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Kerry punta sull'Italia per il clima, ma la Germania gioca d'anticipo

·Special correspondent on European affairs and political editor
·2 minuto per la lettura
WASHINGTON, DC - APRIL 22: Special Presidential Envoy for Climate John Kerry speaks during a press briefing at the White House on Thursday, April 22, 2021 in Washington, DC. (Photo by Jabin Botsford/The Washington Post via Getty Images) (Photo: The Washington Post via Getty Images)
WASHINGTON, DC - APRIL 22: Special Presidential Envoy for Climate John Kerry speaks during a press briefing at the White House on Thursday, April 22, 2021 in Washington, DC. (Photo by Jabin Botsford/The Washington Post via Getty Images) (Photo: The Washington Post via Getty Images)

Prima tappa: Roma. Inizia dall’Italia il viaggio in Europa di John Kerry, l’inviato speciale di Joe Biden sul clima. Solo dopo, Kerry andrà a Londra e Berlino, per una missione che durerà fino al 19 maggio. Ma la novità arriva proprio dalla Germania. Angela Merkel sfida tutti nella lotta ai cambiamenti climatici con una nuova proposta: ridurre i gas nocivi del 65 per cento e non più il 55 per cento entro il 2030, arrivare a zero emissioni nel 2045 e non solo nel 2050, tassare i prodotti inquinanti. È la risposta della cancelliera alla Corte Costituzionale che le aveva respinto la legge precedente, ma soprattutto è la sua sfida ai Verdi, che le fanno ombra e concorrenza nei sondaggi in vista delle elezioni di settembre. Il risultato è che, almeno a parole, Merkel è più avanti dello stesso Biden che pure ha rivisto al rialzo gli obiettivi Usa per la lotta ai cambiamenti climatici.

Oggi a Roma Kerry ha incontri con i ministri Luigi Di Maio, Roberto Cingolani, Giancarlo Giorgetti e il gotha dell’industria italiana. Domani mattina quello con Mario Draghi. Obiettivo stringere i bulloni dell’alleanza con l’Europa per la lotta ai cambiamenti climatici, in vista degli incontri del G20 a presidenza italiana e soprattutto della Cop26, la conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici che si terrà a Glasgow a novembre. Ma, benché solida alla luce del cambio di amministrazione Usa dopo l’era Trump, negazionista delle teorie sul riscaldamento globale, l’alleanza tra gli Stati Uniti e l’Ue per la lotta alle emissioni nocive non è liscia come olio.

Washington non vede di buon occhio l’introduzione della carbon tax (tecnicamente: ‘meccanismo di aggiustamento delle frontiere’) che la Commissione Europea proporrà a giugno per i beni importati da paesi terzi e prodotti da industrie inquinanti, principalmente ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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