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La casa del cuore (per noi) è quella della manager Carmen Moretti de Rosa, stupenda padrona di casa

Di Michela Gattermayer
·3 minuto per la lettura
Photo credit: giorgio baroni
Photo credit: giorgio baroni

From ELLE

Questa casa non è un albergo, eppure... una volta sì. Franciacorta, collina Bellavista, quella che ha dato il nome a vini famosi. Carmen Moretti de Rosa ventisei anni fa riceve come regalo di nozze dal padre questa cascina del 400 che era stata trasformata in foresteria: sei camere da letto con bagno, una bella balconata con vista stupenda su alba e tramonto, una grande cucina, salotti, veranda... Un posto perfetto per rilassarsi. «Ero felicissima» racconta Carmen «sono affezionata a questa collina che è una calamita degli affetti».

Photo credit: Giorgio Baroni
Photo credit: Giorgio Baroni

Perché Carmen va e viene: il marito Martino è genovese e il loro matrimonio è un'andata e ritorno Liguria-Lombardia. «Quando sono nati i nostri figli Vittorio, ora 22 anni, e Matilde, 17, a un certo punto ci siamo trasferiti qui perché io e mio marito abbiamo iniziato a occuparci de L'Albereta che è proprio di fianco a casa nostra».

Carmen, infatti, è una super manager ma non ama che si elenchino tutte le cariche che ricopre quindi non ce ne voglia: amministratore delegato della divisione alberghiera della Holding Terra Moretti, Terra Moretti Resorts (con gli alberghi L'Albereta, appunto, l'Andana in Toscana e Casa Badiola), responsabile delle strategie di comunicazione e vicepresidente della Holding Terra Moretti. Wow, noi l'abbiamo conosciuta come stupenda padrona di casa. «È il complimento più bello. Ed è esattamente quello che vorrei: che gli ospiti degli alberghi di cui mi occupo si sentissero a casa».

Niente di più facile, soprattutto se si guardano gli arredi. «Sono appassionatissima di design, modernariato, antiquariato. Avrei voluto fare l'architetto ma ho comunque avuto la possibilità di esaudire il mio desiderio riempiendo gli spazi di alberghi e casa con oggetti belli e ricercatissimi».

Photo credit: Giorgio Baroni
Photo credit: Giorgio Baroni

Per esempio le rane. «Non parliamone, sono motivo di discussione in famiglia. La prima me la regalò mia madre come portafortuna in un momento molto difficile per me. Da lì è iniziata la collezione. Le rane sono ovunque, a un certo punto anche sulla carta igienica!». Lo spazio non manca certo, considerato che, donna fortunata, due stanze sono adibite a cabina armadio, che la cucina è gigantesca e non mancano certo piani d'appoggio in ogni dove. Ma il bello di questa casa è il nome. «Si chiama mongolfiera, perché effettivamente sembra un pallone che, volando, è atterrato sulla collina».

La cosa importante, però, è che non può volare. «Impossibile pensare la mia vita e quella della mia famiglia fuori dalla mongolfiera. Anche se siamo dei nomadi, questa casa alla fine è il punto di ritrovo di tutti noi. Io perché in fondo ci sono nata e ci ritrovo i colori e i profumi della mia infanzia. Martino, mio marito, ha dovuto cedere un po' della sua genovesità e si è affezionato. I miei figli, non l'avrei mai detto, appena possono tornano qui. Vittorio ha voluto mantenere la sua camera di quando era bambino. Matilde è la più fortunata: la sua stanza è grande, luminosa. Io dormo sotto un soppalco, mi piace che il soffitto non sia troppo alto. Ma quando sono da sola ogni tanto mi "ospito" in albergo».

Photo credit: Giorgio Baroni
Photo credit: Giorgio Baroni

E l'immensa cucina? «La vorrei super tecnologica ma alla fine è perfetta così. E poi io non cucino mai». E fa bene: a L'Albereta ci sono Fabio Abbattista, chef da urlo (anni fa erano Gualtiero Marchesi e Carlo Cracco) e Franco Pepe, il pizzaiolo più bravo d'Italia. Che invidia!