L'ufficio condiviso: il mondo del coworking

Lavorare da soli, ma insieme ad altri in spazi condivisi in cui scambiare conoscenze e fare rete

Condivisione di spazi, interscambio di conoscenze, costruzione di nuove relazioni, creazione di sinergie. Sono queste le parole d’ordine del coworking, formula sempre più in voga nell’universo lavorativo odierno.

Liberi professionisti – anche appartenenti a settori diversi – che trascorrono le loro giornate all’interno dello stesso ufficio. Senza però rinunciare alla propria individualità.

Molti hanno utilizzato il coworking come espediente per frenare meccanismi di alienazione, per rompere un isolamento dalla realtà esterna che caratterizzava troppe giornate.

Basti pensare a tutti gli autonomi che ogni mattina si alzano e – magari sempre in pigiama – passano ore e ore a lavorare in completa solitudine. Unico compagno di viaggio: il proprio pc.
Relazioni umane: totalmente azzerate. Una condizione che permette di operare in assoluta tranquillità, ma che riduce all’osso la possibilità di attivare nuovi contatti. E che può anche costituire un grosso limite per la crescita professionale. E’ su queste basi che Massimo Carraro – copywriter e partner dell’agenzia di comunicazione Monkey Business – nel 2008 decise di aprire i suoi uffici milanesi di Lambrate a un’esperienza di coworking. E da lì è nato un percorso inarrestabile. Senza pubblicità, soltanto grazie al passaparola, la novità si è diffusa in breve tempo. A tal punto che – nel 2009, sull’onda di numerose richieste – l’idea è stata formulata compiutamente in un programma di affiliazione rivolto a chi volesse aprire un coworking all’interno dei propri spazi. Unici paletti: non chiedere più di 300 euro mensili per ogni postazione e pagare un fisso annuo di circa 300 euro (varia in base al pacchetto) alla rete di cowo. Il network include oggi oltre 60 strutture in tutta Italia che fanno riferimento al portale http://coworkingproject.com/

Per capire meglio di cosa si tratta abbiamo contattato Pino Benvenuto, titolare della web agency Pulpnet. Affiliato al primo coworking project - quello di via Ventura a Milano - ha aperto un proprio spazio nel capoluogo lombardo. La sua esperienza è emblematica della capacità d’attrazione che sta esercitando questo fenomeno.

Come sei venuto a conoscenza del network?

Ho conosciuto questa realtà quasi per caso. Stavo parlando con un cliente durante un convegno e lui fece qualche riferimento al coworking. Mi sono interessato subito all’argomento, mi sembrava un’idea carica di innovazione. E così ho chiesto informazioni più dettagliate e sono rimasto colpito dall’approccio totalmente nuovo verso l’idea di lavoro proprio in questa fase così ricca di trasformazioni radicali.

E così ha deciso di condividere una sua struttura?


Ho approfittato del fatto che avevo uno spazio a disposizione  presso via Bistolfi e mi sono affiliato al network. Ora lì – poco sotto il loft con la mia postazione – lavorano due professionisti che operano nel mercato dei pannelli solari. Ho messo a loro disposizione – per 200 euro a postazione - circa sessanta metri quadri dotati di connessione wifi,  scrivania, sedie, cassettiere, scaffali, riscaldamento e un servizio di pulizie.

Quali sono stati i vantaggi di questa scelta?


Sono stati numerosi e di vario genere. Ho abbattuto le spese per mantenere il mio ufficio ma – ci tengo a sottolinearlo – il coworking non fornisce alcun guadagno in termini economici. Sono invece entrato all’interno di un circuito che mi ha permesso di sviluppare sinergie, di crearmi nuovi contatti e di condividere clienti. Un arricchimento enorme sotto il profilo umano e professionale.

Le nuove relazioni non si sono quindi limitate alle due persone che lavorano nella sua struttura?


Il punto è proprio questo. L’ingresso nella rete di coworking mi ha dato la possibilità di conoscere anche le altre realtà del circuito che non sono cellule chiuse in quanto interagiscono continuamente tra loro. Sono entrato in contatto con un capitale umano enorme e variegato, un’esperienza che si è rivelata un’autentica fucina di nuove conoscenze.

In definitiva ne ha tratto vantaggio anche sotto il profilo professionale?


Certamente, poiché ho sfruttato la possibilità di interagire con professionisti appartenenti a settori di vario tipo: creativi, web agency, operatori nel campo del digitale, architetti e persino contabili, una categoria che negli ultimi tempi si sta avvicinando sempre di più al coworking. Mi sento parte integrante di una rete virtuosa e ho assimilato un modo completamente nuovo di concepire il lavoro.