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L’Italia e le sfide economiche del 2022. Da Mps a Tim, passando per Generali

·3 minuto per la lettura

Cosa aspetta l’Italia il prossimo anno e quali le sfide economiche del 2022 da affrontare di petto e da superare?

Non un tema secondario dal momento che il sistema paese deve sfruttare lo slancio di questo 2021 testimoniato dal Pil (seppur si tratta di un recupero), per affrontare con ritrovata fiducia le sfide del presente e del futuro ed evitare di tornare allo “zero virgola” di crescita economica che ci caratterizzano da circa 20 anni.

Le sfide riguardano anche le grandi società italiane quotate in Borsa, dal loro futuro dipende anche il futuro del Paese. Si pensi a Tim e all’offerta di Kkr, il fondo statunitense, oppure alle sorti del Monte dei Paschi di Siena con 21 mila dipendenti e 93 miliardi di raccolta diretta.

Bisogna che la politica italiana faccia quello che non ha mai fatto negli ultimi decenni (vedasi Alitalia e Aspi, tra i tanti esempi), indirizzare bene e sostenere coraggiosamente.

Monte dei Paschi di Siena

Partiamo dal Monte dei Paschi di Siena (BMPS), la banca più antica del mondo che nessuno vuole. Unicredit ha gettato la spugna perché non intenzionata ad accollarsi tutto il peso della sfida, e aveva chiesto al Mef maggiore azionista di dividere la spesa della ricapitalizzazione.

L’amministratore delegato Guido Bastianini nel frattempo pensa a un piano industriale in cui MPS viaggia da sola e si fa forza sulle sue gambe. L’Economia del Corriere fa notare che la banca ha chiuso la trimestrale al 30 settembre con un utile netto di 388 milioni di euro.

Da un punto di vista commerciale, MPS resta in piedi e i suoi clienti non la stanno abbandonando. Il titolo in borsa ha poco valore, ma cosa potrebbe accadere se riuscisse nei prossimi anni a risorgere?

Il settore bancario italiano, però, ha anche altre criticità da affrontare e si chiamano Carige e Popolare di Bari. Non se ne parla molto, ma restano delle sofferenze per il sistema bancario dell’Italia.

Il futuro di Assicurazioni Generali

Assicurazioni Generali spa (G) cresce costantemente ed ha toccato un +41% da inizio 2021. A spingere al rialzo i continui acquisti di Leonardo Del Vecchio e di Francesco Gaetano Caltagirone che in tutti i modi tentano da alcuni anni di sostituire Philippe Donnet alla guida della società quotata in Borsa.

Al momento si è creata una vera e propria spaccatura tra gli azionisti di maggioranza. Da una parte i sostenitori del terzo mandato a Donnet che piace a Mediobanca che ha raggruppato un 18% di diritti di voto.

Dall’altro lato ci sono appunto Del Vecchio e Caltagirone che sono al 15,67% e che vorrebbero trasformare la società per portarla ai livelli di Axa, Allianz e Zurich.

Chi ha ragione e chi la spunterà? Se questi ultimi due non dovessero spuntarla, potrebbero in seguito ridurre la loro presenza in Generali vendendo azioni?

Tim e il futuro nel 2022

Per Tim (TIT) è arrivata quasi a sorpresa una offerta dal fondo Kkr che intende rilevare la totalità delle azioni al prezzo di circa 50 centesimi, per poi passare al delisting da Piazza Affari.

Gli speculatori si sono affrettati a comprare il titolo, che prima dell’annuncio valeva 0,33 euro, e lo hanno portato fino a circa 0,49 euro. Poi la situazione si è raffreddata e Tim vale 0,44 euro.

Tim, al di là dei giochini dei vari fondi e grandi azionisti, è la società che gestisce l’infrastruttura principale delle telecomunicazioni in Italia. Si tratta di un asset strategico su cui l’Italia ha già attivato al massimo livello un tavolo per valutare le mosse del fondo Kkr. La rete non si tocca e va messa al sicuro, ma il futuro di Tim?

Cosa farà Vivendi? Davvero la società è destinata ad uscire da Piazza Affari? Quale obiettivo ha Kkr? Vuole farne una società americana quotata al Nasdaq, o vuole semplicemente fagocitarla per dare spazio a qualcun altro?

Offerta amichevole con il delisting?

This article was originally posted on FX Empire

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