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##Juncker, appello ai greci: al referendum votate contro Tsipras

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Bruxelles, 29 giu. (askanews) - Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, si è rivolto direttamente al popolo greco, parlando (in francese, inglese e tedesco) davanti alla stampa internazionale oggi a Bruxelles, per lanciare un appello drammatico: "Qualunque sia la questione che sarà sottoposta al voto dei cittadini domenica prossima - ha detto - vi chiedo di votare 'sì'. Perché da quel voto partirà un segnale per la Grecia e per il resto dell'Eurozona. Se il popolo greco, responsabile, cosciente del suo ruolo nazionale ed europeo, voterà 'sì', il messaggio che sarà ricevuto negli altri paesi membri dell'euro, e al di là dell'Unione europea, e nel mondo, sarà che la Grecia vuole restare insieme agli altri paesi dell'Eurozona e dell'Ue".

Il referendum di domenica prossima è stato convocato dal premier greco Alexis Tsipras, venerdì scorso in serata, mentre a Bruxelles i suoi negoziatori stavano trattando su un accordo sulle misure richieste dalle tre "istituzioni" rappresentanti i creditori (Commissione europea, Bce, Fmi) per prorogare il programma di aiuti finanziari ad Atene oltre la sua scadenza del 30 giugno. Tsipras ha deciso di sottoporre al voto del popolo proprio la proposta di accordo con le richieste dei creditori su cui si stava ancora negoziando, e ha chiesto agli elettori di votare "no". L'accordo prevedeva di finanziare con circa 15 miliardi di euro tutti i pagamenti che Atene deve ai suoi creditori nei prossimi cinque mesi.

L'appello di Juncker, che finora aveva sempre rifiutato anche solo di prendere in considerazione l'ipotesi "Grexit", pone per la prima volta la questione nei termini di una scelta fra stare fuori o dentro l'Ue, che i cittadini greci si troveranno a dover fare. Ed è anche la prima volta nella storia dell'Ue che un presidente della Commissione si rivolge direttamente al popolo di un paese membro, per chiedergli di sconfessare il capo del governo che ha eletto, votando in senso opposto a quello da lui richiesto. Sapendo che vittoria del "sì" comporterebbe quasi certamente una caduta del governo di Atene.

Il presidente della Commissione ha difeso con forza la proposta negoziale che Tsipras ha rifiutato e sottoposto a referendum, affermando che "non è un pacchetto di misure di austerità stupida", e sottolineando che "non ci sono tagli ai salari, né alle pensioni" e che "crea più giustizia sociale, più crescita economica e una pubblica amministrazione più moderna e trasparente".

Juncker ha parlato in termini durissimi di Tsipras, dicendo di essersi sentito "un po' tradito" e accusandolo praticamente di non assumere le decisioni responsabili nell'interesse del popolo greco che ci si attenderebbe da lui. "Sentiamo parlare di ultimatum, di proposte di accordo da prendere o lasciare, di ricatto; ma chi ha fatto questo? Da dove vengono gli insulti, le minacce, i frantendimenti, le mezze frasi che portano l'immaginazione di chi ascolta molto lontano, troppo lontano? Venerdì sera eravamo ancora una volta, dopo mesi di discussioni, determinati, pazienti, attorno a un tavolo a lavorare al migliore accordo possibile. Questo slancio - ha lamentato il presidente della Commissione - è stato spezzato in modo unilaterale dall'annuncio del referendum e dalla volontà di fare campagna per il 'no' a quest'accordo, e soprattutto non dicendo tutta la verità".

"Dirò ai greci, che amo profondamente - ha osservato il presidente della Commissione -, che non bisogna suicidarsi perché si ha paura della morte. Bisogna votare 'sì', indipendentemente dal quesito che sarà posto, e che gli altri europei ignorano; bisogna votare 'sì' perché i cittadini greci responsabili, dignitosi, fieri, a giusto titolo, di sé stessi e del loro paese, devono dire sì all'Europa", ha insistito Juncker, concludendo con una frase in greco: "La Grecia è Europa, l'Europa è la Grecia".