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L’importanza dell’economia nella vita quotidiana

Francesco Simoncelli
 

La parola “economia” (intesa come scienza economica), nella mente delle persone fa scattare l’immagine di una scienza noiosa, arida, ostica, che poco o niente ha a che fare con la loro vita quotidiana. Pensano che l’economia sia un’astrazione da lasciare ai professori, agli esperti, mentre la gente comune è meglio che si concentri sui problemi concreti del vivere quotidiano, il bilancio della famiglia, la ricerca di un lavoro, la scelta dell’università dei figli, le prossime vacanze (che forse non si potranno permettere).

Così si accontentano passivamente di informazioni sul mondo dell’economia pre-digerite da sedicenti esperti: le informazioni fasulle che forniscono i mass media. In questo modo lasciano un enorme potere, che dovrebbe appartenere a tutti, nelle mani di pochi.

Solo in periodi di grande crisi, come quello che stiamo vivendo, la gente comune si accorge che “l’economia” non è così lontana dalla loro vita. Che è lei che, di fatto, determina tutto, dalla perdita del lavoro di papà, alla mancanza cronica di soldi che da qualche tempo affligge la famiglia, alla paura che, forse, nemmeno una costosa università potrà garantire ai figli un buon futuro.

Questa astrazione noiosa irrompe nella vita della gente e la stravolge. O non è vero piuttosto che ha sempre dominato le vite di tutti noi, ma in sordina, senza che ce ne accorgessimo e che solo la crisi devastante l’ha finalmente portata sotto i riflettori?

Come è potuto succedere che una cosa così importante, che ha un tale potere sulle nostre vite, che può determinare fenomeni gravissimi come la morte per fame di centinaia di migliaia di persone ma anche piccoli fatti quotidiani, come la possibilità della nostra famiglia di andare in vacanza al mare quest’anno, o l’acquisto di un IPad, sia sfuggita alla nostra attenzione? E quello che adesso i media ci mostrano è la realtà? O, di nuovo, è un modo per tenerci lontani dalla comprensione della realtà per evitare che prendiamo il controllo delle nostre vite?

PASSIVITÀ E PIGRIZIA: IL RISCHIO DI DARE IL POTERE AD ALTRI SULLA NOSTRA VITA

L’essere umano è naturalmente pigro e da sempre cerca, in un mondo difficile, che non dà certezze di sorta, un “ventre materno” che lo circondi, lo protegga, lo nutra e gli dia l’illusione della sicurezza. Per trovare questo rifugio, l’uomo medio è disposto ad rinunciare alla sua libertà, a dare il potere sulla propria vita agli “esperti”, che sicuramente gestiranno tutto meglio di lui. Così il nostro cittadino medio non dovrà preoccuparsi. Né informarsi. Né assumersi la piena responsabilità della sua vita. Può vivere tranquillo al calduccio.

E questo fa molto comodo a chi tiene le leve del potere, così comodo che cercherà in tutti i modi di mantenere il cittadino ignorante e tranquillo. Promettendogli che loro, gli “esperti” si prenderanno cura di tutto.

Mano a mano che questa abitudine ad affidarsi si radicherà nella società, i cittadini tenderanno, di fronte alle crisi, a chiedere sempre di più le soluzioni a chi “ne capisce più di loro”, chiedendo interventi a questi presunti salvatori del mondo. Non importa se il disastro l’hanno causato questi “esperti”, quello che il cittadino medio vuole è dare agli altri il peso delle responsabilità. In questo modo le persone cedono poco a poco, sempre di più, la propria libertà ad auto determinarsi, in cambio di un’apparente sicurezza.

Per usare un esempio biblico, che mostra bene come certe pulsioni non siano cambiate da quei tempi ad oggi: cederanno la primogenitura per un piatto di lenticchie. Vi sembra ridicolo? Ma è, purtroppo, quello che abbiamo sempre fatto.

A lungo andare una situazione drogata come questa non potrà che portare al disastro (come stiamo cominciando a vedere), ma a quel punto ai cittadini non saranno rimaste risorse e conoscenze per affrontare il caos e salvarsi. Le uniche cose che resteranno loro saranno la rabbia o la rassegnazione. Ma la prigione in cui sono rinchiusi se la sono creata da soli. In anni di pigro affidarsi a chi “ne sapeva più di loro”.

IL VALORE INCREDIBILE DELLA MENTE UMANA

Come possiamo uscire da una trappola così ben congegnata? E’ ancora possibile? Certo che è possibile. E lo strumento che ci serve è a nostra completa disposizione. E’ la nostra mente.

Per capire il potenziale di questo tesoro che abbiamo sotto mano e che sottovalutiamo in maniera ridicola, pensate ad un’azione che tutti compiamo abitualmente con la massima indifferenza. Attraversare una strada.

