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La correzione è tra noi. Caccia al colpevole

Pierluigi Gerbino
·7 minuto per la lettura

Il mese di Gennaio si è concluso in modo alquanto turbolento e caotico, portando sull’azionario globale quella correzione che, per la verità, era attesa da chi contempla ancora che i mercati possano oscillare e non si è fatto prendere troppo la mano dall’ottimismo imperante del rialzo irresistibile ed inevitabile. I tre mesi trascorsi dall’inizio di Novembre e che hanno accompagnato la vittoria elettorale ed il contestato insediamento di Biden, hanno realizzato una cavalcata rialzista che martedì 26 gennaio, alla realizzazione dell’attuale massimo storico da parte dell’indice principale USA SP500, ammontava ad un sontuoso +18,3% in 59 sedute, conseguito senza mostrare mai più di due sedute consecutive di calo. Il tecnologico Nasdaq100, nel medesimo periodo era riuscito ad arrivare ad un guadagno anche maggiore (+22,7%). Tutto ciò mentre la pandemia mondiale raggiungeva anch’essa sempre nuovi massimi storici nei contagi e nel numero dei morti, che nel mondo sono ormai 2,238 milioni, ed i lockdown decisi dalle autorità di quasi tutti i paesi del ricco occidente arrestavano nel quarto trimestre la ripresa del PIL.

Le borse, incuranti, hanno continuato a scontare il paradiso venturo mentre la realtà ci mostrava un purgatorio interminabile.

Ma, come dice il proverbio, tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino. L’ultima settimana di Gennaio, apertasi con la gloria del massimo storico, si è conclusa con una ritirata disordinata nelle ultime 3 sedute, tanto da portare il saldo settimanale in negativo per tutti i principali indici azionari mondiali, nessuno escluso. Chi più (Shenzhen cinese, Taiwan, Corea e India oltre -5% settimanale), chi meno (Brasile e FtseMib italiano intorno al -2%), non c’è indice che sia riuscito a resistere alle prese di beneficio. Molti sono andati in negativo anche nel saldo mensile, che a gennaio coincide con il saldo da inizio anno. Si salvano, per ora, solo gli indici asiatici, che hanno ancora un po’ di rialzo di inizio anno da consumare, e qualche sparuto indice occidentale (Nasdaq e Russell2000 in USA, Austria ed Olanda in Eurolandia).

Troneggia nelle performance mensili l’aumento della volatilità. L’indice Vix, che registra la volatilità implicita che si paga per comprare le opzioni sull’indice SP500, è salito in settimana del +51% e da inizio anno del +45,5%. Dai 23 punti di martedì scorso ha superato quota 37 sia mercoledì che venerdì, per chiudere la settimana a quota 33.

Il mercato nella scorsa settimana ha perciò cambiato improvvisamente faccia ed è passato velocemente dall’euforia cieca all’instabilità correttiva. Siccome l’evento è stato imprevisto, come sempre, dai media e dagli ottimisti ad oltranza, il week-end ha visto la solita ricerca del capro espiatorio. Stavolta è stato facile dare la colpa del fattaccio all’insurrezione del gregge di trader neofiti che affollano il forum WallStreetBets su Reddit.com, che evidentemente pensano di aver raggiunto l’immunità finanziaria di gregge.

In effetti il loro numero è decollato, passando in poche settimane da 1 milione a 5 milioni, ma è decollata anche la sensazione di invincibilità, che li ha portati a esaltarsi al punto da tentare l’assalto al tempio della finanza per mettere in ginocchio istituzionali e fondi hedge, sbrigativamente additati come i responsabili dei guai del mondo e meritevoli di esemplare punizione.

La settimana ha visto attacchi coordinati di folle di mini-trader urlanti all’acquisto di titoli sottili molto shortati dai fondi hedge perché sulla via del fallimento. Gamestop è quello balzato maggiormente agli onori delle cronache, ma anche AMC, Nokia, Blackberry, American Airlines hanno attirato l’attenzione dei trader d’assalto. Gli acquisti sono stati fatti soprattutto comprando opzioni call, rialziste, che consentono di avere un forte effetto leva. La massa d’urto di questa “lobby” finanziaria è stata dirompente. Guadagni stellari (virtuali e provvisori… attenzione!) dei piccoli trader hanno causato perdite reali dei fondi hedge che hanno dovuto liquidare posizioni in grossa sofferenza, mentre gli istituzionali che vendono opzioni call hanno dovuto comprare il sottostante da consegnare, causando ulteriori strappi rialzisti. Ma la necessità di trovare la liquidità per poter comprare Gamestop e le altre, li ha costretti a vendere titoli in portafoglio di altre società quotate.

