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L’aria rarefatta delle altitudini

Pierluigi Gerbino
 

Anche ieri i mercati hanno tentato la difficile impresa di salire senza motivi oltre la loro incrollabile fiducia nel futuro.

E’ l’esperienza di un passato che ormai dura da oltre 10 anni a fornire questa cieca convinzione che il destino dei mercati sia inevitabilmente votato al rialzo perenne.

Innumerevoli volte in questo decennio l’indice SP500, che è il capo del branco dei listini azionari mondiali, ha guidato verso l’infinito (…e oltre, direbbe Buzz Lightyear, il celebre astronauta del cartoon Toy Story) le borse mondiali, riprendendo a partire dall’aprile 2013 l’abitudine a battere record storici, che aveva abbandonato ad ottobre del 2007 e quasi scordato durante la grande crisi del 2008 e 2009. 

La frequentazione dello spazio, oltre l’atmosfera dell’economia reale e contro la forza di gravità del buon senso, lo ha indotto più volte ad accelerare euforicamente, allontanandosi dalla sua direzionalità di lungo periodo, che potremmo identificare con la media mobile a 200 sedute. Le esagerazioni più forti, ma anche quelle meno immotivate, poiché segnavano la forte ripresa dopo il crollo dei mercati del 2008, furono realizzate nei primi 3 anni di rimbalzo. Dopo il ritorno al record del 2014, cioè negli ultimi 5 anni di salita, l’indice ha trovato una sorta di ostacolo a continuare i suoi rally quando arrivava ad allontanarsi del 7% dalla media a 200 periodi. Solo due volte, in febbraio-marzo del 2017 e nel dicembre 2017-gennaio 2018 è ad allontanarsi significativamente e per un periodo abbastanza lungo dalla sua media a 200 sedute oltre il 7%. Dopo la sua ultima performance, a cavallo tra il 2017 e 2018, non è mai più riuscito ad allontanarsi oltre il 7% dalla sua media. Anzi, tutte le volte che è arrivato nei pressi di questa barriera, sono partite correzioni anche significative.

Possiamo quindi identificare l’avvicinamento al 7% di sovraperformance rispetto alla sua”normalità”  come un campanello d’allarme per gli investitori, poiché fa scattare il conto alla rovescia per la correzione.

Ebbene, avviso che il giorno 8 novembre l’indice SP500 ha portato la lunghezza del guinzaglio rialzista che lo lega alla media al 6,43%, cioè a pochissima distanza dal limite del 7%.

I tempi cominciano a maturare per pensare ad una correzione. Comunque chi si mette a comprare con ottiche non di breve termine e senza rete di protezione si espone a petto nudo alla possibile gelata che potrebbe arrivare.

Pertanto tendo ad osservare il ritocco del massimo storico di un paio di punti, che ieri l’indice SP500 ha fatto, per poi invertire la direzione ed ammosciarsi ad una chiusura solo lievemente positiva, più un segno di esaurimento della spinta che una manifestazione di forza.

E il vedere l’indice di Hong Kong stamane perdere altri 2 punti percentuali e trascinare in negativo le borse cinesi pare una conferma che è oggi sia bene farsi accompagnare dalla cautela più che dall’euforia.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online