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L’Europa cerca di salire, ma Wall Street frena

Pierluigi Gerbino
 

E’ passata invano un’altra giornata di attesa che qualcosa succeda sui mercati azionari americani, mentre quelli europei, a dispetto delle indicazioni provenienti dall’economia reale, mostrano una certa voglia di salire, e ci riescono anche, oltre i massimi dell’anno.

Nella giornata in cui Draghi ha salutato tutti e dato l’addio alla poltrona che ha occupato per 8 anni, confermando tutti i provvedimenti annunciati a settembre e che entreranno in vigore il giorno dei Santi, i mercati europei hanno mostrato tutta la loro voglia di salire, fin dal mattino. Forse hanno tratto giovamento da alcune trimestrali positive provenienti dalle imprese europee (Daimler, Basf ed in Italia STM e Saipem), ma soprattutto dal sentiment molto buono che al momento vivono gli indici azionari europei, da parecchi giorni più convinti di quelli americani. Sta di fatto che anche ieri hanno aggiunto mediamente un altro mezzo punto di rialzo a quello collezionato nelle tre sedute precedenti, permettendo all’indice delle 50 blue chip dell’Eurozona di tornare a lambire i massimi dell’anno di 3.630, toccati il 17 ottobre scorso ma subito abbandonati a causa di un mini-ruzzolone di due sedute.

La forza del mercato europeo è un mistero, poiché sia i dati macroeconomici delle ultime settimane che lo stesso Draghi, anche ieri, hanno confermato la precarietà delle condizioni economiche del vecchio continente. Ieri mattina gli indici PMI, che misurano le aspettative dei manager europei, nella versione flash,  cioè provvisoria, relativa ad ottobre, hanno francamente deluso. Gli esperti si attendevano un recupero dalla scivolata di settembre, in modo da iniziare l’ultimo trimestre dell’anno con il piede giusto. Invece solo i dati francesi hanno superato le aspettative. Quelli tedeschi e, di conseguenza quelli dell’intera Eurozona, hanno mancato le attese degli analisti e sono rimasti depressi intorno ai valori del mese precedente. Nonostante ciò il tono dei mercati europei è stato sempre disteso ed Eurostoxx50 non ha mai visto il segno meno per tutta la seduta. Segno di grande fiducia nelle virtù taumaturgiche del QEI (Quantitative Easing Infinito) da 20 miliardi di euro al mese, che partirà a novembre e durerà fino a quando la BCE non avrà raggiunto il suo obiettivo di inflazione al 2%. Che l’obiettivo venga raggiunto presto è una pia illusione, ma, visti i precedenti degli scorsi anni, la manipolazione senza fine verso il basso dei rendimenti costituirà anche in futuro  un sostegno anche per l’azionario.

Assai più volatile è stato il comportamento di Wall Street, che è partita bene, con l’indice SP500 in  gap rialzista iniziale che ha raggiunto subito la resistenza di 3.016 punti, che martedì aveva stoppato le velleità rialziste dell’indice. Ma lì si è nuovamente piantato, retrocedendo ben presto a 3.000 e continuando ad oscillare per il resto della seduta compreso tra questi due valori. La chiusura è stata a quota 3.010 (+0,19%) con evidente rinvio al giorno seguente di ogni decisione direzionale.

A rendere perplessi gli operatori americani hanno contribuito una serie di brutte notizie, che avrebbero potuto provocare danni ben superiori. La prima è il calo abbastanza significativo degli ordini di beni durevoli di settembre, che conferma il freno agli investimenti causato dalle incertezze sulla guerra commerciale.

Poi è arrivata la brutta trimestrale di Twitter a ricordare che il terzo trimestre non è più come il secondo e battere le previsioni degli analisti su utili e ricavi non così facile, neanche per i colossi del web e della tecnologia.

A mercati chiusi, a conferma di questa riflessione, è poi arrivata la trimestrale del colosso dell’e-commerce Amazon, che, sebbene abbia incrementato un po’ le vendite rispetto all’analogo trimestre dello scorso anno, ha presentato utili di 4,23 $ per azione, contro i 5,75 dello scorso anno e i 4,59 attesi dalle previsioni già negative degli analisti. Il flop è dovuto all’aumento dei costi per garantire ai clienti la consegna in 24 ore per molti prodotti, e gli amministratori hanno affermato che per l’ultimo trimestre dell’anno occorrerà stringere ulteriormente la cintura degli utili. La delusione degli investitori ha provocato nell’after hour un calo al titolo di quasi -7%, che forse oggi inciderà sull’umore degli investitori.

Prepariamoci quindi ad un’altra giornata d’attesa, che forse non riuscirà a risolvere i dubbi sulla direzione futura dei mercati, che si accumulano da un po’ di giorni.

 

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online