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L’Europa sta diventando cara

Morningstar
·3 minuto per la lettura

Il progressivo allineamento dell’Europa al resto dei mercati azionari mondiali sta creando una evidente situazione di sopravvalutazione dell’azionario della regione. L’indice Morningstar Europe nell’ultimo mese (fino al 7 aprile e calcolato in euro) ha guadagnato il 6% portando a +9,5% la performance da inizio anno (-2,7% nel 2020). Il paniere Global Markets in quattro settimane ha segnato +5% (+10% da gennaio e +6,5% l’anno scorso).

Indici Morningstar Europe e Global Markets a confronto

Dati in euro aggiornati al 7 aprile 2021

Fonte: Morningstar Direct

La corsa si è riflessa sulle categorie Morningstar nelle quali sono distribuiti i fondi che investono nel Vecchio continente che, in un mese, sono cresciute tutte di circa il 6%. Questo, tuttavia, non è bastato a cambiare il quadro che si sta vedendo da inizio anno, con una netta prevalenza (+11,7% in media) delle strategie Large cap value rispetto a quelle Large cap growth (+6,4%).

Categorie Morningstar Europe a confronto

Dati in euro aggiornati al 7 aprile 2021

Fonte: Morningstar Direct

L’azionario è caro

Per quanto riguarda le valutazioni equity, secondo il Morningstar Global Market Barometer la maggior parte dei mercati principali della regione sono cari. L’azionario Italia e quello francese sono sopravvalutati rispettivamente del 4% e del 6% rispetto al loro rapporto Price/Fair value. (relativamente alle stock coperte dall’analisi Morningstar. Dati in euro aggiornati al 6 aprile 2021). La Germania è sopravvalutata del 3%. Per trovare stock a sconto bisogna spostarsi in Spagna (sottovalutazione del 7%) e nel Regno Unito (8% in sterline).

Crescita e inflazione

Per quanto riguarda il futuro, le incognite con cui ha a che fare il mercato sono diverse. Una è la velocità della campagna vaccinale e, conseguentemente, della ripresa economica. Secondo i dati contenuti nell’ultimo World Economic Outlook del Fondo monetario internazionale (Fmi), Eurolandia crescerà del 4,4% nel 2021 (+0,2 punti rispetto alle previsioni di gennaio) e del 3,8% il prossimo anno (+0,2). In questo quadro, il Pil della Germania è atteso in crescita del 3,6% nel 2021 e del 3,4% nel 2022, in rialzo rispettivamente di 0,1 e 0,3 punti percentuali sulle stime di gennaio. Per la Francia è previsto un progresso del 5,8% quest’anno e del 4,2% nel 2022.

Per quanto riguarda l’Italia, il Pil dovrebbe salire quest'anno del 4,2%, cioè 1,2 punti percentuali in più rispetto alle previsioni di inizio anno. L’Fmi ha comunque precisato che “c’è forte incertezza sulle stime” e che molto dipenderà dal ritmo delle vaccinazioni che procedono a velocità diverse anche all’interno dei singoli paesi del Vecchio continente.

“Il consensus prevede una crescita dell’economia europea del 4,3% nel 2021, alla luce di una distribuzione dei vaccini più lenta rispetto a quanto avviene negli Stati Uniti, in particolare in Germania”, spiega Sébastien Galy, senior macro strategist di Nordea AM. “L’aspettativa è che questa situazione migliori man mano che un maggior numero di vaccini sarà disponibile. Il pacchetto fiscale Covid-19 dell'Unione europea offre molte speranze per i paesi periferici, in particolare il pacchetto da 200 miliardi di euro per l'Italia, guidata da Mario Draghi”.

Un’altra incognita è l’inflazione che sta mandando segnali di ritorno in territorio positivo facendo domandare a molti se si tratti di una tendenza destinata a durare. Secondo la stima flash di marzo di Eurostat l’inflazione è attesa in incremento annuale dell'1,3%, dopo il +0,9% di febbraio. A differenza del periodo precedente, la componente energetica sarà quella a più rapida crescita (+4,3% rispetto al -1,7% di febbraio).

Di Marco Caprotti

Autore: Morningstar Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online