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L’inflazione rialza la testa negli Stati Uniti, meno in Europa

Virgilio Chelli
·2 minuto per la lettura
L’inflazione rialza la testa negli Stati Uniti, meno in Europa
L’inflazione rialza la testa negli Stati Uniti, meno in Europa

Ethenea prevede un aumento dei prezzi al consumo verso il 3% negli Usa mentre in Europa l’inflazione resterà più bassa a causa dell'euro forte che tiene bassi i prezzi all’importazione

Nei prossimi mesi le pressioni inflazionistiche potrebbero aumentare significativamente negli Stati Uniti dove è realistico attendersi un aumento dei prezzi al consumo al 3% circa nel breve termine. In Europa, invece, l'apprezzamento dell'euro sul dollaro favorirà l'importazione di beni a basso costo, pertanto l’aumento sarà decisamente più moderato. È l’analisi di Volker Schmidt, Senior Portfolio Manager di Ethenea Independent Investors.

INFLAZIONE SPINTA DAL PETROLIO

Secondo Schmidt, a spingere l’aumento dei prezzi al consumo è innanzitutto il prezzo del petrolio, che dai minimi mai raggiunti prima di aprile 2020 ha recuperato quota. Inoltre, Schmidt cita il fatto che a metà dello scorso anno molti paesi hanno ridotto l’Iva per dare impulso ai consumi, ma con il ritorno alle precedenti aliquote avvenuto a inizio anno i prezzi sono destinati a risalire. C'è quindi la tassazione delle emissioni di Co2 in arrivo a partire dal 2021 con un'imposta di 25 euro per ogni tonnellata di biossido di carbonio prodotta tramite la combustione di diesel, benzina, gasolio e gas naturale.

IL MAXI PACCHETTO DI BIDEN

Schmidt sottolinea che la trasmissione di questi costi aggiuntivi agli acquirenti renderebbe più costosi beni e servizi nocivi per il clima, facendo salire i prezzi. Infine, il graduale aumento del salario minimo legale nel breve termine eserciterà un impatto positivo sull'inflazione. Schmidt rileva che a questi fattori si aggiunge la spinta dell'orientamento espansivo della politica fiscale e monetaria, con il nuovo pacchetto di aiuti da 1.900 miliardi di dollari promesso dal presidente Joe Biden e l'innalzamento da 600 a 2.000 dollari degli aiuti finanziari diretti a milioni di cittadini statunitensi.

IL CASO DEL GIAPPONE

Schmidt spiega che finora l’impatto è stato contenuto, perché l'inflazione non dipende soltanto dalla massa monetaria, ma anche dalla rapidità di circolazione del denaro e da una serie di trend strutturali, come il rallentamento dei rincari sugli affitti, causa pandemia e smartworking, e il cambiamento demografico. Schmidt cita il caso del Giappone, da anni alle prese con natalità in calo e invecchiamento della popolazione, che inducono le aziende a ridurre i costi e tagliare i salari per sostenere la domanda di beni e servizi, con effetti deflazionistici.

FENOMENI DESTINATI A DURARE

La conclusione tratta dall’esperto di Ethenea è che questi fenomeni proseguiranno, anche perché l'economia si sta riprendendo con lentezza, tuttavia mei prossimi mesi le pressioni inflazionistiche potrebbero aumentare significativamente, soprattutto negli Stati Uniti.