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La Cina risponde ai dazi di Trump: da giugno stretta su 60 miliardi di prodotti Usa

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La Cina sfida Donald Trump e annuncia nuovi dazi su 60 miliardi di dollari di prodotti ‘Made in Usa’. Una mossa, quella di Pechino, che affonda le piazze finanziarie mondiali alle prese con un vero e proprio lunedì nero: le borse europee chiudono tutte in rosso con Milano in calo dell′1,35%, mentre a Wall Street le perdite superano il 3%.


A preoccupare è l’ipotesi di una guerra commerciale a tutto campo che rischia di travolgere la già debole economia mondiale, innescando una recessione globale e mettendo all’angolo le banche centrali. Nonostante l’avvertimento di Trump a non lasciarsi tentare da rappresaglie perché - avverte - sarebbe “solo peggio”, la Cina va dunque avanti per la sua strada ed è pronta, secondo indiscrezioni, ad alzare anche il tiro: nel mirino di Pechino ci sarebbero infatti i titoli di stato americani e Boeing. Pechino è il maggior creditore estero statunitense, con in portafoglio 1.100 miliardi di dollari di debito Usa. Un’arma potente da poter giocare nelle trattative.


Ma allo stesso tempo un’arma rischiosa: se la Cina dovesse decidere di ‘scaricare’ o di ridurre gli acquisti di Treasury le ripercussioni sarebbero mondiali, e il rischio per Pechino sarebbe quello di perdere credibilità a livello globale. Un rischio, quindi, che Pechino potrebbe decidere di correre solo come ultima spiaggia. Ma un’altra strada che la Cina starebbe valutando di percorrere per colpire l’amministrazione Trump è Boeing, per la quale potrebbe ridurre gli ordini. Nel caso in cui decidesse di farlo, Pechino infliggerebbe uno schiaffo doloroso al gigante dell’aviazione: già in difficoltà per i due incidenti degli ultimi mesi e alle prese con una crisi di reputazione, un taglio degli ordini da parte della Cina sarebbe un segnale di sfiducia e un colpo duro per i conti. E il timore che questo possa accada affonda Boeing in Borsa, dove i titoli arrivano a perdere oltre il 5%.

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