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L’equity è un investimento adatto negli anni della pensione?

Morningstar
·5 minuto per la lettura

Si può investire in azioni anche durante l’età della pensione? Non è possibile rispondere in maniera secca con un sì o un no e dare un'unica soluzione che sia valida per tutti, poiché ci sono molti fattori che entrano in gioco. Dipende dalla situazione patrimoniale, dall'orizzonte temporale (non è lo stesso investire a 65 anni che a 80) e soprattutto dal livello di rischio che si è in grado di assumere (in teoria il livello di rischio diminuisce con l'età).

Tuttavia, bisogna tener conto anche della situazione dei mercati. Per questo la domanda dovrebbe essere formulato nel modo seguente: nell’ipotesi che il pensionato possa assumersi del rischio, gli converrebbe investire in azioni se avesse un orizzonte di medio-lungo termine e volesse ottenere un rendimento dai suoi risparmi? La risposta allora sarebbe sì.

Molto tempo fa, quando i tassi di interesse erano pari al 5% o 6% e i depositi bancari offrivano rendimenti davvero interessanti, i pensionati non avevano bisogno di investire in azioni per ottenere un rendimento decente. Va anche detto che quando i tassi di interesse erano generosi, anche l'inflazione raggiungeva generalmente livelli elevati.

Oggi, con tassi di interesse ai minimi storici o addirittura in territorio negativo, è molto difficile ottenere un rendimento apprezzabile investendo esclusivamente in prodotti a reddito fisso.

Perché investire in azioni

Nella mente dell'investitore c'è l'idea che nell’età della pensione si consumino i propri risparmi e investimenti e che quindi la fine del periodo lavorativo segni la linea di demarcazione tra la fase di accumulo e quella di decumulo. In un mondo ideale (soprattutto per coloro che hanno accumulato ricchezze significative) questo può essere vero, ma per la stragrande maggioranza dei pensionati questa immagine non corrisponde alla realtà. E questo per diverse ragioni.

Il primo motivo è che l’aspettativa di vita sta diventando sempre più alta. Se viviamo più a lungo avremo dunque bisogno di più soldi durante il periodo del pensionamento.

Il secondo motivo è il desiderio di mantenere lo stesso tenore di vita. A questo proposito facciamo un esempio: ipotizziamo che un pensionato sia riuscito a risparmiare 60.000 euro che intende utilizzare per integrare la sua pensione. Se userà 500 euro al mese senza investirli (e dunque senza ottenere alcun rendimento) consumerà tutti i suoi soldi dopo 10 anni (la linea gialla nel grafico seguente). Se riesce a ottenere un rendimento annuo del 3% (linea rossa) potrà integrare la sua pensione per circa 13 anni (abbiamo ignorato l'impatto dell'inflazione per semplificare i calcoli), 14 anni se ottiene un rendimento del 4% e 15 anni se ottiene un rendimento del 5%.

La terza ragione è la riforma dei sistemi pensionistici, in base alla quale gli emolumenti delle pensioni pubbliche saranno sempre più bassi e saranno inaspriti i criteri per ottenere la pensione massima. Inoltre, dobbiamo tenere presente che una delle conseguenze del Covid-19 è la forte crescita dell’indebitamento dei bilanci statali con il conseguente aumento della pressione sulle pensioni pubbliche. Ciò significa che i pensionati dovranno contare sempre meno sulla loro pensione pubblica e sempre più sui capitali che sono riusciti a risparmiare e a investire.

Non tutto in stock

Abbiamo detto che, considerati i bassi tassi di interesse, non c’è altra alternativa all’investimento in equity per ottenere un buon rendimento del capitale. Ma questo non significa che se si è in pensione si debba investire tutti i propri soldi in azioni. Il reddito fisso continua a svolgere un ruolo cruciale nei portafogli dei pensionati, forse non tanto per i rendimenti che può offrire ma per la protezione che offre in caso di caduta del mercato azionario.

È davvero importante, dunque, ricordare i principali rischi che l’investimento in equity comporta. Rischi che sono più elevati se a investire sono i pensionati.

Rischio di volatilità

Una delle conseguenze dell'investimento in equity è la maggior volatilità dei rendimenti del portafoglio. Più che un rischio, la volatilità è una caratteristica intrinseca delle azioni, i cui rendimenti tendono a muoversi maggiormente attorno alla media rispetto alle obbligazioni. L'unico modo per contrastare la volatilità è aumentare l'orizzonte temporale, ma dobbiamo ricordare che non tutti i pensionati hanno lo stesso orizzonte temporale.

Rischio di valutazione

Come commenta Christine Benz in un suo articolo (What High(ish) Equity Valuations Mean for Your Retirement Plan), la prospettiva di 10 anni di deboli rendimenti del mercato azionario non dovrebbe essere una grande preoccupazione per le persone che anno davanti a loro molti anni prima del pensionamento . Ma cosa cambia se invece si è molto vicini alla pensione o si è già pensionati?

"Le valutazioni azionarie elevate hanno implicazioni sull’asset allocation dei portafogli dei pensionati e anche sulla variazione della stessa nel corso del tempo. Un approccio intelligente potrebbe essere quello di partire con un portafoglio conservativo, cioè partire con una certa quota di equity per poi ridurla in caso di calo del mercato azionario a favore di obbligazioni o liquidità", dice Chrisitine Benz.

“Un’altra cosa importante è valutare il rendimento potenziale del portafoglio su un intero ciclo di mercato. Per questo conviene guardare con interesse ai settori maggiormente sottovalutati”.

Conclusione

In teoria ha senso anche per i pensionati aumentare il peso delle azioni in portafoglio, ma non dobbiamo dimenticare l'impatto psicologico. Come abbiamo detto all'inizio, la domanda se i pensionati debbano investire in azioni non è una questione facile a cui rispondere. Ogni caso è diverso e ognuno (con o senza l'ausilio di un consulente finanziario) dovrebbe soppesare pro e contro di questa difficile scelta.

Di Fernando Luque

Autore: Morningstar Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online