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JP Morgan: l'obbligazionario non deve temere l'inflazione USA

Virgilio Chelli
·3 minuto per la lettura
JP Morgan: l'obbligazionario non deve temere l'inflazione USA
JP Morgan: l'obbligazionario non deve temere l'inflazione USA

Il Bond Bullettin di J.P. Morgan Asset Management consiglia di monitorare comunque la situazione per un'eventuale gestione tattica, ma esclude che possano ripetersi scenari simili al ‘taper tantrum’ del 2013

Nei prossimi mesi l’inflazione potrebbe rialzare la testa in America. Anche se non si può escludere uno scenario da “taper tantrum”, quando il capo della Fed Bernanke decretò la fine del Quantitative Easing post-Lehamn, l'effetto più probabile dovrebbe limitarsi a un aumento graduale dei rendimenti. Per gli investitori obbligazionari resta comunque indispensabile mettere regolarmente in discussione questa visione. L’inflazione potrebbe mandare in fumo l’aspettativa di un aumento graduale e moderato dei tassi aprendo a una gestione della duration in chiave tattica, poiché il mercato potrebbe reagire in modo eccessivo con un’accelerazione più forte del previsto. Resta comunque ferma la convinzione che un aumento dell’inflazione sarà temporaneo e che la linea accomodante della Federal Reserve garantirà un graduale aumento dei rendimenti, evitando un picco.

MOLTI FATTORI INDICANO INFLAZIONE

È la conclusione cui giunge il Bond Bulletin settimanale a cura dal team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management, secondo cui nei prossimi mesi diversi fattori potrebbero dare impulso all’inflazione, dopo il tracollo nella primavera scorsa. Le proiezioni sull’inflazione USA prospettano un aumento dall’attuale 1,4% al 3% a aprile e maggio, soprattutto nei servizi. Ma perché non sia solo un fenomeno passeggero, dovrebbe salire anche nel segmento abitativo, dove invece è molto debole. Pertanto un’accelerazione è concretizzabile quando le misure di lockdown verranno revocate e il mercato del lavoro migliorerà, ma secondo il Bond Bullettin è altamente improbabile che subisca un’impennata.

LA FED GARANTIRA’ UN PASSAGGIO GRADUALE

Il team di J.P. Morgan Asset Management consiglia comunque di monitorare gli ostacoli che potrebbero frenare le campagne vaccinali e sottolinea che la durata dell’accelerazione dei prezzi al consumo potrebbe essere stata sottostimata. Pertanto sussiste la possibilità che il mercato reagisca in modo eccessivo, spingendo al rialzo i rendimenti. No sarebbe la fine delle opportunità sul reddito fisso, perché ciò che conta è la velocità. Uno scenario da ‘taper tantrum’ metterebbe i mercati in gravi difficoltà, ma il team di di J.P. Morgan Asset Management non si aspetta che si verifichi, oltretutto dopo la svolta della Fed sul target di inflazione.

RISCHIO DI DEFLUSSI DAL DEBITO EMERGENTE

Secondo gli esperti di di J.P. Morgan Asset Management, i rendimenti dei Treasury decennali hanno raggiunto il massimo di periodo, puntando all’1,5-2% con il progredire delle campagne vaccinali, la riapertura delle economie e l’implementazione di ulteriori stimoli fiscali. Il rischio è piuttosto quello di assistere a deflussi significativi, in particolare dai mercati più sensibili a un aumento dei tassi, come il debito dei Mercati Emergenti, ma per ora sembra poco probabile per l'elevata liquidità che continua a sostenere i mercati obbligazionari.

CI SARA’ ANCORA DOMANDA PER I SETTORI A SPREAD

Al proposito il team di di J.P. Morgan Asset Management ricorda che rispetto al periodo che precedette il ‘taper tantrum’ nella primavera del 2013, gli attivi dei fondi del mercato monetario sono oltre 2,5 volte superiori, attestandosi a 3.600 mld di dollari. Per questo, prevedendo un quadro di tassi in aumento moderato e guidato da una congiuntura economica in miglioramento con temporanea ripresa dell’inflazione, per il team di di J.P. Morgan Asset Management è ragionevole prevedere che la domanda per i settori obbligazionari a spread continuerà.