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La Cina dichiara illegali le criptovalute

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La Cina dichiara illegali le criptovalute
La Cina dichiara illegali le criptovalute

Stretta della Banca popolare cinese su tutte le attività che usano valute virtuali, come il trading, l'emissione di token e gli scambi con le monete estere. Crollano il bitcoin e le altre crypto

Nuovo giro di vite della Cina al mondo delle criptovalute. In una nota pubblicata dalla Banca popolare cinese viene chiaramente affermato che “le istituzioni finanziarie e gli istituti di pagamento non bancari non possono offrire servizi ad attività e operazioni legate alle valute virtuali”. La Pboc non usa mezzi termini e definisce illegali tutte le transazioni e le attività in valuta digitale, promettendo una ferma repressione sui mercati. Immediata la reazione del bitcoin, che crolla di oltre il 6 per cento, avvicinandosi ai 42 mila dollari, dai 53 mila dollari di una settimana fa.

DURA REPRESSIONE DEL GOVERNO

Il governo “reprimerà risolutamente la speculazione sulla valuta virtuale e le relative attività finanziarie e comportamenti scorretti al fine di salvaguardare le proprietà delle persone e mantenere l’ordine economico, finanziario e sociale”, ha detto la Banca popolare cinese in una nota sul suo sito web. Un no secco a tutte le attività connesse alle crypto, come i servizi di trading, l’esecuzione di ordini, l’emissione di token, i derivati delle valute virtuali e gli scambi con monete estere. “Anche gli scambi di valuta virtuale all’estero che utilizzano Internet per offrire servizi ai residenti cinesi sono considerate attività finanziarie illegali”, ha affermato la Pboc, secondo una traduzione dei commenti della CNBC.

CROLLANO BITCOIN ED ETHEREUM

Il bitcoin ha reagito all’ennesimo attacco della Cina con un crollo di oltre l'8 per cento, toccando un minimo a 41 mila dollari. Seguono a ruota le altre monete virtuali, come ethereum che perde il 12 per cento.

VIETATO ANCHE IL MINING

Il pressing sulle attività connesse alle criptovalute non si fermerà: dieci agenzie governative cinesi, tra le quali la Banca centrale e le altre banche, i titoli e le autorità di regolamentazione dei cambi, hanno dichiarato in una nota congiunta che lavoreranno a stretto contatto per mantenere un giro di vite “ad alta pressione” sul commercio speculativo di valute digitali. Già lo scorso maggio, Pechino ha proibito l’attività di mining, portando molte aziende a guardare altrove e a cercare altre zone del mondo dove “estrarre” a costi energetici sostenibili i bitcoin. La Cina è il primo mercato al mondo di bitcoin, la moneta virtuale lanciata nel 2009. Nelle miniere delle campagne del Paese, migliaia di macchine “estraggono” valute digitali con i ventilatori che girano senza mai fermarsi per evitare che si surriscaldino. Ma si preparano tempi duri per le crypto.

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