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L’azionario Giappone è caro. Ma chi paga dividendi rallenta

Morningstar
·3 minuto per la lettura

Mentre, in generale, le azioni giapponesi sono care, le società nipponiche che pagano i dividendi mandano qualche segnale di debolezza. Nell’ultimo mese, fino al 23 marzo e calcolato in euro l’indice Morningstar Japan ha guadagnato lo 0,5% (+2% in yen) portando a +7% la performance da inizio anno. In quattro settimane il paniere Global Markets ha guadagnato quasi il 2% (+8% da gennaio).

Indici Morningstar Japan e Global markets a confronto

Dati in euro aggiornati al 23 marzo 2020

Base: 10.000 euro

Fonte: Morningstar Direct

Il distanziamento dai mercati del resto del mondo, tuttavia, non è stato sufficiente a raffreddare l’equity del Sol levante che, a metà febbraio, ha toccato i massimi degli ultimi 30 anni.

Attualmente, secondo il Morningstar Global Market Barometer, l’azionario nipponico è sopravvalutato del 2% rispetto al rapporto Price/Fair value (relativamente alle stock coperte dall’analisi Morningstar. Dato in yen aggiornato al 23 gennaio 2020).

All’interno di questo quadro, però, le aziende giapponesi che pagano dividendi stanno mostrando qualche difficoltà rispetto al passato. L’indice Morningstar Japan Dividend Yield Focus nell’ultimo mese ha guadagnato l’1,6% contro il +4,4% del basket Global Dividend Yield Focus.

Va detto, però, che nel 2020 il primo ha registrato +7,7%, mentre il secondo ha segnato -9,62%. Un andamento, quello del paniere mondiale l’anno scorso, legato ai forti tagli e alle cancellazioni delle cedole che, nel resto del mondo, sono stati decisi dalle aziende (o imposti dalle authority), per far fronte alla pandemia di Coronavirus.

Indici Japan Global Div. Focus e Global Div. Focus a confronto dal 2020

Dati in euro aggiornati al 23 marzo 2020

Base: 10.000 euro

Fonte: Morningstar Direct

I dividendi in Giappone

Nel 2020, insomma, i dividendi in Giappone hanno mostrato maggiore resistenza. Secondo gli ultimi dati elaborati da Janus Henderson per il suo Global Dividend Index, nel corso dell’anno scorso sono scesi a 80,7 miliardi di dollari, in calo del 2,1% in termini sottostanti (tenendo cioè in considerazione elementi come i dividendi straordinari e i movimenti delle valute). Un risultato di rilievo se si considera che, sempre l’anno scorso, i dividendi globali sono scesi del 12,2% (attestandosi a 1.255 miliardi di dollari), che equivale a un calo sottostante del 10,5%.

Ma cosa c’è alla base della resistenza dei dividendi giapponesi rispetto a quelli del resto del mondo? Da una parte c’è la particolarità dell’anno fiscale giapponese che inizia ad aprile per chiudersi a fine marzo dell’anno seguente. In pratica, quindi, le aziende giapponesi hanno continuato con le distribuzioni del secondo trimestre pressoché indisturbate, dichiarandole nell’utile del 2019.

I pagamenti del quarto trimestre saranno invece collegati all’attività del 2020 e, secondo le previsioni di Janus, potrebbero essere più contenuti. Solamente una società giapponese su 30 ha annullato i dividendi tra aprile e dicembre, mentre un terzo li ha ridotti. In questo quadro si è distinta Nintendo, che ha incrementato la cedola dell’80% grazie alle vendite della console Nintendo Switch che ha fatto più che triplicare gli utili tra aprile e settembre.

C’è poi un elemento che riguarda la gestione delle società Made in Japan. “Il modo conservatore in cui molte grandi aziende giapponesi sono guidate, molte volte con pochissimi debiti, è stato spesso criticato dagli osservatori perché inefficiente”, spiega Dan Carter, gestore del fondo Jupiter Japan Select di Jupiter AM. “Ma questo conservatorismo finanziario è diventato il più grande punto di forza del Giappone nel 2020 e si trova in netto contrasto con molte aziende in tutto il mondo che devono affrontare cancellazioni dei dividendi o addirittura l’insolvenza”.

Di Marco Caprotti

Autore: Morningstar Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online