vuole continuare a battersi. Pensa di avere abbastanza sostegni intorno a lui per andare avanti".

Sale intanto ad almeno 43 il numero di funzionari del governo britannico - ministri, sottosegretari, collaboratori - che hanno lasciato il loro incarico in contrasto con il premier. Gli ultimi finora, sono Danny Kruger che faceva parte dell'ex dipartimento guidato da Michael Gove; James Daly, il segretario parlamentare del Dipartimento del lavoro e delle pensioni e David Mundell che si è dimesso dal suo ruolo di inviato commerciale in Nuova Zelanda. Via anche il segretario di Stato per il Galles Simon Hart. Nella sua lettera di dimissioni a Boris Johnson, Hart sottolinea che "non c'era altra opzione che quella di dimettersi dal ruolo di segretario di stato per il Galles. I colleghi hanno fatto del loro meglio in privato e in pubblico per aiutarti a far andare avanti la nave, ma è con tristezza che sento che abbiamo superato il punto in cui ciò è possibile".

"Ora è solo questione di come possa uscire di scena", quanto ha detto alla Bbc un importante alleato di Boris Johnson, sottolineando che i deputati conservatori hanno ribadito la loro lealtà al premier ma aggiunto che "la situazione non è sostenibile". Ed hanno sottolineato che una lotta per la leadership all'interno del partito sarebbe disastrosa per i Tories.

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