In una manciata di secondi la nostra mente, senza l’aiuto di un computer, senza monitor, senza esperti a cui rivolgersi per consiglio e perfino senza carta e penna per scarabocchiare due conti, osserva la strada, valuta la situazione del traffico e decide qual’è il momento sicuro per attraversare. Questa singola azione, che miliardi di persone compiono ogni giorno nella massima indifferenza, richiede la conoscenza del fenomeno traffico, l’osservazione diretta della situazione, un’attenta valutazione dei rischi e la capacità di decidere velocemente quando è il momento giusto per agire. Un piccolo capolavoro quotidiano.

Nutrendo la nostra mente con le corrette informazioni, frutto di studio e di osservazione diretta, saremo in grado di capire dove siamo, che rischi stiamo correndo e di conseguenza di decidere liberamente la giusta strategia in qualsiasi situazione ci verremo a trovare.

Questo vale tanto per l’attraversamento di una strada quanto per la comprensione dell’ambiente “economico” in cui viviamo. Quello che serve è che NOI decidiamo di farlo. Adesso (IOB: 0N5I.IL - notizie) .

L’economia non è una scienza d’élite.

Anche se non ne siamo consapevoli, ogni giorno, ogni ora ed ogni minuto, agiamo economicamente. Ed il nostro agire economico può modificare la società. Per questo è una precisa responsabilità che abbiamo prima di tutto verso noi stessi, il capire la ricaduta delle nostre azioni o di quelle degli altri. In altre parole: capire l’economia e diventare responsabili di noi stessi.

Ma quanto può pesare la nostra azione? Tantissimo.

Prendiamo un esempio abbastanza eclatante: nel 2011 la McDonald è approdata in Bolivia. Per farlo ha usato tutti i mezzi (potenti) di una multinazionale del suo calibro. Inoltre ha dovuto incassare i permessi del governo boliviano per poter aprire i suoi spazi vendita. Aveva tutte le carte in regola per vincere. Solo che i cittadini boliviani non hanno gradito e hanno manifestato il loro non gradimento in modo totalmente non violento ma assolutamente “economico”. Non hanno acquistato i prodotti McDonald e, alla fine, la McDonald ha abbandonato la Bolivia. 

Una grande corporazione è stata battuta non dalle leggi di un governo, non da manifestazioni di piazza, è stata battuta dalla scelta, dall’azione economica dei boliviani.

Questo ci mostra chiaramente perché l’azione umana, e non qualche astrusa entità incomprensibile, sia il cardine del pensiero economico. Quello che la scienza economica analizza è l’azione umana. Niente di più. Non la motivazione. La motivazione appartiene all’etica ed è molto più sfuggente e difficile da decifrare. L’azione economica invece è evidente e tangibile.

La scienza economica, nell’esempio che abbiamo riportato di Mc Donald in Bolivia, non analizza la motivazione che ha portato i boliviani a boicottare la corporation, che potrebbe essere ostilità alle grandi multinazionali o semplicemente il fatto che a loro gli hamburger McDonald non piacevano, ma analizza l’azione (astensione dal consumo), e le conseguenze che ne sono derivate (chiusura dell’attività).

Possiamo dire tranquillamente, che l’azione economica è essenzialmente democratica. Con i miei soldi, pochi o tanti che siano, io decido chi premiare e chi punire. Assegno un voto chiaro ed incontrovertibile.

Studiando l’economia diamo a noi stessi gli strumenti necessari per capire il mondo intorno a noi e per imparare a esercitare consapevolmente le nostre scelte. A determinare la nostra vita e il nostro futuro. Senza bisogno di intermediari che, con la scusa di proteggerci, in realtà, limitano pesantemente la nostra libertà.

COS'È IL MERCATO?

Da quando la crisi del sistema economico falsamente libero, ma in realtà totalmente regolamentato da gruppi di potere interconnessi ( banche, grandi multinazionali, burocrazie e governi), in cui viviamo è esplosa nel 2008, anche le persone comuni, trovandosi improvvisamente impoverite, hanno cominciato ad interessarsi del mercato. Anzi del “Mercato”. Le virgolette e l’iniziale maiuscola sono stati aggiunti dagli esperti, per mantenere un po’ di sacro terrore nella mente della gente comune. Il “Mercato” è ancora, nell’immaginario collettivo, un mostro sconosciuto, che solo i suoi sacerdoti capiscono. E’ un’entità nebulosa e terrificante. Che la persona comune non può comprendere.

In realtà, molto più semplicemente, il mercato è la somma delle azioni economiche che le singole persone compiono. Nell’esempio sopra citato,” il mercato boliviano ha decretato il fallimento della McDonald nel paese”. Suona molto tecnico vero?

Provate a dire: ai boliviani non è piaciuto McDonald e non ci sono andati a Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online