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L’inflazione e i titoli tecnologici, fare attenzione alle perdite

·3 minuto per la lettura

In questa fase storica assai critica dal punto di vista economico, si teme il ritorno dell’inflazione. Ma quando si parla di “ritorno dell’inflazione” non si intende un rialzo del +2% o del +3%, piuttosto di una “bomba” inflazionistica che le ultime generazioni non hanno sperimentato. Bisogna infatti andare indietro nel tempo e collocarsi negli anni 1970 per poter sperimentare significativi rialzi dei prezzi, tali da erodere significativamente il potere d’acquisto.

Questa fase storica sembra presentare tutti gli ingredienti giusti per un ritorno a quel “mostro”, ma non tutti gli analisti sono concordi.

Ora l’inflazione, oltre a pesare su altri settori, potrebbe pesare anche sui titoli tecnologici. Questi ultimi, infatti, durante la pandemia sono cresciuti in modo anche euforico sull’onda delle capacità e anche dei meriti che hanno avuto le società del settore. Grazie a loro è stato possibile far proseguire, almeno in parte, l’attività economica di svariati settori: lavoro a distanza; acquisti a distanza; comunicazioni a distanza.

Lo scenario attuale è però mutato, le economie riaprono ed è prevista una forte espansione nei prossimi mesi ed anni, che potrebbe favorire la crescita dell’inflazione. Per tale motivo si ipotizza uno spostamento verso i titoli obbligazionari, a discapito dei titoli azionari. E in questo movimento, i titoli tecnologici potrebbero avere la peggio perché durante la pandemia hanno fatto da sostituti dei titoli obbligazionari. In pratica i titoli tecnologici sono stati inquadrati come un buon rifugio per preservare l’investimento e ovviamente per farlo crescere.

Ma in una situazione di riapertura delle economie, i titoli azionari ciclici potrebbero essere favoriti e potrebbero esserlo in particolare quelli che dall’aumento dell’inflazione traggono vantaggio: qui i titoli azionari su cui investire nel post-pandemia.

In definitiva, i titoli tecnologici sono molto legati ai rendimenti obbligazionari e assumono per questo un andamento in controtendenza: all’aumentare dei rendimenti i tecnologici scendono e viceversa. Ciò avviene perché appunto i titoli tecnologici non sono considerati un comparto ciclico.

Meglio l’Europa che gli USA sui titoli tecnologici

In questo scenario, se l’inflazione dovesse effettivamente salire di molto e spingere gli investitori verso i rendimenti obbligazionari, e quindi costringerli ad abbandonare i titoli tecnologici, gli Stati Uniti sono quelli che soffrirebbero di più le perdite nei principali listini.

Basta vedere il Nasdaq, ma anche il Dow Jones, per capire come la maggiore capitalizzazione delle Borse statunitensi dipenda proprio da questo settore industriale.

In Europa, meno tecnologica degli USA, anche i listini delle varie borse hanno un mix più ampio e più sbilanciato su titoli azionari ciclici.

In definitiva, in uno scenario di notevole elevazione dell’inflazione sarà meglio spingersi verso titoli azionari ciclici con aggiunta di investimenti in titoli obbligazionari e ridurre al quanto l’esposizione nei titoli tecnologici.

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This article was originally posted on FX Empire

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