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L’euforia si fa ambigua

Pierluigi Gerbino
·4 minuto per la lettura

Dopo l’ottovolante di martedì, ieri Wall Street è tornata a sonnecchiare sui massimi storici, mostrando una nuova seduta con poca storia. L’indice SP500 si è mosso assai poco: solo 23 punti di differenza tra il minimo ed il massimo. Martedì questa misura della volatilità intraday aveva mostrato ben 62 punti, oltretutto percorsi praticamente due volte, dato che l’ottovolante aveva prodotto prima la caduta sui minimi e poi il recupero fino ai massimi.

Ieri invece è tornata la quiete, anche se l’apertura in gap non ha fatto mancare l’emozione di vedere un nuovo record storico a quota 3.871, il terzo nelle ultime 5 sedute. L’apertura in gap lo ha conseguito subito ed il resto della seduta è passato a scendere dalla nuova vetta. Così la seduta si è conclusa in moderata negatività (-0,15%, a quota 3.849). 

La percezione che ricavo dall’osservazione delle ultime sedute è quella di un mercato azionario americano un po’ ambiguo. Non riesce a correggere, perché ad ogni tentativo di discesa interviene sempre nuova liquidità pronta a comprare sui supporti. La tecnica di comprare sulla debolezza momentanea (Buy the Dip) va ancora per la maggiore e, onestamente, ha dato ottimi risultati a chi la pratica da quest’estate in avanti. Però osservo anche una enorme difficoltà a rosicchiare al cielo qualche punto di massimo storico. Ogni volta che viene realizzato un nuovo massimo storico, nel giro di pochi minuti scattano prese di beneficio che riportano indietro l’indice SP500.

Ne è dimostrazione il fatto che, se è vero che nelle ultime 5 sedute, dal 20 al 26 gennaio, sono stati realizzati 3 massimi storici sul principale indice USA, è anche vero che la chiusura di ieri sera è stata a 3.850, due punti inferiore a quella del 20 gennaio. Questa situazione provoca divergenze ribassiste sui principali oscillatori che misurano la forza del trend, e dimostra una perdita di spinta. Però la divergenza non è un segnale di inversione, ma solo un campanello d’allarme.  

Peraltro il Nasdaq100 continua a mantenersi sempre molto forte e dal 15 gennaio in poi ha costantemente aumentato la sua forza relativa rispetto a SP500, fino a portarla nelle ultime sedute a livelli di sovra performance mai raggiunti prima.

E’ l’effetto perverso del coronavirus, che con le ultime mutazioni sta costringendo i governi a protrarre le misure di lockdown, in attesa di poter estendere la campagna vaccinale, frenata dai ritardi nelle consegne da parte di Pfizer, Moderna e Astra Zeneca.

La forza del virus penalizza l’economia reale ma premia l’economia virtuale delle grandi corporation dello “stay at home business”, cioè quelle che offrono servizi tecnologici indispensabili a chi è confinato in casa.

Oggi sarà una giornata clou per quel settore. Avremo le trimestrali di tre Over the Top in grado di solleticare gli istinti speculativi dei rialzisti ad oltranza: Apple, Facebook e Tesla, la beniamina dei Robinhood trader.

L’aspettativa è unanimemente orientata verso risultati stellari per utili e fatturato. Aspettative che sono già state incorporate nei prezzi, che infatti per tutte e tre le società negli ultimi giorni sono saliti alla grande. Non mi stupirei se, come è successo per parecchie banche la scorsa settimana, oggi la comunicazione dei dati rappresentasse il loro canto del cigno, ed aprisse la via a pesanti prese di beneficio.

Ma oggi è anche il giorno della riunione mensile della FED, che suscita sempre attese dal mercato. Questa volta però sembra lecito non aspettarsi grandi novità, dato che probabilmente Powell e compagni attenderanno di verificare le mosse di Biden e se sarà effettivamente varato, e quando, il mega-piano di sostegno pandemico da 1.900 miliardi di dollari, che fa impallidire i 750 miliardi di euro stanziati dalla UE con il Recovery Plan. Dopo i 4.000 mld $ di Quantitative Easing, necessari per finanziare il già clamoroso deficit  deliberato nel 2020 da Trump, il livello di liquidità iniettata dalla FED è quindi destinato a salire, ma credo che Powell, che non brilla certo per aggressività, non voglia anticipare troppo gli eventi, anche per non gonfiare ulteriormente la bolla speculativa sui mercati.

La scena è tutta occupata dagli eventi americani, ma ieri anche l’Europa ha finalmente deciso di alzare la testa e recuperare un bel po’ della performance persa nei giorni precedenti rispetto alla baldanza americana.

Nonostante la crisi di governo aperta ufficialmente in Italia dalle dimissioni del premier Conte, che ha gettato la spugna e passato il cerino politico al Capo dello Stato Mattarella, l’azionario europeo ha messo in scena ieri un rimbalzo abbastanza sostenuto, che è riuscito a colmare buona parte del distacco che gli indici americani gli avevano rifilato con il recupero poderoso di martedì a mercati europei già chiusi. Eurostoxx50 ha realizzato +1,12%, che ha recuperato buona parte della candela nera mostrata la seduta precedente. E’ un rimbalzo, non ancora una inversione della tendenza di breve, che resta moderatamente correttiva. Del resto i massimi del 2021 sono ancora abbastanza lontani.

Perciò stiamo a vedere se l’euforia americana darà spettacolo anche oggi e se riuscirà a contagiare l’Europa. 

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online