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L’inerzia rialzista

Pierluigi Gerbino

Tra le varie caratteristiche che presenta la dinamica dei mercati, una di particolare rilievo, che abbiamo potuto verificare ancora una volta, è rappresentata dall’inerzia che quasi sempre accompagna la transizione da un periodo rilevante a quello successivo. Possiamo definirla, con altre parole, come una sorta di effetto di trascinamento dell’umore, che ha caratterizzato un periodo molto direzionale appena terminato, sulla parte iniziale del periodo successivo.

Questo fenomeno, ad esempio, è quello che rende molto probabile che, dopo una settimana molto rialzista, quella successiva parta di slancio, al rialzo, anch’essa. Analogamente avviene a livello mensile e trimestrale.

La settimana scorsa è stata la prima di un nuovo mese e di un nuovo trimestre. Pertanto ha subito in modo molto evidente l’influsso della positività sia del mese di marzo che dell’intero primo trimestre del 2019. Infatti marzo terminò nei pressi dei massimi mensili e trimestrali per tutti i principali indici mondiali e segnò il quasi completo recupero delle forti perdite subite dalla orrenda candela trimestrale precedente, relativa all’ultimo trimestre 2018.

Tanta positività non poteva essere dimenticata in fretta. Pertanto la candela settimanale che si è conclusa venerdì scorso ha rappresentato la naturale prosecuzione della baldanza mostrata nel primo trimestre. Una sorta di brindisi augurale anticipato.

La performance settimanale ottenuta dai mercati azionari principali è stata di tutto rispetto: SP500 +2,05%; Nasdaq100 +2,71%; Eurostoxx50 +2,86%; Dax +4,20%; Ftse-Mib +2,22%. Ma quel che evidenzia molto bene l’effetto inerzia è proprio il fatto che tutti questi indici abbiano aperto in gap rialzista lunedì scorso e chiuso venerdì ai massimi settimanali, disegnando candele weekly senza la minima incertezza direzionale. Così la performance da inizio anno è ulteriormente cresciuta, portandosi al +13,7% del più timido indice Dax, fino al +18,7% del nostro brillante Ftse-Mib e al +19,7% del capofila Nasdaq100.

Un risultato che ci sarebbe da fregarsi le mani se venisse conseguito in un intero anno.

Ma anche una performance che rivela un’euforia fin troppo smodata per poter durare a lungo.

Non va infatti taciuto che non è affatto detto che il trimestre appena iniziato si concluda con lo stesso entusiasmo del precedente e della sua prima settimana. Assai spesso la storia ci ha fatto vedere che, esauritasi l’inerzia iniziale, possono cominciare ad apparire incertezze e dubbi, dovuti proprio alle vertigini generate da una salita così rapida ed estesa, qualora le aspettative positive sulla base delle quali si è sviluppato il movimento, dovessero essere in parte smentite dai fatti. In questo caso tali aspettative ottimistiche riguardano l’esito della Brexit, quello delle trattative USA-Cina e la speranza di un ritorno a politiche nuovamente accomodanti da parte delle principali Banche centrali.

Ma anche se i fatti attesi si verificassero è molto difficile che i mercati possano continuare al ritmo che si è visto in questo primo scorcio di 2019. Infatti occorrerà che nuove aspettative altrettanto potentemente rialziste vengano create, per sostenere l’avidità speculativa di breve termine dei mercati. Non è facile costruire scenari idilliaci convincenti a ripetizione, neanche per le menti fervide delle banche d’affari, sempre intente a pigiare l’acceleratore sull’avidità degli investitori e sulla convinzione che i mercati siano destinati a salire all’infinito.

Il Presidente americano Trump, da parte sua, sta facendo il possibile ed anche l’increscioso, per stimolare questa ansia speculativa, che ha tutto l’interesse personale (da uomo d’affari) e politico (da candidato alle presidenziali) ad alimentare, per potersi intestare come merito il rialzo di borsa e vincere le elezioni del prossimo anno.

Pur di drogare il mercato è arrivato a suggerire in modo esplicito quel che la Federal Reserve dovrà fare: non solo tagliare i tassi di mezzo punto, ma anche riprendere il Quantitative Easing, sottolineando che “Così l’economia americana partirebbe a razzo!”.

E’ l’ennesimo tentativo di Trump di mettere i piedi nel piatto della FED, mentre sta nominando due politici fedeli a lui (Moore e Cain) nel Board della banca centrale USA, per spostarne a suo favore gli equilibri. Non si era mai visto un presidente USA così invadente. La credibilità della più importante e potente Banca Centrale al mondo rischia di venire irrimediabilmente compromessa.

Ma queste parole stimolano gli istinti animali degli operatori, attratti irresistibilmente dal suono del pifferaio, che gonfia ancora la bolla speculativa.

Fin che dura…

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online