Insomma, secondo Goldman Sachs si è verificato il più grande “short squeeze” degli ultimi 25 anni.

Una punizione esemplare per istituzionali e Fondi Hedge, alcuni dei quali stanno rischiando il fallimento. I trader Robin Hood hanno dato una sonora lezione ai tanti sceriffi di Nottingham. Urca Urca Firuleru!

La vicenda si è poi complicata perché l’establishment, non abituato ad essere preso in giro dai piccoli trader “faidate”, ha chiesto l’intervento della SEC, l’autorità di controllo di Wall Street, che ha aperto un’inchiesta sulla legittimità di attacchi coordinati dai social. Anche se è più efficiente della nostra Consob, ci vorrà del tempo per risolvere il caso, perché la normativa è latitante e non contempla la manipolazione del mercato con parole d’ordine lanciate su twitter o adunate sui forum.

Comunque sento puzza di nuove regolamentazioni che legheranno le mani al faidate.

Inoltre i fondi hedge hanno insistito con i broker che gestiscono le piattaforme online, tra cui la più nota è diventata Robinhood, perché attuino restrizioni agli acquisti.

Cosa puntualmente avvenuta giovedì scorso. Così per un giorno le quotazioni sono scese considerevolmente, dato che gli acquisti su quei titoli erano fortemente limitati, ma non le vendite. Inoltre gli istituzionali avevano libero accesso operativo. Un chiaro esempio di asimmetria operativa, a danno dei piccoli faidate. Si sono allora levate le vibranti proteste politiche da destra (il trumpiano Ted Cruz) e da sinistra (la democratica Alexandria Ocasio Cortes) in difesa dei rivoluzionari.  Così venerdì è ripartita la giostra rialzista su Gamestop e l’indice SP500, che sembra andare sempre dalla parte opposta rispetto alla direzione dei titoli beneamati dai rivoluzionari, si è inabissato per la seconda volta, spingendosi persino sotto quota 3.700, per poi chiudere la seduta con -1,93% e la settimana con -3,66%.

La sorpresa per la correzione ha fatto addirittura emergere previsioni di  imminenti crolli stile Lehman Brothers sul sistema finanziario USA.

A me pare un tantino esagerato, anche se l’insurrezione dei Davide trader contro i Golia istituzionali è un evento clamoroso, che non verrà sedato tanto facilmente ed è destinato a cambiare i regolamenti operativi futuri. Le autorità di controllo e lo stesso legislatore non potranno accontentarsi di punire la rivolta con restrizioni operative per la massa e favori per l’establishment, pena danni incalcolabili alla credibilità stessa del sistema finanziario.

Ora la vicenda è ancora troppo fresca ed in pieno svolgimento. E’ presto per capire le conseguenze operative che arriveranno.

Quel che però pare certo, e triste, è che la borsa sta perdendo sempre più la sua funzione di misurare nel modo più corretto possibile il valore delle imprese attraverso il prezzo di mercato che si formi in modo trasparente e democratico.

La manipolazione dei mercati non l’hanno inventata i trader faidate. L’hanno inventata le grandi banche d’affari che muovono miliardi e trascinano i prezzi dove vogliono. L’hanno istituzionalizzata le banche centrali con le loro tonnellate di dollari di Quantitative Easing sul mercato dei bond che hanno spinto i rendimenti a zero da anni.

Ora i piccoli trader sperimentano la forza d’urto della folla che preme tutta nella stessa direzione, e stanno mettendo il dito sulla piaga, grazie ai social.

Ma purtroppo tutto ciò non ha nulla a che vedere con il valore di quel che si scambia. Oggi i prezzi rappresentano l’esito dell’incontro di wrestling che si combatte tra la folla dei trader neofiti e l’establishment. Finirà col massacro dei parco buoi, come sempre. Ma lascerà delle ferite profonde, anche politiche, in un’America che non ha bisogno di dividersi ulteriormente.

E’ un momento di pazzia collettiva che ha visto la scorsa settimana la sua manifestazione acuta. Ora tutti constatiamo la follia di prezzi disancorati dalla realtà.  Ma il mercato ha smesso da tempo di misurare correttamente il valore. E questo per colpa dell’establishment.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online