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L’asset allocation strategica alleata nella lotta al cambiamento climatico

Fabrizio Arnhold
·3 minuti per la lettura
L’asset allocation strategica alleata nella lotta al cambiamento climatico
L’asset allocation strategica alleata nella lotta al cambiamento climatico

Per Aberdeen Standard Investments, anche le decisioni in tema di investimenti possono determinare l’impatto di un portafoglio a livello ambientale, sociale e di governance

L’asset allocation non è solo una questione di rendimenti. Le decisioni relative all’allocazione dei capitali di investimento, infatti, riguardano anche la vita delle persone. Partendo dal cambiamento climatico. “Per raggiungere gli obiettivi sul clima concordati a livello mondiale, sono necessari altri 1.500 miliardi di dollari l’anno allo scopo di finanziare la transizione verso un’economia a basso impatto di carbonio”, spiega Craig Mackenzie, Head of Strategic Asset Allocation e Global Stratetgy di Aberdeen Standard Investments.

GLI ACCORDI DI PARIGI

La maggior parte dei governi mondiali, nel 2015, durante la Framework Convention delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, ha preso atto della necessità di evitare un cambiamento climatico pericoloso. L’impegno assunto è stato quello di mantenere l’incremento della temperatura globale “ben al di sotto” dei 2 gradi, rispetto ai livelli preindustriali. “Per sperare di raggiungere questi obiettivi, sarà necessario ridurre le emissioni di gas serra nel mondo entro il 2050”, continua l’analisi di ASI. Iniziando dalla decarbonizzazione.

LA DECARBONIZZAZIONE DELLA PRODUZIONE DI ENERGIA

Per Aberdeen Standard Investments, “il primo passo per raggiungere gli obiettivi sul clima di Parigi è la decarbonizzazione della produzione globale di energia”. Il settore dell’energia, infatti, è il maggiore responsabile delle emissioni globali. Questa transizione, però, richiede enormi capitali. “Ad oggi gli investimenti nell’energia rinnovabile a livello globale sono pari a 350 miliardi di dollari l’anno - continua Mackenzie -, una cifra molto lontana dai 609 miliardi che secondo le stime sarebbero necessari per raggiungere l’obiettivo dei 2 gradi centigradi”.

SERVONO CAPITALI

Per sopperire all’intermittenza nella produzione di energia rinnovabile, servirebbero inoltre circa 750 miliardi di dollari l’anno. Come colmare questo divario? “Sarà necessario un sostanziale incremento nell’allocazione dei capitali impiegati per finanziare l’energia rinnovabile proveniente dal settore privato, meno del 10% dal settore pubblico”, precisa l’analista di Aberdeen Standard Investments. “Per quanto attiene alla componente del settore privato, circa un quarto viene attualmente fornito da investitori istituzionali tramite capitali di debito per progetti infrastrutturali”.

LE DIFFICOLTÀ DELLA DECARBONIZZAZIONE

Per raggiungere l’obiettivo del 2 gradi centigradi, bisognerà investire su larga scala nell’efficienza energetica di edifici e processi industriali. Per Mackenzie, “questi capitali saranno forniti probabilmente da investitori immobiliari che adegueranno i portafogli esistenti”. Ma serviranno anche ulteriori investimenti. “Gli investimenti finalizzati all’efficientamento energetico nel settore industriale proverranno dai bilanci delle aziende e saranno finanziati indirettamente da investitori azionari e obbligazionari”, aggiunge il Global Stratetgy di Aberdeen Standard Investments.

LA SFIDA DEI MERCATI EMERGENTI

Nei prossimi 30 anni la crescita globale nella domanda di energia sarà attribuibile alla densità della popolazione e allo sviluppo economico dell’Asia. In concreto, quindi, circa il 70% del totale degli investimenti in questo campo dovrà essere indirizzato verso economie emergenti. Craig Mackenzie sottolinea come l’instabilità politica e i sistemi giuridici sottosviluppati spesso comportano dei rischi elevati e, di conseguenza, un costo del capitale significativo.

L’INVESTIMENTO DI CAPITALI COME SOLUZIONE

Per raggiungere gli obbiettivi sostenibili servono più capitali. “Bisogna dunque chiedersi se gli investitori istituzionali possano contribuire a colmare questo divario, potenziando l’allocazione degli asset nei settori a basso impatto di carbonio”, conclude la sua analisi Aberdeen Standard Investments.